Vittime già accertate 2 francesi e un peruviano, 43 i dispersi destinati ad aggiungersi al tragico bilancio

la nave Costa concordia

Pronunciano tutti la stessa frase, colma di paura e amarezza per l’accaduto: “sembrava di rivivere il Titanic”. I commenti dei sopravvisuti raccontano l’incubo della notte quando la nave da crociera Costa Concordia si è incagliata, ha imbarcato acqua e tutto ha avuto inizio.

I morti sono tre: due turisti francesi e un peruviano, membro dell’equipaggio. Circa 67 i feriti, 40 dei quali ancora in ospedale, due gravi. I soccorritori stanno cercando ancora circa 43 persone che mancano all’appello e dei quali si teme si dovranno rinvenire i corpi privi di vita.

A bordo della Costa Concordia, rimasta incagliata vicino all’Isola del Giglio, c’erano 4234 persone, partite da Civitavecchia e dirette a Savona. Tra le 100 e le 150 sarebbero finite in mare al momento dell’impatto.

Fermato il comandante. Il comandante della nave, Francesco Schettino, è stato fermato, come ha confermato il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, che ha aperto un’indagine sul naufragio e lo sta interrogando da alcune ore in merito alla rotta della nave. La Concordia alle 21.30 di ieri, secondo il programma di crociera, avrebbe dovuto passare a 5 miglia dalla costa, nel canale tra l’Argentario e l’Isola del Giglio. Invece si trovava a solo un miglio dalla costa. Questo avrebbe causato l’impatto con uno scoglio che ha procurato un grande squarcio da dove la nave ha iniziato a imbarcare acqua. Il comandante si è difeso.

«La nave Costa Concordia viaggiava su una rotta turistica consentita», ha dichiarato negli uffici della Capitaneria di porto dell’Isola del Giglio. «Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato. Secondo la carta nautica, doveva esserci acqua a sufficienza sotto di noi», ha dichiarato ai microfoni di Tgcom24. Gli uomini dell’equipaggio della nave Costa Concordia «sono stati gli ultimi ad abbandonare l’imbarcazione, assicurandosi prima di salvare i passeggeri», ha sottolineato.

La dinamica dell’incidente non è ancora chiara. L’esame della scatola nera, recuperata dai sommozzatori della Capitaneria di porto, potrà chiarire le circostanze dell’incidente. Secondo fonti investigative, l’urto contro lo scoglio che ha squarciato la chiglia della Costa Concordia è avvenuto probabilmente alcune miglia prima dell’isola del Giglio.

La nave, pur imbarcando acqua, ha proseguito e solo successivamente ha invertito rotta puntando verso il porticciolo Giglio. Nella prima segnalazione fatta alla Capitaneria di Porto, è stato, infatti, riferito che la nave «imbarcava acqua». L’equipaggio ha probabilmente immaginato, in un primo momento, di poter gestire l’emergenza. Quando ciò è parso impossibile, il comandante ha ordinato di cambiare rotta e di dirigere la nave verso l’Isola del Giglio. Proprio l’avvicinamento alla terraferma, secondo molti soccorritori, ha impedito che l’incidente avesse conseguenze ancor più tragiche e che la nave si inabissasse.

In queste ore si rincorrono le voci sulle cifre della tragedia. Dopo aver ispezionato gli unici quattro ponti in sicurezza e aver portato in salvo 60 persone rimaste intrappolate, i Vigili del fuoco hanno provato a ispezionare i ponti sommersi, ma le condizioni non hanno consentito ai sub di entrare. Non ci sono dati precisi, ma i dispersi sarebbero ancora alcune decine, almeno 43, ma, come spiegato dal prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi, si stanno facendo continue verifiche sia nei centri di accoglienza che all’Isola del Giglio.

Al momento queste persone vengono definite dall’autorità come persone «non ancora rintracciate». Alcuni superstiti, infatti, non sarebbero stati conteggiati perché trasferiti in elicottero. A bordo della Costa Concordia, in base all’ultimo dato fornito dall’armatore, erano imbarcati in 4234, di cui 52 di età inferiore ai 6 anni.

La nave da crociera Costa Concordia è rimasta incagliata ieri sera su una secca vicino all’isola del Giglio, in località “Le Scole”, di fronte a punta Gabbianara. La nave è inclinata di circa 80 gradi e ha delle falle su entrambi i lati. Sul fianco sinistro si nota uno squarcio di 70 metri in cui è rimasto incastrato un enorme scoglio. Le cause dell’incidente potrebbero essere, secondo alcune fonti, un errore umano o un guasto elettrico.

