La Procura sta per chiudere le indagini sull’omicidio di Melania Rea: “il quadro indiziario è ormai chiarissimo”

Salvatore Parolisi

L’assassino ha già un nome ed un cognome. Arriverà al più tardi venerdì, l’avviso di chiusura delle indagini sull’omicidio di Melania Rea. E conterrà una richiesta precisa da parte della Procura di Teramo, che ha seguito il caso: quella di rito immediato per Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato di aver massacrato la moglie, il 18 aprile scorso, nel bosco di Ripe di Civitella.

L’inetnzione, non ancora ufficiale, della Procura deriva dal fatto che, secondo i pm, il quadro indiziario contro il marito della vittima è chiarissimo. L’orario dell’assassinio – avvenuto prima delle 15 del 18 aprile – le testimonianze che smentiscono la versione dei fatti fornita da Parolisi (nessuno ha mai confermato che lui e la moglie fossero sul pianoro di Colle San Marco, come invece lui ha più volte sostenuto), l’assenza di profili genetici terzi sulla scena del delitto, la presenza del Dna di Salvatore Parolisi nella bocca di Melania, le perizie che hanno mostrato come il cellulare di Melania non agganciò mai la cella di Colle San Marco, nel primo pomeriggio del giorno dell’omicidio: molti sono i punti che potrebbero deporre a favore dell’accusa.

Alla quale però manca la prova regina: non c’è l’arma del delitto, non sono mai stati trovati abiti macchiati di sangue appartenenti a Parolisi, e i molteplici comportamenti anomali messi in atto dal caporalmaggiore – dalla decisione di distruggere e far distruggere alla sua amante i messaggi su Facebook a quella di negare di aver tradito la moglie, fino a quando non venne posto di fronte a prove incontrovertibili – non sono, di per sé, prove sufficienti a giustificare una condanna. Inoltre, i magistrati hanno evocato due moventi diversi: un “imbuto” emotivo derivante dalla necessità di scegliere se lasciare la moglie o l’amante o un “segreto inconfessabile” riguardante la caserma dove Parolisi lavorara.

La richiesta dell’accusa, se accolta, potrebbe portare Parolisi di fronte ai giudici già a febbraio: il rito immediato, infatti, non prevede l’udienza preliminare. E una simile richiesta potrebbe portare la difesa a chiedere, a propria volta, un rito diverso da quello normale: il che portebbe garantire, in caso di condanna, uno sconto di pena.

L’ultima parola sulla decisione spetta però al giudice per le indagini preliminari. A cui toccherà fare la prima mossa nel processo su un caso che si trascina da nove mesi.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=j2I7X2LjWI4[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti