Costa, i pm: “Schettino, con le sue conoscenze sarebbe potuto fuggire”. La difesa: “scoglio non era segnalato”

Francesco Schettino

Dopo il disastro la fuga. Era pronto a scappare e a inquinare le prove: ecco perché la Procura di Grosseto ha deciso il fermo per il capitano Francesco Schettino, comandante della nave Costa Concordia nel naufragio all’isola del Giglio.

Il pericolo di fuga, secondo i pm grossetani che coordinano le indagini, farebbe leva sulla possibilità che il comandante Schettino avrebbe nel trovare sostegno, anche all’estero, date le sue molteplici relazioni acquisite proprio grazie alla professione di capitano di nave. Il difensore di Schettino ha detto di voler aspettare un approfondimento delle motivazioni dei pm sotto questi aspetti, anche a partire dall’udienza di convalida prevista tra martedì e mercoledì al massimo.

Secondo i magistrati il comandante «si è avvicinato molto maldestramente al Giglio, la nave ha preso uno scoglio che si è incastrato sul fianco sinistro, facendola inclinare ed imbarcare tantissima acqua nel giro di due, tre minuti». Ai comandi «c’era Schettino», ed è stato lui «ad ordinare la rotta: questo è quanto ci risulta. È stata una manovra voluta». Al vaglio degli inquirenti anche il fatto che il passaggio molto vicino all’isola del Giglio sia stato deciso per far «salutare» ai croceristi i paesi dell’isola illuminati nel buio.

Intanto, la “scatola Nera” della nave, trovata dai sommozzatori della guardia costiera, è stata prelevata e sequestrata; dentro ci sono registrati i tracciati delle rotte seguite dalla nave. La scatola nera della Costa Concordia riporta anche le procedure adottate dal comandante durante l’emergenza, altro elemento prezioso per accertare cause e dinamica dell’impatto contro lo scoglio. La scatola sarà sottoposta «ad un esame tecnico preciso da parte di una commissione d’inchiesta della Guardia costiera», ha spiegato successivamente il capitano di fregata Filippo Marini, responsabile delle relazioni esterne delle Capitaneria di Porto.

Prima di essere fermato il comandante Schettino, al Tgcom24, aveva riferito: «Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato. Secondo la carta nautica, doveva esserci acqua a sufficienza sotto di noi». Attorno al Giglio ci sono delle isolette, come ’Le scolè, che si trovano a 500 metri dal Giglio e sulle quali si è ipotizzato possa essere finita la nave, tutte però, secondo un’abitante dell’isola, «ben segnalate sulle mappe. Chi va per mare questo lo sa».

Quanto alla rotta nel corso della giornata si era parlato di «rotta sbagliata: la nave non doveva trovarsi nel punto dove ha impattato lo scoglio», da chiarire il perchè, e successivamente di impatto avvenuto a qualche miglia dal Giglio dove poi la nave si è diretta, dopo aver cambiato rotta. Sulla vicinanza della nave all’isola il dg della compagnia marittima Gianni Onorato, che ha assicurato massima collaborazione con le autorità, ha specificato: «Non è corretto dire che la nave era fuori rotta. È stato un evento imprevedibile aggravato da una non prevedibile inclinazione della nave». Quella penale non è l’unica indagine aperta sulla tragedia: è stata avviata anche un’inchiesta amministrativa, da parte del ministero dei trasporti.

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