Bruxelles contro i tagli di Standard & Poor’s, alla zona euro. Merkel rilancia: “declassamento non ci fermerà”

Nicolas Sarkozy e Angela Merkel

L’ira di Bruxelles è tangibile, stavolta più che mai. Ore drammatiche nell’Eurozona colpita dalla scure di Standard & Poor’s in chiusura di una settimana che aveva fatto ben sperare sull’allentamento della crisi del debito e intravvedere i primi segnali di fiducia sui mercati.

Ben nove Paesi della zona euro sono stati colpiti dalla scure di S&P, con Francia e Austria che hanno perso la tripla A. Ancora più severo è il taglio che colpisce Italia, Spagna e Portogallo che scendono di due gradini, Roma e Madrid alla tripla B+, Lisbona alla doppia B, livello junk, «spazzatura».

A Parigi, il ministro delle Finanze Francois Baroin ha assicurato che «non ci saranno nuove manovre», né la Francia si farà dettare «la politica dalle agenzie di rating». Una decisione «attesa», dalla politica e dai mercati, ma «fuori tempo rispetto agli sforzi della zona euro», che non va «drammatizzata» ma nemmeno «sottovalutata» è la posizione del Primo ministro francese Francois Fillon. Bruxelles ha reagito con durezza, definendo il declassamento di nove Paesi, sono le parole del Commissario Olli Rhen, «una decisione aberrante». Un commento molto negativo e irrituale che il commissario ha rilasciato, dice, «dopo aver verificato» che il declassamento «questa volta non è casuale, in un momento in cui l’Eurozona sta intraprendendo azioni decisive su tutti i fronti della sua risposta alla crisi». In Germania, Angela Merkel ha ostentato sicurezza.

«La decisione di S&P non ci ha completamente sorpreso», ha detto la Cancelliera sostenendo che per recuperare la fiducia degli investitori, è necessario mettere velocemente in funzione il meccanismo Esm (fondo Salva stati). Il meccanismo europeo di stabilità dovrebbe essere operativo nella seconda metà del 2012 con una capacità di 500 miliardi di euro, a disposizione dei Paesi in difficoltà finanziaria. «Andremo avanti sulla strada del patto di bilancio», ha assicurato, ribadendo che S&P non ha «silurato il pacchetto di salvataggio per l’eurozona».

Il Commissario europeo al mercato interno Michel Barnier si è detto «sorpreso» dalla tempistica di S&P. «Mentre tutti i governi e tutte le istituzioni europee sono al lavoro» per rinforzare la disciplina di bilancio e la governance della unione monetaria S&P ha deciso di intervenire. «Sono molto sorpreso dal momento scelto dall’agenzia di intervenire e dal fatto che non tenga conto dei recenti progressi», ha detto Barnier.

L’agenzia americana ha ribattuto alle critiche sostenendo che l’economia della zona euro ha un 40% di possibilità di entrare in recessione quest’anno, con una contrazione fino all’1,5% del Pil. Ieri ha messo in guardia i governi europei, rilevando che le loro politiche sono troppo concentrate sulla riduzione del debito. «Il rischio di recessione è in aumento e ora stiamo prevedendo una recessione con un 40% di probabilità per quest’anno», ha detto l’analista del credito di S&P Moritz Kraemer.

L’agenzia di rating, che ha definito Italia e Spagna le due economie più a rischio, ha elogiato la risposta flessibile della Banca centrale europea, che ha impedito il deterioramento della crisi del debito sovrano. «La Bce è stata in grado di dare almeno una risposta con le sue misure», ha detto Kraemer. I politici, al contrario, non offrono risposte alle crescenti sfide poste dalla crisi, ha aggiunto. Poco prima di Natale, la Bce ha immesso sul mercato quasi 500 miliardi di euro in prestiti a tre anni. La misura mira a prevenire una carenza di liquidità e incoraggiare i prestiti alle imprese e alle famiglie.

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