Il 15 gennaio del 1993 la cattura del capo dei Corleonesi. Nell’anniversario conferme: “U tratturi ha tradito Totò”

Totò Riina e Binnu Provenzano

Gli interrogatori di Massimo Ciancimino hanno aperto finestre controverse ma importanti e spiragli ben precisi sulla storia di Cosa Nostra: non solo le stragi e gli affari, ma anche i “tradimenti”. 

Il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito, ha messo nero su bianco le sue verità sul padre e sulla trattativa segreta tra lo Stato e Cosa nostra durante la stagione delle stragi del ‘92. Ha fornito date e parlato di un misterioso postino che avrebbe consegnato il “papello” al padre.

Finora la trattativa tra pezzi dello Stato e boss era sempre stata collocata dopo la strage di via D’Amelio, il 19 luglio del 1992. Massimo Ciancimino, invece, non ha dubbi nel datare gli incontri … due volte prima dell’omicidio del dottore, del dottore Borsellino… Ed è sempre prima che il tritolo dilaniasse i corpi del magistrato e dei suoi uomini di scorta che a casa Ciancimino si sarebbe fatto vivo il postino. È venuta questa persona… un uomo distinto con una busta in mano… riferisce Ciancimino jr nell’interrogatorio del 7 aprile scorso ai magistrati di Palermo. Un verbale pieno di omissis, di frasi e nomi coperti dal segreto istruttorio, di cui vi proponiamo ampi stralci. L’uomo misterioso consegna a Vito Ciancimino le richieste della mafia.

Lo Stato chiedeva una mano per catturare i latitanti e l’Antistato presentava la sua controproposta. Anni dopo mio padre mi elencò qualcosa, racconta Massimo, come immunità, volevano che le famiglie venissero lasciate in pace… nell’elenco di 10-12 richieste ce n’erano 3-4 che si poteva anche intavolare una discussione… . Tutti gli altri punti erano inaccettabili, tanto da fare dire a don Vito, riferendosi all’autore delle richieste… il solito testa di minchia, mentre ripiegava il foglio e lo metteva in tasca.

Le dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco di Palermo, prima ai magistrati di Caltanissetta e ora a quelli del capoluogo siciliano, hanno gettato nuova luce su una delle pagine più oscure della storia italiana. Molte cose racconta di averle viste in prima persona, con i propri occhi, quando si limitava a ricevere gli ospiti. Altri dice di averli saputi successivamente dal padre, quando questi aveva deciso di renderlo partecipe del suo passato. Sono anni, ed è questa la tesi dell’accusa costata a Massimo Ciancimino una condanna a cinque anni per riciclaggio, in cui padre e figlio sarebbero diventati complici per far sparire il tesoro di famiglia.

Il verbale di quel 7 aprile è l’unico finora depositato in un processo, quello che vede imputati il generale Mario Mori, ex capo del Sisde, e il colonnello Mauro Obinu di favoreggiamento aggravato. L’accusa è pesante: avrebbero aiutato Provenzano ed altri a mafiosi ad evitare la cattura. Il dibattimento nasce dalla denuncia di un altro ex ufficiale del Ros, il colonnello Michele Riccio, che ai magistrati ha raccontato delle presunte pressioni subite nel ‘95 per far fallire un blitz che avrebbe dovuto portare all’arresto del capo di Cosa nostra. Gli imputati tramite i difensori, gli avvocati Piero Milio ed Enzo Musco, hanno sempre respinto le accuse. Mori ha negato di avere incontrato Ciancimino prima della strage Borsellino, ribadendo che quei colloqui servivano esclusivamente per catturare Totò Riina.

Massimo Ciancimino ha fornito una scansione temporale diversa: colloca tutta la trattativa prima della strage di via D’Amelio. A cominciare dal primo incontro con Giuseppe De Donno, capitano del reparto operativo speciale e tramite iniziale con il colonnello Mori. L’ho incontrato subito dopo l’omicidio del dottore Falcone in un volo Palermo-Roma… nel giugno del 1992…. Ed è su quell’aereo che nasce la trattativa. I due si rivedono a Palermo, e De Donno anticipa a Massimo che l’argomento è la cattura dei latitanti. Poi entra in scena il padre. E’ nel salone … a casa di papà, dove abitavo anche io, a Roma, in via San Sebastianello che riceve De Donno… Nella stessa casa a fine giugno arriva anche Mori.. dopo qualche giorno, 2-3 giorni, arriva sempre in abiti civili, che io non conoscevo, il colonnello Mario Mori, che accompagno e lascio in compagnia di mio padre. Dopo quell’incontro Ciancimino torna a Palermo, nella casa che aveva preso in affitto a Monte Pellegrino. Riceve la visita del misterioso postino che gli consegna il papello, scritto a penna. Le richieste sono irricevibili e la trattativa salta.

