La telefonata con Schettino dopo il naufragio di Costa: “ho fatto solo il mio dovere”. Encomio in arrivo per lui

Gregorio De Falco

L’Italia ha un nuovo eroe, o forse è più giusto chiamarlo un simbolo. Un duro. Un uomo di legge e di mare. Di certo una persona perbene.

Stiamo parlando di Gregorio De Falco – il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno che nella notte grigia e scura di venerdì ha urlato «torni a bordo, cazzo!» al comandante della Concordia – è già diventato l’altra faccia di un’Italia normale, la dignità di un Paese che non è naufragato. Il suo grido impazza sul web, è stato tradotto in tutte le lingue del mondo e stampato già sulle t-shirt.

Il governo proporrà un encomio solenne per De Falco. Lo ha annunciato il vice ministro delle Infrastrutture e trasporti, Mario Ciaccia, ricevendo gli applausi da tutta Montecitorio. “De Falco si è particolarmente distinto nelle operazioni di soccorso della Costa Concordia al Giglio”, ha detto il ministro. Proprio De Falco è diventato l’eroe della tragedia. Ma lui sottolinea: “Non sono un eroe”.

«Gregorio sono quattro giorni che non dorme», assicura la moglie Raffaella, napoletana come lui. Ieri il capitano De Falco, appena diffuso l’audio di quegli istanti così tragici, ha cercato subito di togliersi di dosso il mantello da supereroe: «La mia vocazione – ha ribadito – è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti. Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso».

Abituato a gestire le situazioni critiche – solo lo scorso 17 dicembre un cargo ha smarrito 198 fusti tossici davanti al porto di Livorno – il capitano venerdì notte ha capito subito che qualcosa non andava nella versione di Francesco Schettino. «Non è la prima volta che i comandanti di navi in situazioni di difficoltà tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti», ha rilevato De Falco, uomo di legge (laurea in Giurisprudenza a Milano nel 1993) e persona schiva tutto lavoro e famiglia (con la moglie e le due bimbe piccole di 5 e 11 anni abita proprio davanti alla capitaneria labronica).

«Mio marito non è un eroe, non è un civile, è un militare che fa il suo mestiere. E poi quella notte non era solo stava insieme agli altri ragazzi della sua squadra: Gregorio tiene molto al senso di appartenenza a un gruppo di lavoro. Sentite anche loro, ora mi dispiace ma devo andare, ho anche una bimba piccola che sta poco bene…», respinge l’assalto dei cronisti la sua dolce metà dopo una giornata trascorsa a schivare radio, tv e giornali.

Di sicuro De Falco è uno che non si fa passare la mosca sotto al naso e venerdì ha subito scoperto il bluff del comandante della Concordia: «Più delle sue parole ci ha preoccupato il tono», spiega. E per questo il capitano insieme ai quattro ufficiali di turno ha approfondito la cosa perché «siamo abituati ad andare a fondo alle questioni: un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario».

Vent’anni in Marina. Stop, qui finiscono le parole di uno che non dorme da quattro giorni, di un uomo che in quasi vent’anni di Marina – passati tra Mazara del Vallo, Santa Margherita Ligure e poi Livorno – non ha mai visto una tragedia del genere, ma che si è rimboccato le maniche per salvare più vite umane possibili. Non chiamatelo eroe, però.

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