La Consulta boccia i quesiti, scoppia l’ira del leader Idv: “è un favore al Colle e ad una maggioranza inciucista”

Antonio Di Pietro con la "coppola" siciliana

E’ “guerra aperta” tra Di Pietro e il Quirinale dopo la bocciatura della Consulta dei referendum sulla legge elettorale. Di Pietro ha detto che la decisione della Corte è “un favore al Colle” e il Quirinale ha commentato: “E’ un’insinuazione volgare e del tutto gratuita che denota solo scorrettezza istituzionale”.

Si è rivelato, insomma, rovente il commento del leader dell’Idv al “no” al referendum. Segna una “deriva antidemocratica” di fronte alla quale “è tempo di scendere nelle piazze per una protesta attiva della società civile che non può assistere a un regime”. Di Pietro ha detto che la decisione della Consulta non ha nulla di giuridico o costituzionale, ma solo di “politico e di piacere al capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista”.

La Corte era in plenum, con tutti i 15 giudici in carica. Presidente Alfonso Quaranta, giudice relatore Sabino Cassese. Questo il testo del comunicato della Consulta: “La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della camera dei deputati e del Senato della Repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini di legge”.

Della doppia bocciatura ai referendum non è stato “contento” il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. “Il Pd – ha detto – rispetta la decisione della Corte costituzionale sui referendum elettorali, ma non è “contento” della sentenza. Bersani ha aggiunto che ora sarà necessario comunque cambiare la legge in Parlamento: “Siamo pronti al confronto con tutti, a partire dalla nostra proposta”. Non si è detto stupito dalla bocciatura, invece, il promotore del referendum contro il “Porcellum”, Arturo Parisi. Il “no”, ha detto, è arrivato “come da pronostico riportato dai giornali”, adesso la parola tocca ai partiti e “non vorrei essere nei loro panni”.

“Avevamo annunciato un’accoglienza rispettosa della sentenza, rispettiamo la decisione. Leggeremo le motivazioni”, ha concluso Parisi, annunciando però che, in ogni caso, “noi continueremo la nostra battaglia per interpretare la volontà di coloro che hanno firmato per il referendum”.

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