Invalidato il fermo, il comandante della “Concordia” ai domiciliari.  La Procura: “scarcerato per quale motivo?”

Francesco Schettino

“Sono scivolato sul tettino della lancia. Non ho abbandonato la nave”. Così ha affermato Francesco Schettino durante l’interrogatorio di garanzia ieri mattina nell’aula del gip in Tribunale.

“Non ho mai voluto impossessarmi della scatola nera”, ha aggiunto il comandante della Costa Concordia, naufragata venerdì al Giglio. Uno dei motivi per cui gli era stato contestato il possibile inquinamento delle prove, cui era seguito il fermo di polizia.

Tre ore di interrogatorio durante il quale l’ex comandante ha risposto alle domande del gip Valeria Montesarchio, prima, del procuratore capo Francesco Verusio e dei tre sostituti poi. In maglione grigio e pantaloni neri Schettino — assistito dall’avvocato Bruno Leporatti — è stato descritto come “molto provato”, ma non si è mai abbandonato alle lacrime nel corso del botta e risposta.

Una manciata di minuti prima delle 20, il gip ha sciolto la riserva: fermo di polizia non convalidato, ma arresti domiciliari a Meta di Sorrento, dove l’indagato risiede. E così poco dopo le 21, Schettino ha lasciato il carcere di via Saffi. Avrebbe ammesso di essersi avvicinato alla costa dell’isola per compiere l’”inchino”.

“Mi era stato chiesto dal maître”, ha puntualizzato. Quell’Antonello Tievoli che è originario del Giglio e che al momento della collisione — secondo quanto trapela — si trovava nella plancia di comando, insieme allo stesso Schettino e ad altri tre ufficiali. È per lui, quindi, che l’indagato avrebbe cambiato la rotta.

“Non sono risalito sulla nave — ha poi spiegato — perché non c’erano le condizioni per poterlo fare”. L’avvocato Leporatti che ha detto ai giornalisti: “Provate voi a risalire su una nave ormai inclinata di novanta gradi. Ha trovato lo scoglio lungo il percorso di navigazione”. Schettino si è sottoposto al test tossicologico su un capello e sull’urina per chiarire l’eventuale assunzione di stupefacenti. Il comandante ha di nuovo raccontato la sua manovra di avvicinamento all’isola, “che avrebbe permesso di salvare centinaia, se non migliaia di passeggeri”, ha sottolineato l’avvocato Leporatti, soddisfatto della decisione del gip di non convalidare il fermo: “Non si può mandare in carcere una persona solo perché lo chiede l’opinione pubblica che ti considera colpevole. E non c’è stato nessun ammutinamento”.

Il procuratore capo Verusio al mattino aveva sottolineato che Schettino rischia 15 anni di carcere, nel pomeriggio ha dichiarato che “il comandante ha risposto a tutte le domande, ma che la sua ricostruzione dei fatti non ha modificato l’impianto accusatorio”.

Dopo la decisione del gip ha aggiunto: “Sono curioso di leggere le motivazioni. C’è da capire perché il giudice non ha convalidato il fermo ritenendo che non ci fossero gli estremi ma ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari”. Per l’intera durata dell’interrogatorio la moglie di Schettino, Fabiola Russo e il fratello Salvatore, insieme ad altri parenti, non hanno mai lasciato il palazzo di giustizia vietato ai media. Incertezza ancora sui tre nuovi avvisi di garanzia. “Respingiamo con forza qualsiasi tentativo di delegittimazione della sua figura — ha dichiarato la moglie — invitando a comprendere la sua tragedia e il suo dramma umano. Molti dei comportamenti di cui è accusato sono da verificare”.

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