Individuati altri corpi di 4 uomini e una donna: i morti adesso sono 11. Si fa vivo un tedesco dato per disperso

squadre specializzate entrano nella Costa Concordia

Aggiornamento giornaliero della tragedia del Giglio. Si sono ormai spente le speranze, già residue, di trovare in vita altri superstiti. Le condizioni ambientali e l’ipotermia all’interno del relitto di “Costa Concordia”, la nave invasa dall’acqua, non lasciano scampo ad eventuali sopravvissuti. E allora il bollettino racconta di altri corpi e nuovi morti.

I sommozzatori della Guardia Costiera hanno individuato nel relitto della Concordia altri cinque cadaveri, quattro uomini e una donna. Avrebbero tra i 50 e i 60 anni. I corpi sono stati individuati nella parte di poppa sommersa della nave naufragata venerdì davanti all’isola del Giglio con oltre 4mila persone a bordo. Nel frattempo continuano le ricerche dei dispersi.

L’unità di crisi presieduta dal prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi ha fatto sapere che un passeggero tedesco inserito nella lista dei mancanti all’appello è stato rintracciato in Germania e ha comunicato i 28 nomi inseriti nella lista dei dispersi. Tra questi potrebbero essere compresi i cadaveri non ancora identificati. Il numero dei morti finora accertati è di 11. La sesta salma recuperata nella serata di ieri è di un cittadino tedesco.

I DISPERSI. Questi i nominativi delle persone che mancano all’appello. Gli italiani che mancano all’appello sono sei: Dintrono Maria, Girolamo Giuseppe (membro equipaggio), Trecarichi Maria Grazia, Virzì Luisa Antonia, Arlotti Dayana, Arlotti Williams. Tredici i tedeschi: Bauer Elisabeth, Ganz Christina Mathi, Ganz Norbert Josef, Goergens Gertrud, Grube Gabriele, Hoer Egon, Neth Margarethe, Schall Inge, Stumpf Siglinde, Werp Brunhild, Werp Josef, Galle Horst, Schroeter Margrit. Quattro francesi: Blemand Michael, Gannard Jeanne, Gregoire Pierre, Litzler Mylene. L’ungherese membro dell’equipaggio Feher Sandor. L’indiano Rebello Russel Terence, anche lui membro dell’equipaggio. La peruviana Soriamolina Erika Fani, membro dell’equipaggio. Infine gli americani Heil Barbara e Heil Gerald.

Le operazioni per evacuare la nave Concordia sarebbero iniziate almeno un quarto d’ora prima della comunicazione di “abbandono nave” data dal comandante. Sarebbe stato una sorta di “ammutinamento” condotto in alcune parti della nave Costa da parte dell’equipaggio. I membri dell’equipaggio, secondo le prime indagini della Guardia Costiera, dopo che la nave si è inclinata ed è rimasta al buio avrebbero capito che non c’era altro tempo da attendere e hanno deciso di preparare i passeggeri e le scialuppe per lasciare la Concordia. Questo sarebbe iniziato già intorno alle 22,45, quando la comunicazione di “abbandono nave” del comandante Francesco Schettino alla guardia costiera è fissata dai sistemi di registrazione alle 22.58.

Per la prima volta questa notte le operazioni erano state momentaneamente sospese: i leggeri movimenti della nave di ieri avevano infatti convinto i soccorritori a interrompere i lavori. Poi stamani le ricerche sono ripartite. E’ una corsa contro il tempo, quella degli uomini della Marina Militare, che stanno utilizzando anche delle microcariche esplosive per aprire dei varchi sulla chiglia della nave per riuscire ad accedere in maniera più rapida alle parti sommerse.

LE RICERCHE. Due notti fa i sommozzatori alpino-fluviali del vigili del Fico avevano individuato il sesto corpo senza vita, un altro anziano, al ponte due, in una zona sommersa dall’acqua. Sono riusciti a recuperarlo soltanto sedici ore dopo, ormai a sera, alla fine di una giornata infernale, per trasportarlo in elicottero all’obitorio di Orbetello. Un uomo di cui stranamente non si conosce ancora l’identità, forse un italiano con una famiglia ancora all’oscuro di tutto, che potrebbe però essere uno dei dispersi.

LA NAVE A RISCHIO. Alle prime luci del giorno è diventato tutto molto più complicato: il mare s’è alzato di due metri, ha cominciato a soffiare un odioso libeccio, il cielo s’è coperto di nuvole. Era l’anticipo del peggio. E’ stato alle 11.38 che è scattato l’allarme: la Costa Concordia si sta muovendo, sta scivolando verso quel maledetto scalone che potrebbe farla sprofondare, se solo il mare lo volesse, al doppio del punto in cui si trova, e cioè a 70 metri. Ordine di evacuazione immediato per i dodici sommozzatori dei Vigili del fuoco che in quel momento stavano esplorando le sale e i corridoi invasi dall’acqua, le viscere della nave (guardale foto dell’interno della nave). Nove centimetri in orizzontale un centimetro e mezzo in verticale, di tanto si era spostata: quei sub stavano rischiando la vita. Fino a giovedì le condizioni climatiche dovrebbero rimanere stabili. Poi è previsto un peggioramento della situazione meteo, con venti molto forti. I soccorritori devono fare in fretta.

Lo sa bene il comandante Gioino Di Rocco, 44 anni, di Tivoli, che s’è alzato in volo con il suo Drago 57, l’elicottero dei Vigili del fuoco pronto sulla banchina. E’ stata un’operazione da manuale: ha fatto calare sei verricelli e poi altri sei, e nello spazio di cinque minuti cinque tutti e dodici i sommozzatori che l’aspettavano già posizionati a poppa sono stati portati al sicuro. Con quel mare così, con la Costa Concordia che sembrava disposta ad assecondarlo, sono stati i momenti più difficili. Quando al comandante generale dei Vigili del fuoco Alfio Pini, arrivato da Roma a rendersi conto della situazione, è stato chiesto se davvero il peggio poteva accadere, lui sinceramente ha risposto: «Sì, c’è anche il rischio di perdere la nave».

SCIACALLI. Intanto al Giglio sono arrivati i Gis, le teste di cuoio dei carabinieri, uomini specializzati, pronti a tutto. Lo si può immaginare anche dall’ultimo allarme che è stato lanciato, quello sul tesoro che comunque la Concordia ancora custodisce: una banca, una gioielliera, le casse dei negozi, le casseforti nelle cabine e tutti i contanti che i naufraghi non sono riusciti a portar via. Per scoraggiare qualsiasi spericolato sciacallo la Guardia di Finanza ha organizzato un pattugliamento speciale.

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