Trovati nella nave i cadaveri di 4 uomini e una donna. Uno dei dispersi era in Germania. Arresto per Schettino

le operazioni di soccorso

Tramontano le possibilità di trovare altri naufraghi in vita. In questa ennesima giornata drammatica 5 cadaveri sono stati individuati dai sommozzatori nella poppa sommersa della Concordia al Giglio, portando il numero dei morti nel naufragio a 11. Sono i corpi di quattro uomini e una donna, tra i 50 e i 60 anni, probabilmente passeggeri.

Uno dei dispersi invece è stato rintracciato: era in Germania, “ha telefonato e ha detto che sta bene”. Lo ha fatto sapere il questore di Grosseto, Michele Laratta, nel pomeriggio. Rimangono ancora molte persone disperse.

La procura ha chiesto al giudice la convalida dell’arresto del capitano della “Concordia”, Francesco Schettino, interrogato al tribunale di Grosseto per quattro ore. “Mi sono trovato lo scoglio davanti, non ho abbandonato la nave”, avrebbe detto Schettino durante l’interrogatorio. L’avvocato Bruno Leporatti ha sottolineato come il comandante abbia spiegato il suo comportamento “e tutte le decisioni, e le scelte prese in quella fase di emergenza”. In merito all’allontanamento dalla nave dopo il naufragio, il legale ha detto: “La nave aveva una inclinazione di 90 gradi, provate voi a risalire”.

Il capitano Francesco Schettino “rischia fino a 15 anni di carcere”, e “al momento le accuse sono omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave”: lo ha detto il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, titolare delle indagini.

C’è l’ipotesi di un “ammutinamento” a bordo della nave da crociera Costa Concordia naufragata all’isola del Giglio. Dopo l’impatto con lo scoglio, racconta l’ufficiale Alessandro di Lena a La Repubblica, “il comandante si è attaccato al suo telefono cellulare, ha fatto numerose chiamate. Noi gli facevamo numerose domande. ‘Comandante che si fa?’ Ma lui niente, era sempre al telefono”.

Secondo quanto viene riferito, “Schettino chiama almeno tre volte, forse quattro, Ferrarini, con cui parla a lungo”. Roberto Ferrarini è il responsabile dell’unità di crisi e controllo della flotta Costa. Fonti della società armatrice confermano a Repubblica che “è vero. Schettino ha contattato Ferrarini una prima volta alle 22:05 e a seguito di quella comunicazione sono state attivate le procedure d’emergenza”. Ma l’evacuazione è stata ordinata soltanto alle 22.58, dopo un’ulteriore insistenza della Capitaneria di porto. Alle 22:30 circa, gli ufficiali si sarebbero resi conto che attendere una risposta dal comandante era inutile e avrebbero investito di fatto del comando della nave il comandante in seconda, Roberto Bosio, che ha dato il via all’immediata evacuazione.

Meteo permettendo, potrebbero cominciare mercoledì le operazioni per iniziare ad estrarre il carburante dalla nave. Dopo l’ultimatum di 48 ore da parte del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, è arrivata la risposta della compagnia Costa Crociere. Vertici della compagnia sono presenti all’isola e hanno collaborato da questa mattina alle operazioni preliminari per recuperare il carburante. Prende quindi forma il piano anti-inquinamento, che mette assieme le forze di Costa Crociere, gli olandesi della Smit Salvage e la Labromare, già impegnata ai tempi del Moby Prince, e che ha effettuato la barriera assorbente davanti allo scafo.

Il presidente della società livornese, Giorgio Botti, spiega che “tutto è andato nel migliore dei modi e che l’unico ostacolo per il recupero del carburante a questo punto può essere solo la tanto temuta mareggiata”. Mareggiata che le previsioni danno per giovedì. Estrarre le 2.400 tonnellate dai serbatoi richiederà non meno di due settimane.

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