La sonda è bruciata in atmosfera, alle 18:45 italiane, a mille km ovest dell’isola di Wellington (Cile meridionale)

Phobos Grunt

Dopo due mesi e una settimana è terminata la breve vita della sonda Phobos-Grunt, il cui ambizioso obiettivo era quello di prelevare e riportare sulla Terra dei campioni del suolo di Phobos, il più grande dei due satelliti di Marte. La sonda, infatti, è bruciata in atmosfera, alle 18:45 ora italiana, nei cieli del Pacifico sud-orientale, a circa 1.300 km a ovest dell’isola di Wellington (Cile meridionale).

La conferma arriva da fonti russe, americane e dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), i cui esperti stanno controllando i dati relativi all’impatto con l’atmosfera e all’eventuale caduta di frammenti. In precedenza l’agenzia spaziale russa Roskosmos aveva indicato genericamente l’Atlantico meridionale come zona dell’impatto.

Le ultime tre orbite della sonda russa Phobos-Grunt. Quella centrale è stata l’ultima prima dell’impatto con l’atmosfera terrestre. Roskozmos
La sonda era stata lanciata lo scorso 8 novembre dal cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakistan, assieme ad un piccolo satellite cinese. Phobos-Grunt, però, non ha mai preso la strada per il pianeta rosso a causa del malfunzionamento dell’ultimo stadio del vettore Fregat (motivazione ufficiale), che l’aveva portata su di un orbita di parcheggio attorno alla Terra.

Tutti i tentativi fatti per risolvere il problema sono falliti e la sonda ha iniziato una lenta discesa incontrollata che oggi l’ha portata inesorabilmente a bruciare in atmosfera. Con ogni probabilità alcuni frammenti sono finiti nell’oceano. Prima di precipitare, la sonda Phobos-Grunt ha sorvolato l’Italia. Secondo la Protezione Civile, la probabilità che un frammento cadesse sul nostro Paese era dello 1,7%.

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