Almeno la prima parte, perché dopo la strage di via D’Amelio si torna a discutere. Ma è cambiato tutto. Scompare la figura del medico Nino Cinà che avrebbe fatto da intermediario e l’interlocutore diventerebbe Bernardo Provenzano in prima persona. Ma cambia soprattutto l’obiettivo: non più la resa dei latitanti, ma la cattura di Totò Riina. La seconda fase mi sembra che sia stata quasi condotta in prima persona da mio padre con Bernardo Provenzano, racconta Massimo. I due si conoscono da una vita, Vito Ciancimino gli ha persino dato lezioni private di matematica quando era ragazzo, ai tempi di Corleone, fino a diventarne il consigliere politico. Lo zio Binu è in Germania, dove ha scelto di vivere defilato nell’ombra. Almeno fino ad allora, fino a quando sarebbe tornato protagonista. È in quei giorni che Ciancimino si fa consegnare, secondo il racconto del figlio, da De Donno alcune piantine topografiche gialle e verdi di Palermo e su una di queste segna la zona dov’è nascosto Totò Riina. Il 15 gennaio 1993 u Curtu viene arrestato, un mese dopo tocca allo stesso Ciancimino.

Provenzano si è sbarazzato dell’ostacolo numero uno. Si cambia pelle. Niente azioni eclatanti, niente stragi, ma un controllo meticoloso del territorio e degli affari, fatto di connivenze e compiacenze, ma senza fare scruscio. Provenzano è il nuovo capo indiscusso di Cosa nostra. E se alcuni pezzi dello Stato lo avessero aiutato a diventarlo?

Ciancimino jr ricorda la data del primo incontro con De Donno perché successivo ad un episodio particolare. Una cosa è rimasta impressa: è che l’ultimo volo che ha fatto Giovanni Falcone da Palermo, proprio nella scaletta… saliamo nella scaletta e c’eravamo io e mio papà. È salito il dottore Falcone e mio padre si è messo a parlare con Falcone, si conoscevano, ovviamente per motivi giudiziari. È stato credo l’ultimo volo di Giovanni Falcone, a mio padre gli è rimasto impresso, e poi fu ammazzato e l’incontro con De Donno è avvenuto circa 10-15 giorni dopo…rispetto alla strage.

L’incontro sull’aereo: parte la trattativa. L’ho incontrato sul volo Palermo-Roma… siamo riusciti parlando con la hostess a farci assegnare un posto accanto. De Donno dice: tuo papà sarebbe disposto a ricevere me e qualche altro per farsi una chiacchierata? … sai sarebbe di aiuto, voi in fondo non c’entrate niente, se voi riuscite a fare leva su suo padre un po’ ad aprirsi… Ho detto: Giuseppe, perché già ci davamo del tu, non ti prometto niente, io cerco di fare leva su mio padre… mi lasciò un recapito telefonico dove trovarlo…

Vito Ciancimino accetta di incontrarlo …mio padre disse di chiamarlo, mi disse: vabbè chiamalo e chiedi al capitano De Donno quale dovrebbe essere l’argomento di discussione. Chiamai il capitano…ci incontrammo fuori dalla caserma Carini. Mi disse che mi avrebbe contattato il pomeriggio dell’indomani per dirmi quale sarebbe stato l’argomento… mi disse che l’argomento sarebbe stato la cattura, la resa dei superlatitanti e visto che Palermo era in questo stato, se lui poteva rendersi disponibile a questo tipo d’incontri. Ho riferito tutto a mio papà… dopodiché mentre mio padre era a Palermo ho ricontattato il capitano De Donno, ho detto che mio padre era disponibile a un incontro…loro si sono incontrati… due volte prima dell’omicidio del dottore, del dottore Borsellino…

