“Costa Concordia” affonda: 4200 passeggeri sorpresi durante la cena. Decine di feriti, salvataggio e dramma

"Costa Concordia" piegata su un fianco

Una scena apocalittica che non piò non ricordare il “Titanic”. Tre morti accertati per annegamento, decine di feriti e almeno 50 dispersi. Si aggrava il bilancio della tragedia nelle acque toscane dell’isola del Giglio, dove ieri sera la nave da crociera Costa Concordia si è incagliata a ridosso degli scogli nella secca di Punta Gabbianara.

La Concordia era salpata alle 19 da Civitavecchia con 4.229 persone a bordo: oltre tremila ospiti e poco più di mille tra camerieri e componenti dell’equipaggio. Le lancette si sono fermate neanche tre ore dopo, alle 21,40, quando la chiglia si è incastrata provocando un forte scossone mentre i passeggeri erano alla cena inaugurale. Il botto terribile, poi la luce che va via. Il tempo di capire quello che sta succedendo e l’invito ad indossare i salvagente e avvicinarsi alle scialuppe, «per precauzione». Qualcuno, a bordo, ha pensato al Titanic, di cui tra tre mesi, il 15 aprile, ricorre il centesimo anniversario dell’affondamento.

Nessuno poteva immaginare una notte da tregenda, un incidente così grave come quello accaduto venerdì sera alla nave da crociera Costa Concordia, che si è arenata sugli scogli al largo dell’Isola del Giglio.

Il bilancio rischia di essere assai pesante. Mancano tra le 50 e 70 persone all’appello, ma è un numero recuperabile. La nave è coricata a dritta su un fianco, quasi completamente coperta d’acqua. A bordo della Costa Concordia c’erano 4.228 persone. Intanto il Codacons ha annunciato una “class action” contro la società di navigazione per far ottenere i risarcimenti ai passeggeri.

Negli ospedali di Grosseto ed Orbetello sono stati immediatamente chiamati in servizio il personale medico e infermieristico a riposo. In pochi minuti sono arrivati rianimatori, neurologi, ortopedici, specialisti del pronto soccorso, operatori della farmacia e tutto il restante personale attivato per gestire l’allerta. Tutti i naufraghi hanno ricevuto assistenza immediata prima di prendere posto sui traghetti diretti a Porto Santo Stefano. I 36 feriti sono stati accompagnati in ambulanza ai pronto soccorso di Orbetello e Grosseto, per 21 è stato necessario il ricovero. In genere si è trattato di casi di ipotermia e traumi di vario tipo. Infine, è stata attivato un nucleo di psicologi nelle postazioni mediche avanzate di Porto Santo Stefano.

“Eravamo a cena e verso le 21:30 abbiamo sentito un grandissimo botto, un forte rumore e poi è mancata la luce. E’ scoppiato il panico: le stoviglie cadevano, la gente urlava. Poi, quando è tornata la luce, abbiamo ben sperato e ci siamo rasserenati da soli, visto che a bordo non ci avevano comunicato nulla e sembrava non ci fosse nessun allarme. Poi la nave ha iniziato a inclinarsi”. E’ la testimonianza di Patrizia Perilli, una giornalista che si trovava a bordo della nave. “I residenti dell’isola hanno detto di avere visto la nave avvicinarsi troppo alla costa e di avere capito subito che qualcosa non andava”. A chi, dopo l’ordine di evacuazione, chiedeva informazioni, è stato riferito che c’era “un guasto elettrico, ma tutto il personale di bordo non sapeva una parola di italiano, non riuscivamo a chiedere aiuto o a fare capire loro che qualcuno, come una donna incinta, aveva bisogno di soccorso”. Quanto la nave ha iniziato a inclinarsi, “c’era gente che si è buttata giù dai parapetti in mare per la paura. Per questo sono morti, annegati e per l’ipotermia. Due morti li ho visti io”, ha riferito Perilli sottolineando che c’è stata anche molta difficoltà al momento di calare le scialuppe, perché l’inclinazione della nave rendeva difficilissime le operazioni. A soccorrere per primi i passeggeri sono stati i pescatori.

“E se la popolazione dell’isola, dove sono stati trasportati i passeggeri, è stata fantastica, hanno riaperto i negozi, ci hanno portato coperte, da mangiare, da bene, con grandissima solidarietà, ci aperto gli alberghi che erano chiusi”, molti dubbi restano sulla gestione dei soccorsi: “La prima plancia è arrivata all’isola alle 23:15, l’incidente si è verificato alle 21:40 – ha spiegato – è passato troppo tempo. Sulla carena c’è uno squarcio di 70 metri e dentro ci sarebbe ancora lo scoglio, ce lo siamo trascinato dietro”, ha concluso.

La nave si è arenata sugli scogli, e ha cominciato a imbarcare acqua con conseguente inclinamento. Si è aperto uno squarcio di 70 metri. Dopo l’ordine di evacuazione del comandante della nave, la Capitaneria di porto-Guardia costiera di Livorno ha immediatamente coordinato le operazioni di ricerca e soccorso in mare, attività che vede ancora al lavoro uomini e mezzi di tutte le strutture operative disponibili. Si stanno ispezionando i punti rimasti fuori dall’acqua e, contemporaneamente, i sommozzatori dei vigili del fuoco stanno facendo verifiche nei ponti che sono sotto il livello dell’acqua. La nave è inclinata su di un fianco a circa 90 gradi, hanno fatto sapere i Vigili del fuoco, “ma tocca sul fondale, quindi oltre quello non può scendere”. Ovviamente “non è da escludere la presenza di altre persone a bordo, si stanno ispezionando tutti i locali”.

Il Codacons ha avviato oggi stesso le pratiche per la preparazione di una class action contro la società di navigazione, volta a far ottenere ai passeggeri dell’imbarcazione il risarcimento per tutti i danni subiti. “Si tratta di un incidente di inaudita gravità – ha detto il presidente Carlo Rienzi – Tutti coloro che si trovavano a bordo della nave hanno diritto ad essere risarciti non solo per i danni materiali subiti (costo vacanza, beni personali persi o danneggiati, e ogni eventuale danni fisico), ma anche per quelli morali, come la paura e il terrore subiti, e per i rischi corsi in relazione all’incolumità fisica. Riteniamo che l’indennizzo non possa essere inferiore a 10.000 euro a passeggero”.

“E’ inammissibile che, nonostante le sofisticatissime strumentazioni a bordo di tali navi, installate proprio per evitare scontri e incagliamenti, si verifichino simili incidenti – ha concluso Rienzi – La magistratura dovrà indagare per disastro colposo e naufragio, accertando le responsabilità di chi aveva il compito di guidare la nave in quel tratto di mare”.

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