Assalto alla Gioielleria “Rocca”: il malvivente venne tradito dal suo Dna, estratto dai Ris su nastro adesivo

la Gioielleria "Rocca" a Taormina

Dovrà scontare 5 anni per la rapina alla gioielleria Rocca 1794 di Taormina, Saverio Musumarra, il trentanovenne catanese che il 14 settembre 2010 mise a segno un colpo da 800.000 euro. Ad incastrarlo è stato il suo stesso Dna.

I Carabinieri del Ris di Messina sono riusciti ad isolarlo su un lembo di nastro adesivo e poi lo hanno comparato con il suo. Il catanese Saverio Musumarra, accusato di rapina e sequestro di persona, è stato condannato dal gup Antonino Genovese a 5 anni. Il sostituto Federica rende ne aveva chiesti otto. Quella messa a segno da Musumarra fu una rapina studiata nei minimi dettagli, e soprattutto opera di un commando di esperti professionisti.

I malviventi si appostarono vicino alla gioielleria, attesero che la commessa alzasse la serranda e la spinsero all’interno del locale. Quindi la costrinsero ad aprire la cassaforte e s’impossessarono di numerosi Rolex e gioielli vari.

Prima di fuggire però commisero l’errore fatale: immobilizzarono la commessa e le bloccarono braccia e gambe utilizzando del nastro adesivo. I due si allontanarono raggiungendo un’auto sulla quale li attendevano dei complici. Quando la commessa si liberò diede l’allarme. Nella gioielleria arrivarono i Carabinieri di Taormina, che hanno poi assicurato alla giustizia gli autori della rapina; anche la Polizia del Commissariato di Taormina è stata impegnata nelle indagini ed ha recuperato la refurtiva, individuando inoltre insieme alla Squadra Mobile di Catania il ricettatore del “colpo” avvenuto in Corso Umberto.

La svolta è arrivata quando gli uomini del Ris di Messina repertarono alcuni oggetti fra i quali proprio il nastro adesivo che Musarra aveva spezzato con i denti.

Su un lembo del nastro, infatti, gli investigatori del Ris isolarono il DNA in attesa di risalire al possessore. La svolta arrivò pochi giorni dopo, quasi per caso quando la Squadra Mobile di Catania arrestò quattro persone per una rapina alla Banca Popolare di S.Angelo del capoluogo etneo.

Scattarono le perquisizioni ed a casa di Rosario Placente, uno dei quattro rapinatori, fu recuperata buona parte del bottino della rapina alla gioielleria “Rocca”. Era ovvio che qualcuno di loro, o forse tutti e quattro, vi avesse preso parte. Fu eseguita la comparazione fra il DNA dei quattro malviventi con quello trovato sul nastro isolante. Il risultato fu positivo per Musumarra.

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