Aggiornati i dati della tragedia: all’appello mancano 4 membri d’equipaggio e 25 passeggeri, tra cui 6 italiani

il relitto di "Costa Concordia"

Il mare mosso non permette di continuare con il buio. Troppo rischioso. Le operazioni di ricerca all’isola del Giglio sono state sospese (i sommozzatori dentro la nave). Intanto, il comandante generale della Capitaneria di porto Marco Brusco mette un punto alla questione dei dispersi sul cui numero si era creato il caos: sono 29.

«Un’ora fa ho ricevuto il referto dalla Prefettura di Grosseto: i mancanti all’appello sono 29, 4 membri dell’equipaggio e 25 passeggeri», ha detto nel corso della registrazione della puntata di Porta a porta. Secondo Brusco i tedeschi dovrebbero essere 10, mentre gli italiani dovrebbero essere 6: i riminesi William Arlotti, di 36 anni e sua figlia Daiana di 5. La siciliana Maria Grazia Trecarichi di 50, insieme all’amica Lucia Virzì. Giuseppe Girolamo, 30 anni, di Alberobello, dipendente di Costa Crociere. E Maria D’Introna, anche lei 30 anni, di Corato, in provincia di Bari. Ci sono ancora «alcune zone che devono essere verificate», ha spiegato inoltre Brusco sottolineando che c’è «ancora un barlume di speranza».

Le operazioni dei sommozzatori al lavoro nella parte sommersa della nave sono state interrotte per ragioni di sicurezza. Già nel pomeriggio erano state sospese perché a causa del mare mosso la nave Concordia ha cominciato a muoversi. Il relitto si è spostato di 9 centimetri sulla verticale e 1,5 in orizzontale.

Per il comandante della Guardia Costiera «c’è il rischio che la nave sprofondi a 70 metri», rispetto al gradino di 37 metri su cui è appoggiato lo scafo. Se sprofondasse a 70 metri, la nave si inabisserebbe completamente: a quel punto finirebbe ogni speranza di trovare vivi eventuali superstiti rimasti intrappolati a bordo.

I vigili del fuoco, che hanno lavorato tutta la notte alla ricerca dei dispersi della Concordia, hanno ritrovato, a bordo della nave, il cadavere di un passeggero. Si tratta della sesta vittima accertata del naufragio. Il corpo, con il giubbotto salvagente, era nel secondo ponte, in una parte non invasa dall’acqua. Il corpo è stato recuperato in serata. Ieri i sommozzatori avevano trovato altri due cadaveri nella parte sommersa della nave (foto subacquee): due uomini anziani, un italiano e uno spagnolo, il sardo Giovanni Masia, nato nel 1926, e Guillermo Gual, nato nel 1943.

I due, passeggeri avevano addosso il giubbotto di salvataggio e si trovavano nei pressi di uno dei punti di raccolta. Sempre ieri notte erano state tratte invece in salvo tre persone, due sposini coreani (foto)e il commissario capo di bordo Manrico Giampetroni.

Secondo l’elenco messo a punto da Costa Crociere, sono ora 16 le persone che mancano all’appello: 10 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Sei dispersi sono italiani. Tra loro dovrebbero esserci William Arlotti, 30 anni, e sua figlia di 5 anni, partiti da Rimini, una coppia di Biella. Non si trovano due croceriste siciliane, Lucia Virzì, 49 anni, dipendente comunale, e Maria Grazia Trecarico, 50 anni, che risulterebbero censite a terra per errore. Tra i dispersi anche due coppie di francesi, due americani e una peruviana.

Squadre di sommozzatori della Guardia costiera e sub speleologi dei Vigili del fuoco stanno cercando di perlustrare le 1.500 cabine una a una, utilizzando le mappe della nave fornite dalla Costa Crociere. Le operazioni sono rese difficili dal mare mosso e dalla presenza di zone allagate e di locali ostruiti da arredi andati fuori posto con il naufragio. «Ogni secondo è buono per trovare i superstiti, è una corsa contro il tempo – ha detto ieri il comandante della Guardia costiera, Cosimo Nicastro -. La speranza dei soccorritori è che nella parte sommersa si siano formate bolle d’aria». il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli, ha aggiunto che «la speranza di trovare in vita i dispersi ormai si è ridotta al minimo. L’unica speranza è che si sia creata nella nave qualche bolla d’aria».

Se il relitto si inabissasse sarebbe una vera e propria catastrofe ambientale. Anzitutto occorre svuotare i serbatoi delle oltre 2.400 tonnellate di carburante che contengono, per evitare così che scoppi una bomba ecologica nell’arcipelago toscano. «Il rischio ambientale per l’Isola del Giglio e forse per l’intero arcipelago è altissimo. L’obiettivo è di evitare che i carburante esca dalla nave: stiamo lavorando su questo. L’intervento è urgente, abbiamo fretta», ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Sull’isola stanno operando, insieme ai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, gruppi di speleosub dei Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) e della Fias (Federazione italiana attività subacquea) che utilizzano attrezzature avanzate per la ricerca mirata di dispersi. Sono arrivati anche 9 cani dell’unità cinofila toscana dei Vigili del Fuoco, addetti al ritrovamento di persone disperse.

Non sarebbe mai partito un formale may day dalla Concordia. E non sarebbe stata la nave a chiamare la sala operativa, ma viceversa. Così le prime ricostruzioni della Guardia costiera. L’equipaggio e la sala operativa avrebbero parlato diversi minuti prima che a terra si sapesse per la prima volta che la nave stava imbarcando acqua. Inoltre è emerso che alla Costa Concordia è stato chiesto a una motovedetta della Guardia di finanza di agganciare il colosso del mare e trainarlo. «Ma era come chiedere a una formica di spostare un elefante», spiega un ufficiale delle fiamme gialle. Anche in questo frangente dalla nave avrebbero riferito un «guasto tecnico».

«Per quanto riguarda il soccorso, testimonianze interne indicherebbero che il comandante ha fatto quel che doveva», sostiene Foschi, aggiungendo che «le procedure che sono state adottate non hanno rispettato le rigide disposizioni documentate e di addestramento».

«Il recupero di Costa Concordia è una delle operazioni più difficili al mondo – ha detto ancora Foschi -. Ci sono alcune possibilità di scelta ma prima di tutto dobbiamo pensare a chiudere le falle». Poi potrebbe «essere sollevata con palloni d’aria e, una volta rimessa in galleggiamento, trainata da rimorchiatori». Non è escluso, anche se al momento non è un ipotesi al vaglio, che la nave possa essere segata in tronconi.

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