Il mare sposta il relitto di 9 cm. “Giallo” sui dispersi: si parla di 16 ma sarebbero di più. Recuperata sesto corpo

Costa Concordia si è mossa di 9 cm

Il mare mosso non permette di continuare con il buio. Troppo rischioso. Le operazioni di ricerca all’isola del Giglio sono state sospese (i sommozzatori dentro la nave). Intanto, dopo il ritrovamento della sesta vittima della tragedia, il numero ufficiale dei dispersi è sceso a 16.

Ma sulle cifre regna l’incertezza. Dalla Germania arriva la notizia di 12 tedeschi mancanti all’appello, qualcuno parla di quattro. Da Parigi segnalano quattro dispersi francesi. Ma non si trovano nemmeno i riminesi William Arlotti, di 36 anni e sua figlia Daiana di 5. Né la siciliana Maria Grazia Trecarichi di 50, insieme all’amica Lucia Virzì. Altri due italiani sono nell’elenco, mancano due americani e un peruviano. Quanti sono dunque?

Le operazioni dei sommozzatori al lavoro nella parte sommersa della nave sono state interrotte per ragioni di sicurezza. Già nel pomeriggio erano state sospese perché a causa del mare mosso la nave Concordia ha cominciato a muoversi. Il relitto si è spostato di 9 centimetri sulla verticale e 1,5 in orizzontale.

Corsa contro il tempo. Per il comandante della Guardia Costiera «c’è il rischio che la nave sprofondi a 70 metri», rispetto al gradino di 37 metri su cui è appoggiato lo scafo. Se sprofondasse a 70 metri, la nave si inabisserebbe completamente: a quel punto finirebbe ogni speranza di trovare vivi eventuali superstiti rimasti intrappolati a bordo.

La sesta vittima. I vigili del fuoco, che hanno lavorato tutta la notte alla ricerca dei dispersi della Concordia, hanno ritrovato, a bordo della nave, il cadavere di un passeggero. Si tratta della sesta vittima accertata del naufragio. Il corpo, con il giubbotto salvagente, era nel secondo ponte, in una parte non invasa dall’acqua. Il corpo è stato recuperato in serata. Ieri i sommozzatori avevano trovato altri due cadaveri nella parte sommersa della nave (foto subacquee): due uomini anziani, un italiano e uno spagnolo, il sardo Giovanni Masia, nato nel 1926, e Guillermo Gual, nato nel 1943. I due, passeggeri avevano addosso il giubbotto di salvataggio e si trovavano nei pressi di uno dei punti di raccolta. Sempre ieri notte erano state tratte invece in salvo tre persone, due sposini coreani (foto)e il commissario capo di bordo Manrico Giampetroni.

Secondo l’elenco messo a punto da Costa Crociere, sono ora 16 le persone che mancano all’appello: 10 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Sei dispersi sono italiani. Tra loro dovrebbero esserci William Arlotti, 30 anni, e sua figlia di 5 anni, partiti da Rimini, una coppia di Biella. Non si trovano due croceriste siciliane, Lucia Virzì, 49 anni, dipendente comunale, e Maria Grazia Trecarico, 50 anni, che risulterebbero censite a terra per errore. Tra i dispersi anche due coppie di francesi, due americani e una peruviana.

Squadre di sommozzatori della Guardia costiera e sub speleologi dei Vigili del fuoco stanno cercando di perlustrare le 1.500 cabine una a una, utilizzando le mappe della nave fornite dalla Costa Crociere. Le operazioni sono rese difficili dal mare mosso e dalla presenza di zone allagate e di locali ostruiti da arredi andati fuori posto con il naufragio. «Ogni secondo è buono per trovare i superstiti, è una corsa contro il tempo – ha detto ieri il comandante della Guardia costiera, Cosimo Nicastro -. La speranza dei soccorritori è che nella parte sommersa si siano formate bolle d’aria». il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli, ha aggiunto che «la speranza di trovare in vita i dispersi ormai si è ridotta al minimo. L’unica speranza è che si sia creata nella nave qualche bolla d’aria».

