Il 22 gennaio si inaugura a Milano la nuova personale di un’artista di spicco del panorama contemporaneo

la danza della vita

“La Danza della vita”. Così si intitola la personale di pittura di Anna Poerio, che sarà inaugurata il 22 gennaio a Milano alle ore 18.00  presso la Galleria d’arte “Famiglia Margini”.

La mostra è stata curata da Massimiliano Bisazza e organizzata da Salvo Nugnes e  rappresenta un momento importante per poter apprezzare le opere di questa giovane artista che non solo è pittrice, ma anche  saggista (con la Casa editrice Fausto Fiorentino ha pubblicato il saggio “Alessandro Poerio” )  ed  energica animatrice culturale (ha fondato nel 2001 l’Associazione “Alessandro Poerio).

Nel titolo della mostra c’è già implicitamente la concezione della vita della Poerio, che concepisce la vita come “movimento” sia verso il mondo esterno sia come indagine di quello interiore attraverso l’introspezione e soprattutto come  partecipazione, impegno, curiosità verso l’esistenza in ogni sua forma.

La pittura di Anna Poerio si caratterizza per la  singolare ricerca espressiva e  la rara eleganza formale e  si distingue per i toni tenui, per lo studio della figura umana, per la ricerca di cromature delicate, evanescenti e a volte di morbida sensualità.

La ricerca pittorica della Poerio è tutta incentrata sulla figura umana e soprattutto sull’essenzialità espressiva. Protagonisti delle sue opere sono figure umane che ci proiettano nel mondo simbolico dell’autrice. Lo spazio rappresentato ci proietta spesso attraverso l’enigmaticità delle figure in quello interno della  psiche dei personaggi.

Nella figura stilizzata di danzatrice e nella sua morbida compostezza, da cui forse prende il titolo tutta la mostra, si avverte una tenue delicatezza, che apre uno squarcio più che verso il mondo esterno della protagonista della rappresentazione pittorica verso  invece quello interiore, che si carica di mistero e di enigmaticità. La tensione emotiva e conoscitiva si placa nella controllo totale della forma e implicitamente si carica di sovra-sensi che il fruitore dell’opera deve sapere di volta in volta  rintracciare e decifrare.

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