Ciancimino jr ricorda l’argomento dell’incontro. (De Donno ndr) mi parlò sempre di cattura dei superlatitanti, tant’è che ovviamente io istintivamente dissi: ma ovviamente qualche cosa mio padre ci guadagnerà, riusciamo anche noi familiari di avere un minimo di vantaggio se mio padre… se riesco a convincerlo … lui deve capire che anche io c’ho quattro fratelli, viviamo dove viviamo e essendo stato diciamo l’elemento che ha agevolato questo, volevo anche un minimo di garanzie io. Lui (De Donno ndr) mi ha detto: non ti preoccupare che se tuo padre ci aiuta cercheremo, è normale, di aiutarlo, di fare in modo che qualche beneficio ne tragga…

Il primo appuntamento… prendo appuntamento io e il primo appuntamento avviene con il capitano De Donno… A Roma. A casa, in via San Sebastianello, mi ricordo che ho aspettato il capitano De Donno sotto casa e l’ho accompagnato… ho aspettato il capitano De Donno all’angolo della strada, gli ho fatto compagnia finché mio padre non … perché mio padre viveva in camera da letto… un suo modo di… dopodiché mio padre è arrivato nel salone… io aspettavo nella mia stanza… e l’ho accompagnato… mi riferì che era andato bene l’incontro… sono stati a parlare circa un’ora e mezza…

Il secondo appuntamento.… dopo qualche giorno, 2-3 giorni, arriva, sempre in abiti civili, che io non conoscevo, il colonnello Mario Mori, che De Donno mi presenta e io accompagno sopra assieme a De Donno e lascio in compagnia di mio padre.

Massimo esprime le sue paure… ho detto rendetevi conto che se si viene a sapere che Massimo Ciancimino, figlio di… convinco mio padre a ricevere due carabinieri finalizzati alla cattura di superlatitanti, non è una bellissima occasione. Mi ricordo che mi dissero di stare un po’ più prudente di non andare a Palermo… di non fare le prenotazioni a mio nome… né di comunicare al telefono che stessi andando a Palermo… Siamo nella seconda metà di giugno, forse i primi di luglio… mi ricordo che faceva un caldo… mi ricordo proprio il colonnello Mori con una Lacoste rossa…

Il commento di Vito Ciancimino su Mori. In merito al colonnello Mori, dice: è una persona molto intelligente e spero di potere andare avanti nella… Io ovviamente cercavo di fare domande per capire: ma riusciamo ad avere vantaggi?… e mio padre mi disse sempre di stare calmo, queste cose dovevano essere lente… io cercavo di vedere qualche bagliore di luce sulle, sulle vicende familiari…

Il ruolo del dottore Cinà. Siamo ai primi di luglio che mio papà viene a Palermo sempre per sue cose processuali. Mi ricordo perfettamente perché avevamo una casa proprio sulla curva di Monte Pellegrino, mio papà in quell’occasione era già venuto a Palermo e avevo visto quello che dopo avevo riconosciuto essere il Cinà, questo dottore, lo conoscevo sa perché? Perché mio papà non lo chiamava neanche Cinà… lo chiamava con il nome di dottore Iolanda perché lo stesso abitava in una villa a Mondello in via principessa Iolanda.

Arriva la busta col papello. Ricordo che mio papà mi disse di non muovermi di casa tanto per cambiare perché sarebbe dovuta venire una persona che lui aspettava e lui si metteva a riposare, quando sarebbe venuta questa persona l’avrei dovuto chiamare. E’ venuta questa persona OMISSIS…

L’imprecazione… il mio papà leggendo questo foglio di carta, perché era un foglio, pronunciò la frase, mi scuso…sono i soliti, il solito testa di minchia proprio disse lui, pronunciò questa frase, ripiegò sto foglio e lo mise in tasca…

Anni dopo Massimo apprende che si trattava delle richieste di Cosa nostra… mio papà me l’ha raccontato in un secondo tempo…gli ultimi anni diciamo che si è un po’ aperto… un minimo di dialogo tra me e mio padre è avvenuto tra … il periodo che è andato agli arresti domiciliari dal ’99 al 2002, perché avevano questa ipotesi di scrivere un libro… mi disse che si era persa una grande occasione… parlando mi disse: secondo me con certa gente non bisognava trattare, visto perché al momento in cui lo Stato si mostra e mostra il fianco a questa gente, sta gente ci marcia… e pio faceva tutti i commenti che comunque non reputava Cosa nostra dice, perché conosco quanto sono ignoranti, quanto sono istintivi… Mio padre ovviamente mi ha sempre raccontato che il suo rapporto all’interno dell’organizzazione Cosa nostra è un rapporto diciamo che faceva parte della sua cultura, nel senso, era ed era soltanto col personaggio Provenzano, suo vicino di casa a cui dava lezioni di matematica e che aveva sempre un po’ osteggiato quella che era l’anima nera di Cosa nostra, il gruppo un po’ violento…

