]Il “saluto” per il maitre di origine gigliese. “Guarda, la tua isola, occhio, siamo vicini”. Poi la collisione fatale

lo squarcio nella nave e lo scoglio "strappato"

Le indagini di forze dell’ordine e autorità marittime confermano quanto trapelato fin da subito sulle cause del tragico incidente della Costa Concordia. Il comandante dal carcere si dice «addolorato e affranto» per le perdite umane.

Dal carcere, il comandante Schettino fa sapere, attraverso il suo legale, di essere «affranto, costernato, addolorato per le perdite umane e fortemente turbato per l’accaduto».

La nave viaggiava troppo vicina all’isola, a 150 metri dalla costa, con una velocità di 16-17 nodi. Nonostante non si sappia ancora se il Gps funzionasse regolarmente, gli esperti della Capitaneria di porto messi in campo dal procuratore Franco Verusio, sono orientati sempre più a credere che si sia trattato di un errore umano, in questo caso di un errore del comandante Francesco Schettino, in carcere a Grosseto in attesa dell’udienza di convalidà (oggi) e accusato di disastro e omicidio colposo plurimo oltre che di abbandono della nave. La misura è motivata dal sospetto degli inquirenti che Schettino potesse fuggire e addirittura recuperare e sabotare la scatola nera. L’uomo è soto stretta sorveglianza e assistito da psicologi, in una cella con altri detenuti. La provveditrice toscana all’Amministrazione carceraria Maria Pia Giuffrida ha spiegato che «non ha manifestato propositi suicidi ma sta ovviamente attraversando un periodo delicatissimo per il quale è necessaria una particolare attenzione».

Si continua a discutere sulla distanza dalla costa. La Procura ha chiesto una verifica sulla posizione dell’imbarcazione rilevata dal satellite al momento della collisione. «La nave si trovava a cento metri dall’isolotto delle Scole – conferma Verusio – tra la spiaggia delle Cannelle e il porto, una distanza che per la stazza e la larghezza della Concordia equivale a millimetri. In quel punto dell’isola, un belvedere che gli abitanti del Giglio usano per salutare le barche dei pescatori, non passano neppure le motovedette della Guardia di finanza che quasi quotidianamente, come la Abruzzi, fanno spola dal lungomare di Santo Stefano al Giglio. Troppo pericoloso, anche con il mare piatto. Quando, per motivi di lavoro è proprio necessario, si procede lentamente con grande cautela. La rotta in sicurezza è almeno 3-4 miglia da lì, possibilmente dal versante opposto». «Dalle prime indagini – aggiunge Verusio -troviamo conferme che il comandante, al momento dell’impatto con lo scoglio, era in plancia e che quindi era lui alla guida della nave».

C’è poi la questione del “saluto”. Al vaglio degli investigatori c’è poi la questione del cosiddetto “inchino”, in gergo il saluto che una nave fa passando vicino alla costa. «Un paio di anni fa – dice il capo dei pm – si racconta al Giglio, che la stessa nave è passata molto vicina alla costa. Era un evento legato all’ex comandante, di origine gigliese: il suo ultimo viaggio prima della pensione». Il sospetto è che Schettino volesse salutare lui, Mario Palombo, che però oggi ha smentito: «Il saluto non era per me». La sera di venerdì, ad ogni modo, il passaggio della Concordia era atteso. Patrizia Tievoli, abitante del Giglio e sorella del maitre a bordo, Antonello, in un post pubblicato su Facebook alle 21.08, quindi 30-40 minuti prima del naufragio, scrive: «Tra poco passerà vicina la Concordia di Costa Crociere, un salutone a mio fratello che a Savona finalmente sbarcherà per godersi un pò di vacanza». Il saluto era quindi per lui? Suggestivi i dettagli di questo passaggio: «Antonello vieni a vedere, c’è la tua isola, stiamo sopra al tuo Giglio», avrebbe detto Schettino al maitre. A quel punto, ma comunque troppo tardi per evitare la collisione, Tievoli si sarebbe accorto del rischio: «Attenti, siamo vicinissimi alla riva».

L’ex comandante Palombo è stato sentito dagli inquirenti. «Se davvero Schettino si è avvicinato troppo alle coste del Giglio, ha sbagliato – ha detto -. Ma io questo non lo so». «L’avvicinamento al molo, così si chiama quello che ora tutti chiamano inchino – ha aggiunto – in passato era stato fatto 4/5 volte, ma in estate e in sicurezza».

Quanto allo scoglio speronato, che sarebbe già stato individuato e su cui sarebbero ben visibili i segni della vernice rossa dello scafo della Costa Concordia, la scatola nera confermerebbe la ricostruzione della procura. Sarebbe stato proprio Schettino a portare la sua nave da crociera verso la collisione e il naufragio.

Trova riscontri anche l’accusa di abbandono della nave. È stato appurato che «ha lasciato la nave mentre ancora c’erano tante persone da soccorrere», spiega Verusio.

Due saranno gli aspetti da chiarire nell’indagine penale: le ragioni dell’impatto e l’assoluta mancanza di coordinamento nell’operazione di evacuazione e di soccorso. La procura potrebbe decidere di risentire anche il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio, indagato per gli stessi reati. Mentre ha già sentito tutti gli altri ufficiali, le cui posizioni sono, comunque, al vaglio. «L’inchiesta è a pieno ritmo – dicono gli investigatori – anche se le energie impiegate, in questo momento, sono tutte nella ricerca dei dispersi».

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