“Al buio e senza punti di riferimento, è facile perdere l’orientamento. La moquette è una trappola mortale”

le ricerche dei sub nel relitto di "Costa Concordia"

Una visuale praticamente ridotta al minimo possibile, intrappolati sul ponte numero 3, a poppa, schiacciati contro il soffitto, spinti dal giubbotto salvagente indossato per uscire da quell’inferno scatenato sulla Costa Concordia.

I due corpi senza vita recuperati domenica scorsa dai sommozzatori della Capitaneria di Porto sono stati trovati così, dopo ore di immersioni del personale addestrato per questo tipo di interventi con attrezzature sofisticate.

Ma là sotto, quando devi passare in spazi angusti e dove non c’è più nulla al proprio posto, la sicurezza dei sub è appesa a un filo. Proprio un filo, una piccola cima che non poteva che avere questo nome: filo di Arianna. «I nostri sommozzatori si orientano grazie a questo filo», spiega Rodolfo Raiteri, comandante di Fregata che dirige le operazioni di ispezione della nave Costa Concordia — ma le operazioni restano comunque molto delicate».

«La situazione della Costa Concordia ci costringe a muoverci in un ambiente pieno di insidie, con difficoltà estreme di spostamento e dove ogni movimento deve essere lento e ben studiato. Non esagero se dico che ci troviamo immersi in un ambiente estremo».

«Su una nave di queste dimensioni è facile perdere l’orientamento in condizioni normali, da turisti, quando ci troviamo a passare da un locale all’altro, figuriamoci quando ci si deve muovere sott’acqua, senza più punti di riferimento perché spesso può essere difficile distinguere il pavimento dal soffitto. C’è una percezione dello spazio completamente falsata ad ogni elemento che incontriamo».

«Ci sono ostacoli in ogni passaggio. Sedie, tavoli, bagagli, suppelletili, mobili che ostruiscono i corridoi e le cabine, ma anche gli stessi ponti. I rischi, per i sommozzatori, sono elevati».

«Uno in particolare è costituito dalla moquette e dalle tende. I tessuti si staccano e possono trasformarsi in trappole, perché se un sub resta avvolto può avere grandi difficoltà per liberarsi. I tendaggi possono poi formare dei veri e propri tappi»

«No, assolutamente. Sempre in coppia e collegati. E poi c’è un altro sommozzatore sulla barca di appoggio pronto a immergersi immediatamente per prestare soccorso».

«Un turno di lavoro per ciascuno dura circa un’ora, ed è molto faticoso. Il tempo comunque può variare a seconda delle condizioni, profondità dell’acqua e la sua temperatura. Le nostre squadre ispezionano una zona che va dalla superficie fino a un massimo di 20 metri di profondità e la temperatura dell’acqua è di circa 10-11 gradi».

«Ci chiedono in tanti se le operazioni si interrompono durante la notte. In realtà facciamo una pausa, ma non si fermano mai del tutto».

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Wwmz9LN8wcE&feature=related[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti