Il sindacato: “nel 2011 stipendi tagliati di 8mila euro. Siamo ormai prossimi al limite di tenuta del sistema”

Susanna Camusso, segretario nazionele di Cgil

Mai come stavolta, il collasso sembra dietro l’angolo. Mezzo milione di lavoratori in cassa integrazione a zero ore, costretti a rinunciare a 8mila euro in busta paga, pari a un taglio complessivo di 3 miliardi e 650 milioni. Lo calcola la Cgil relativamente al 2011, aggiungendo che oltre 4 milioni di lavoratori (un terzo degli assicurati all’Inps) hanno percepito ammortizzatori sociali.

Il rapporto di dicembre dell’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil, che elabora le rilevazioni dell’Inps, evidenzia che «si chiude l’ennesimo anno terribile per il nostro paese sul fronte dell’andamento economico e produttivo» con poco più di 950 milioni di ore di cig registrate e che porta così il numero di ore totalizzate in questi tre anni di crisi a 3,4 miliardi di ore.

Tre anni che hanno determinato una riduzione del reddito primario di 48 miliardi di euro, solo in parte coperto dati trasferimenti dell’Inps che hanno di fatti compensato solo il 40%. Sul fronte lavoro, invece, le persone coinvolte lo scorso anno a vario titolo dalla percezione di ammortizzatori sociali sono state oltre 4 milioni su 12 milioni e mezzo di assicurati all’Inps, pari a un terzo dei lavoratori.

Il numero complessivo di ore di cassa registrate nel 2011, così come la mole di lavoratori coinvolti, «ci dicono che siamo arrivati ad un punto limite della tenuta del sistema rispetto all’andamento della crisi, come dimostrano le vicende drammatiche alla ribalta in questi primi giorni dell’anno, per tutte Alcoa e Fincantieri», osserva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, secondo il quale «è determinante ormai dare una strategia industriale al paese e allo stesso tempo garantire risorse certe per gli ammortizzatori sociali, e l’estensione di questi, per fronteggiare un anno che si preannuncia difficilissimo».

«Se per l’Istat il tasso di disoccupazione ha raggiunto a novembre la soglia dell’8,6%, quello reale, invece, ha superato il 10%»: è quanto sostiene il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che, insieme al suo Ufficio studi, ha «definito» un nuovo indicatore che misura la disoccupazione «reale». Chiaramente, afferma la Cgia, questo parametro è frutto di un puro esercizio teorico che, tuttavia, dà il senso della difficoltà occupazionale che sta vivendo il Paese. La Cgia è giunta a stimare la disoccupazione «reale», aggiungendo ai disoccupati censiti dall’Istat i cosiddetti sfiduciati. «Ovvero – osserva Bortolussi – coloro che in questi ultimi 3 anni di crisi economica sono usciti dalle statistiche ufficiali perché hanno deciso di non cercare più un nuovo posto di lavoro».

Nel novembre del 2011, secondo la rilevazione dell’Istat, le persone attivamente alla ricerca di una occupazione erano 2.142.000. A questo esercito di senza lavoro, la Cgia ha sommato 438.000 nuovi «scoraggiati» che, in questi ultimi 38 mesi di crisi, sono usciti dalle classifiche ufficiali ingrossando la fila degli inattivi. In pratica, i senza lavoro «reali» sono composti da 2.580.000 persone. Pertanto, sommando ai 2 milioni e 142 mila disoccupati questi nuovi 438 mila “sfiduciati”, il tasso di disoccupazione reale (o tasso reale di marginalità dal lavoro) si attesta al 10,1%: 1,5 punti percentuali in più rispetto al dato ufficiale fornito la settimana scorsa dall’Istat.

«Tra le 438.000 persone che in questi ultimi 3 anni di profonda crisi hanno deciso di non cercare più un lavoro – conclude Bortolussi – risiede in buona parte nelle regioni del Mezzogiorno. È evidente che una gran parte di queste persone è andata ad alimentare l’abusivismo ed il lavoro nero creando gravi danni a quelle aziende che, nonostante le difficoltà economiche, sono rimaste in attività». Infine, sottolinea la Cgia, si ricorda che le forze di lavoro presenti in Italia sono pari a 25.049.000, mentre gli occupati sfiorano la soglia dei 23 milioni (precisamente 22.906.000). In termini percentuali il tasso di attività si attesta al 62,2%, quello di occupazione al 56,9%, mentre la disoccupazione giovanile ha ormai superato il 30% (precisamente il 30,1%).

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