Qualcuno ha sollevato l’ipotesi che la scarsa distanza della nave dalla costa possa essere stata motivata dalla necessità di “salutare” la popolazione dell’isola. Una tradizione che accomuna molte delle navi di passaggio. Un primo impatto contro uno scoglio “satellite” dell’isoletta Le Scole, a circa 500 metri di distanza dall’isola del Giglio, e poi la decisione «astutamente presa dal comandante di portare la nave verso il porto in una zona di basso fondale dove effettivamente si è adagiata». È questa la ricostruzione che il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli, ipotizza per spiegare la dinamica dell’incidente della Costa Concordia. La rotta delle navi che da Civitavecchia «risalgono» verso la Liguria, tuttavia, conferma il sindaco, è a circa 2-3 miglia dall’isola. La Costa Concordia, quindi, sarebbe stata fuori rotta. «Sa – spiega Ortelli -, molte navi passano dal Giglio a salutare con un fischio di sirena gli abitanti dell’isola. È uno spettacolo molto bello vedere da terra la nave illuminata e anche dalla nave è suggestivo guardare l’isola nel buio, con tutte le luci accese. Ma questa volta è andata male».

In un primo momento si era parlato di sei vittime e 14 feriti. Gli ultimi dati ufficiali confermano 3 morti per annegamento e una quarantina di feriti ricoverati negli ospedali di Grosseto, Orbetello e qualcuno a Tarquinia (Viterbo). Circa 27 sono stati visitati e poi dimessi. Due sarebbero arrivati al pronto soccorso di Grosseto in condizioni gravi, uno con un trauma cranico e uno con un trauma spinale: il secondo è stato trasferito in elisoccorso a Le Scotte di Siena. Alcuni dei feriti ricoverati sono già stati operati e altri lo saranno nelle prossime ore. Nel presidio sanitario d’emergenza allestito sull’Isola del Giglio sono stati visitati circa 4.000 passeggeri della nave da crociera Costa concordia affondata. Molti avevano lievi traumi, fratture e principi di assideramento. C’era anche una donna incita all’ottavo mese.

Stanno tornando a casa i passeggeri superstiti della Costa Concordia. Tutti sono stati sbarcati a Porto Santo Stefano. Dei 3.216 ospiti a bordo 989 erano italiani, provenienti da tutte le regioni. La maggior parte sardi (208), seguiti da siciliani (195), piemontesi (148) e lombardi (142). I passeggeri emiliani erano 71, 69 i veneti, 42 i toscani, 21 i liguri e 12 i laziali. Una parte è sbarcata in mattinata al terminal di Savona e con mezzi propri o forniti dalla compagnia è rientrata a casa. Altri italiani sono stati trasportati all’aeroporto di Fiumicino e di lì, grazie alla collaborazione con Alitalia, accompagnati ai rispettivi voli. Gli stranieri, di oltre 60 diverse nazionalità, sono stati concentrati all’Hotel Hilton di Roma, da dove vengono smistati ai rispettivi voli. Circa 250 dei 462 passeggeri francesi sono attesi in serata a Marsiglia, dove saranno accolti da una cellula di supporto psicologico gestita dalla Croce rossa e dai pompieri della città del sud della Francia.

I racconti fanno emergere gli attimi di paura e panico. Proprio come nel caso del Titanic diversi passeggeri del Concordia sono morti in mare, per il freddo o affogati, nel buio della notte. «Era come nel film, non potevamo credere ai nostri occhi», ha raccontato una giornalista dell’Adnkronos a bordo della nave. «Siamo scesi con grande difficoltà dalla nave – spiega – ci hanno fatto uscire dalla parte opposta a quella che stava affondando. La nave era troppo vicina alla costa, anche i residenti se ne sono accorti. Per questo dopo l’incidente sono arrivati subito in nostro soccorso».

Naufragio, disastro e omicidio colposo Questi i tre reati ipotizzati, al momento, dell’inchiesta aperta dal procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio. Ad ora non ci sono ancora indagati, «dobbiamo verificare chi era al comando della nave, dove si trovava il comandante e capire le cause», spiega il procuratore. La Guardia costiera è impegnata anche in un’inchesta amministrativa. «Riguardo a eventuali inidoneità dei soccorsi prestati dall’equipaggio – spiega il capitano di corvetta Emilio Del Santos, portavoce della capitaneria di porto di Livorno – è vero che i passeggeri hanno lamentato una lentezza dei soccorsi e un’inadeguatezza dell’equipaggio. Bisognerà ora capire se effettivamente è vero o se questa percezione sia stata determinata anche dalla paura del momento. Occorre anche tenere presente, sui tempi dei soccorsi, l’ingente numero delle persone a bordo». Gli investigatori stanno sentendo tutti i membri dell’equipaggio.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in stretto raccordo con il comando generale della Capitaneria di Porto, ha avviato un’indagine ministeriale per accertare le dinamiche, le cause ed eventuali responsabilità dell’affondamento della nave.

«Al momento non si è verificato e non c’è alcun rischio di sversamento di carburante nelle acque dell’Isola del Giglio dai serbatoi della Costa Concordia e sono state attivate tutte le procedure perchè questo non avvenga», ha aggiunto il sindaco. «Nel primo pomeriggio i serbatoi saranno messi in sicurezza», ha concluso.

La stessa nave nel 2008 aveva avuto un incidente. Il gigante dei mari il 22 novembre del 2008, complice il forte vento, ebbe una collisione contro la banchina del porto di Palermo alla quale stava attraccando. Nello scontro si creò un ampio squarcio tra la prua e la fiancata destra e andò distrutto il portellone di prua. In quella circostanza, però, nessuno si fece male.

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