Trovati morti due anziani. Adesso sono 5 le vittime accertate. All’appello mancano una decina di dispersi

i naufraghi al porto

Sono adesso cinque le vittime accertate del naufragio della nave da crociera Costa Concordia di fronte all’isola del Giglio. I sommozzatori hanno infatti individuato due cadaveri nella parte sommersa della nave.

I corpi rintracciati dai sub sono di due uomini anziani: un italiano e uno spagnolo, che avevano addosso il giubbotto di salvataggio. I loro nomi sono Giovanni Masia, nato nel 1926, e uno spagnolo, Gual Guillermo, nato nel 1943.

Per rintracciare le persone che ancora mancano all’appello si lavora senza sosta. E non si fermano le indagini sull’accaduto. I soccorritori sono riusciti ad estrarre dal gigante dei mari il capo commissario di bordo Manrico Giampedroni. L’uomo è stato individuato e raggiunto domenica mattina in una cabina dai vigili del fuoco, sul ponte 3.

Complessa e spettacolare l’operazione di salvataggio: Giampedroni, ferito a una gamba, è stato caricato su una barella, opportunamente immobilizzato, e a sua volta caricato su un elicottero direttamente dalla nave con un verricello. Prima dell’ufficiale, altre due persone, una coppia di sudcoreani 29enni in luna di miele, sono state salvate. I due erano stati individuati, come il commissario di bordo, grazie alle voci provenienti dall’interno della loro cabina. Voci che i vigili stanno sentendo ancora. Il che lascerebbe pensare che ci sono altre persone vive e bloccate a bordo della Concordia.

A mancare all’appello, sono, come si diceva, ancora più di dieci persone. Prima che venissero avvistati dai sommozzatori i due cadaveri, il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, aveva parlato di 17 dispersi, «11 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio» di cui non si hanno notizie. Tra questi ci sono due riminesi (un uomo di circa 30 anni e la figlia di 5) e un anziano di origini sarde. Le due vittime avvistate dai sub si aggiungono alle tre già accertate sabato, e cioè due turisti francesi, Francis Serve e Jean-Pierre Micheaud, e un marinaio peruviano, Thomas Alberto Costiglia.

Le indagini proseguono e sono tese a stabilire, tra le altre cose, se il comandante abbia voluto seguire la prassi marinara dell’«inchino», che consiste nel far passare una nave vicino un porto e salutare con la sirena le persone a terra. Emergono in queste ore sempre nuovi particolari sull’incidente. E a fornirli è soprattutto il procuratore della Repubblica di Grosseto Francesco Verusio,titolare dell’inchiesta sul naufragio. Secondo il magistrato l’allarme «è stato lanciato dalla nave intorno alle 22,42 e alle 22,43 mentre l’impatto si era verificato circa un’ora prima».

«La nave – ha chiarito anche il procuratore – era a soli 150 metri dalla riva. Una distanza incredibilmente vicina». La Concordia, dunque, ha urtato uno scoglio, in un punto dove «il fondale è irregolare, molto scosceso, non è piatto, né sabbioso ma denso di rocce e scogli. Quindi molto pericoloso da transitare». Anche per questo, è stato spiegato, l’inchiesta intende approfondire eventuali elementi di negligenza da parte del capitano della nave.

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