Marocchino trovato impiccato: i pm non escludono l’ipotesi dell’omicidio. Una ferita ricucita sulla guancia

il casolare del ritrovamento di Nasiri

Mohamed Nasiri, uno dei due killer di Zhou e Joy Zheng è stato probabilmente suicidato. I pm stanno cercando di capire se l’uomo trovato impiccato a Boccea possa essere stato ucciso. Tanti ancora i dubbi da fugare: e per questo il pm Luca Tescaroli ha affidato una serie di consulenze per chiarire la dinamica della morte di Nasiri: sul suo corpo non ci sono tracce evidenti di di violenza, ma sulla guancia sinistra ha una ferita lacerocontusa ricucita.

Il fascicolo aperto sulla vicenda, che è di fatto il seguito del terribile delitto di Torpignattara, nel quale fu ucciso un uomo e la sua piccola bambina di pochi mesi, è per il momento senza alcuna ipotesi di reato. E’ caccia intanto al complice del marocchino: le ricerche si estendono anche in Francia e il ritrovamento del cellulare vicino al corpo di Nasiri potrebbe aiutare gli investigatori. L’uomo sarebbe morto da 3-4 giorni. Il cellulare è stato spento il 9 gennaio. C’è anche l’ombra della mafia cinese e della sua vendetta sul caso.

Oltre all’autopsia che verrà eseguita domani, il cadavere sarà sottoposto ad una tac «total body» (sulla guancia sinistra è stata riscontrata una ferita). I Ris hanno il compito di individuare tracce genetiche e digitali sui reperti trovati nel casolare: uno sgabello e bustine di veleno e di compararle con quelle prelevate dai reperti recuperati a Torpignattara dopo la rapina a Zhou Zheng. I carabinieri sentiranno anche il titolare della ferramenta che avrebbe venduto una corda a Nasiri e di mostrargli una foto del marocchino per accertare se lo riconosce.

Le ricerche dei Carabinieri proseguono per individuare il secondo killer: controlli in tutta Italia, ma anche all’estero. Non è escluso, però, che il marocchino, proprio come il suo complice suicida, sia stia nascondendo a Roma nei quartieri tra Casilino, Pigneto e Tor Pignattara, proprio nella zona dove è avvenuto il delitto. Oggi, infatti sono state effettuate operazioni di rastrellamento in una vasta area disabitata adiacente via Teano, dove ci sono ruderi diroccati e baracche occasionalmente usate come rifugio di senza fissa dimora. Sono state controllate 52 persone, tutti stranieri, di cui 27 cittadini di nazionalità romena e 25 nord africani. Proprio dai dati del telefonino ritrovato potrebbero emergere elementi interessanti per rintracciare l’altro marocchino latitante.

Ai piedi dell’uomo c’è una scatola con il veleno per topi. Secondo una prima ipotesi l’uomo avrebbe comprato del veleno per topi e dopo averlo ingerito sarebbe salito su un tavolinetto e si sarebbe impiccato con un cappio alto circa due metri e mezzo. Nelle sue tasche i militari hanno trovato anche lo scontrino dell’acquisto del veleno. Sembra che addosso avesse anche uno scontrino di un ferramenta dove potrebbe aver comprato la corda per impiccarsi.

Quel cappio appeso a quattro metri di altezza. Il parroco della parrocchia Madonna di Loreto ha raccontato si essere stato chiamato domenica dai carabinieri. Ha visto il ragazzo impiccato e ha espresso dei dubbi: «Per carità, non sono un investigatore e quindi quello che dico è il dubbio di un profano, ma nel casale c’era solo un mobiletto basso, mi riesce difficile immaginare come quel ragazzo abbia potuto salirvi sopra e suicidarsi visto che il gancio è a quattro metri di altezza dal pavimento».

I carabinieri fanno chiarezza: “si è ucciso perché tutti lo hanno abbandonato”. Secondo il colonnello Maurizio Mezzavila, alla guida del comando provinciale dei carabinieri di Roma, si sarebbe ucciso «perché era rimasto solo» senza contare la «pressioneche sis entiva addosso da parte nostra».

Altro elemento è il telefonino trovato ai piedi del cadavere. I carabinieri avevano seguito le tracce del telefonino fino al 9 gennaio, giorno in cui l’apparecchio è stato spento.

E poi il corpo, trovato vicino al campo dove si gioca a fare la guerra. Ad avvertire i carabinieri è stato un gruppo di ragazzi appassionati di Softair: si spara con fucili a aria compressa e si simula la guerra.

L’ombra è quella della mafia cinese. La criminalità cinese potrebbe essere intervenuta per dare un segnale chiaro per quelll’inammissibile morte della piccola Joy. Zhou Zheng, del resto, non era un uomo qualunque. Le indagini sul money transfer abusivo sono comunque ancora in corso.

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