Se il relitto si inabissasse sarebbe una vera e propria catastrofe ambientale. Anzitutto occorre svuotare i serbatoi delle oltre 2.400 tonnellate di carburante che contengono, per evitare così che scoppi una bomba ecologica nell’arcipelago toscano. «Il rischio ambientale per l’Isola del Giglio e forse per l’intero arcipelago è altissimo. L’obiettivo è di evitare che i carburante esca dalla nave: stiamo lavorando su questo. L’intervento è urgente, abbiamo fretta», ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Sull’isola stanno operando, insieme ai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, gruppi di speleosub dei Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) e della Fias (Federazione italiana attività subacquea) che utilizzano attrezzature avanzate per la ricerca mirata di dispersi. Sono arrivati anche 9 cani dell’unità cinofila toscana dei Vigili del Fuoco, addetti al ritrovamento di persone disperse.

A quanto pare, non sarebbe mai partito un formale may day dalla Concordia. E non sarebbe stata la nave a chiamare la sala operativa, ma viceversa. Così le prime ricostruzioni della Guardia costiera. L’equipaggio e la sala operativa avrebbero parlato diversi minuti prima che a terra si sapesse per la prima volta che la nave stava imbarcando acqua. Inoltre è emerso che alla Costa Concordia è stato chiesto a una motovedetta della Guardia di finanza di agganciare il colosso del mare e trainarlo. «Ma era come chiedere a una formica di spostare un elefante», spiega un ufficiale delle fiamme gialle. Anche in questo frangente dalla nave avrebbero riferito un «guasto tecnico».

Intanto, Costa Crociere ha già “scaricato” il comandante della nave Concordia, Francesco Schettino.
L’ad e presidente del gruppo, Pierluigi Foschi, in conferenza stampa è tornato a parlare del ruolo avuto nel disastro dal comandante Schettino. «Costa Crociere darà assistenza legale al comandante Schettino. Ma l’azienda ha il dovere anche di tutelare i suoi 24 mila dipendenti. Non possiamo negare un errore umano», ha detto Foschi, chiarendo che la rotta della Costa Concordia «è stata impostata correttamente» alla partenza nel porto di Civitavecchia. Se la nave è uscita di rotta, ha aggiunto, «la manovra non era approvata, né autorizzata da Costa Crociere», ma è stata effettuata «dal comando nave».

«Si è trattata di una iniziativa del comandante Schettino presa di sua volontà e contraria alle nostre regole di comportamento scritte e certificate», ha sottolineato il dg di Costa Crociere per rimarcare l’estraneità della compagnia alla scelta di passare così vicino alla costa. Foschi ha aggiunto che non si tratta di «prendere le distanze dal comandante ma di dissociarsi da questa condotta che ha causato l’incidente di cui l’azienda non era a conoscenza».

«Per quanto riguarda il soccorso, testimonianze interne indicherebbero che il comandante ha fatto quel che doveva», sostiene Foschi, aggiungendo che «le procedure che sono state adottate non hanno rispettato le rigide disposizioni documentate e di addestramento».

«Il recupero di Costa Concordia è una delle operazioni più difficili al mondo – ha detto ancora Foschi -. Ci sono alcune possibilità di scelta ma prima di tutto dobbiamo pensare a chiudere le falle». Poi potrebbe «essere sollevata con palloni d’aria e, una volta rimessa in galleggiamento, trainata da rimorchiatori». Non è escluso, anche se al momento non è un ipotesi al vaglio, che la nave possa essere segata in tronconi.

«Sento che l’azienda ora è parte lesa». Lo ha detto Pierluigi Foschi, ad di Costa Crociere, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse già stata effettuata un’analisi legale di quanto accaduto. Foschi ha detto poi che «la reputazione dell’azienda sarà ristabilità e riotterremo la fiducia dei clienti»

Due passeggeri giapponesi sono stati individuati dopo essersi presentati negli uffici del commissariato Viminale, a Roma, perché non avendo i documenti non potevano alloggiare in un albergo a Termini, dove avevano chiesto una stanza. La coppia, subito dopo il naufragio, era arrivata nella capitale a bordo di un pullman di linea.

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