Il contenuto del papello. Anni dopo mi elencò qualcosa come immunità volevano che le famiglie venissero lasciate in pace e mio padre si dannava perché vedeva che certe cose che lui definiva che si poteva discutere, perché dice, nell’elenco di 10-12 richieste ce n’erano 3-4 che si potevano anche intavolare una discussione, ma 7-8 che erano di chi non vuole… mi disse: se io devo vendere sta bottiglia d’acqua 100 euro faccio prima a dire che non la voglio vendere…

Vito Ciancimino parte portando con sé la busta. La busta è partita con mio padre… mio padre non voleva stare a Palermo… pensava che non era… lui non voleva stare qui…

Massimo conferma. Il padre aveva parlato del papello con i carabinieri. Sì. Sì, sì le ha riferite perché lui tornò da Palermo col preciso incontro, di incontrare i generale Mori e di dire, di raccontare quale era stato il contenuto dell’incontro… cosa doveva mettere sul … diciamo quale era la controparte, difatti era molto amareggiato: questi son deficienti, vedrai che ci manderanno a fanculo a tutti perché sono inaccettabili, improponibili, inaccettabili…

Stop alla trattativa… mi ricordo che mio mio papà mi raccontò il fatto che la trattativa si era chiusa nel momento in cui loro gli avevano chiesto proprio la consegna di Riina…OMISSIS

La seconda fase della trattativa. Perché la seconda fase mi sembra che sia stata una fase quasi condotta in prima persona da mio padre, per cui deduco che l’unico contatto diretto mio padre l’aveva con Provenzano, da me conosciuto come il Lo Verde… il contatto con mio padre non era il Cinà… prima era una resa dei superlatitanti in cambio di qualche cosa… carcere più morbido… qualche cosa per i familiari… la seconda fase invece fu diversa…

Il ruolo di Totò Riina nella prima fase. Me l’ha detto mio padre (che il terminale ulteriore del Cinà era Riina ndr). Anni dopo dissi… posso farti una domanda papà… come fai a sapere che chi originariamente ha scritto la cosa o è Riina o qualche altro… mi è venuto a me il dubbio… e mio padre mi disse che aveva un metodo di riconoscere se era il suo amico storico Bernardo Provenzano o se era Rina, dice, abbiamo una maniera di scrivere che noi capiamo…

Il rapporto con Provenzano. OMISSIS Perché lui i rapporti che non erano col Provenzano erano rapporti che gli erano costretti, non erano rapporti cercati…il suo rapporto era proprio primario con Provenzano… gli ho detto: tu sei uno dei pochi fortunati che ha detto cornuto a Provenzano perché dice che quando era ragazzino gli ha detto cornuto…

Nonostante il rapporto con Provenzano, Ciancimino cerca come interlocutore Riina… perché in quegli anni mio padre mi disse che il Provenzano aveva adottato una politica di defilarsi, tant’è che nel secondo incontro… mi racconta che aveva chiesto il passaporto perché voleva incontrare Provenzano in Germania…

La trattativa per arrestare Riina. A parte che mi fu raccontato postumo da mio padre… pio il fatto che me l’aveva detto anche De Donno che era la cattura di Riina e che mi avrebbe consegnato delle piantine topografiche della città, erano gialle e verdi, delle mappe catastali, dive mio padre avrebbe dovuto segnare quelle che dovevano essere le relative utenze telefoniche e la relativa zona dove cercare il Totò Riina… le piantine, io le diedi a mio padre e mio padre le diede a me e io le diedi a De Donno…Ma credo che ci fu un incontro, sì, c’è stato un incontro proprio con le mappe a casa…

Facile catturare Totò u Curtu. Mi disse: certamente non è difficile catturare Riina dal momento in cui so la zona dove sta, gli dico il nome del mio interlocutore, basta seguire l’interlocutore mio che sanno che è diretto interlocutore di Riina, saprà la zona dove sta…

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