L’ordine di De Falco a Schettino è già un tormentone: dal dramma alla quotidianità un inno per gli italiani 

Schettino in fuga, la nave affonda

“Torni a bordo, cazzo!”, il richiamo netto, perentorio, autorevole e indignato di Gregorio De Falco al capitano Schettino, è diventato in poche ore un trending topic , un tormentone che sta travolgendo la rete e i media mainstream.

Non c’è canale televisivo, non c’è trasmissione radiofonica, non c’è conversazione privata dove la telefonata tra l’integerrimo, efficiente, ligio al dovere, orgoglioso, tenace e operativo ufficiale della capitaneria di porto di Livorno e il suo esatto opposto, ovvero il suo alter ego cialtronesco, inefficiente, approssimativo, indolente, menefreghista, disonorevole comandante del Concordia non venga trasmessa e ritrasmessa, continuamente, al punto che potremmo recitarla a memoria.

L’Italia si è schierata immediatamente. Di pancia, con alcune prevedibili eccezioni. Qualcuno rispolvera la definizione di qualunquismo, sempre in voga e buona per tutte le stagioni. Qualcun altro, in una riedizione non troppo originale del Vangelo (“chi è senza peccato scagli la prima pietra”) prova a infilarsi nelle sabbie mobili di chi vuole a tutti i costi ricordarci che no, non siamo tutti De Falco, ma che in molti “signori” si annida un potenziale Schettino. E dunque, in quella telefonata, alcuni sarebbero stati dalla parte di quello che scivola sulla scialuppa.

Ecco perché “Torni a bordo, cazzo!” è la frase che ha colpito e affondato l’immaginario pubblico. Avremmo voluto dire decine di volte “Si dimetta, cazzo!”, “Un po’ di contegno, presidente, cazzo!”, “Si vergoni, cazzo!”, “Dia le notizie così come sono, cazzo!”, “Faccia un regolare concorso, cazzo!”, “Faccia il lavoro per cui è pagato, cazzo!”, “Rispetti il suo ruolo, cazzo!”.

Quel richiamo secco, forte, carico di dignità e di orgoglio che De Falco fa al comandante Schettino è liberatorio, è catartico. E’ l’urlo di rabbia che ci ribolle nelle vene ogni volta che vediamo uomini tradire se stessi e le loro responsabilità. Ma è anche l’urlo, il rimprovero, il richiamo severo, categorico, l’imperativo morale cui vorremmo che qualcuno ci richiamasse ogni volta che perdiamo noi stessi e non abbiamo più il coraggio né la forza di guardarci allo specchio. Ogni volta che stiamo su quella maledetta scialuppa invece di stare sulla nave.

De Falco stava solo facendo il suo lavoro, a differenza di qualcun altro, ma senza volerlo ha lanciato il grido di battaglia che in tanti si aspettavano da anni, finalmente, di sentire: “italiani, svegliatevi, cazzo!”.

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