Da stamane si va in aula: la ragazza e la madre Cosima a rischio ergastolo. Misseri: “potrei buttarmi nel pozzo”

Sabrina Misseri

Sabrina Misseri contro tutti. Si apre stamane il processo Scazzi, e la cugina più grande della piccola Sarah, Sabrina appunto, tornerà a far parlare di sè. Lei però non ci sta a tornare sotto i riflettori. E’ convinta di rischiare l’ergastolo ma ribadisce la sua innocenza e annuncia: non voglio foto e non voglio essere ripresa.

Non ha nessuna voglia, Sabrina, di “fare la tigre in gabbia”, come scrive il “Corriere della Sera”. Non vuole essere la regina della scena, e preferisce tenersi lontano da giornalisti e fotografi. Tanto che al suo avvocato, Nicola Marseglia, ha chiesto di fare di tutto per evitare che da quell’aula di tribunale a Taranto, dove da domani comincerà il processo per il delitto Scazzi, esca una sola immagine.

Sabrina è in carcere a Taranto con sua madre Cosima e le due donne si sono sempre proclamate innocenti. I pm sono invece convinti che madre e figlia abbiano ucciso la piccola Sarah e che il padre di Sabrina Michele, scarcerato, sia stato coinvolto solo successivamente, quando le due donne gli avrebbero chiesto di aiutarle a disfarsi del cadavere della ragazzina.

Sabrina insomma per la Procura è un’assassina. Ma lei, anche se dice di temere l’ergastolo, resta determinata: non smetterà di difendersi. “Combatterò fino alla fine”, assicura. Ribadisce che per lei Sarah era una sorella e giura che non ha ucciso nessuno. Sa bene però che la sua posizione è sempre più difficile e che l’ergastolo è un’ipotesi reale. Ma continua a dire di essere innocente. Davanti ai giudici nei prossimi giorni compariranno circa trecento testimoni. E Sabrina dice che vuole guardarli bene per “prendere nota di ogni dettaglio, fare l’elenco di tutte le assurdità di questa storia”.

Da giorni Sabrina studia le carte del processo. Al suo legale ha chiesto un codice penale. Per continuare la sua battaglia, che ricomincia dall’aula Alessandrini del tribunale di Taranto.

«Se le due innocenti non escono di prigione per me è finita io andrò in un pozzo ma poi voglio vedere se saranno bravi a trovarmi». Michele Misseri, ribadisce così il suo monito alla vigilia del processo per l’omicidio della nipote Sarah. Lo “zio” vuole si attesti l’innocenza della figlia Sabrina e della moglie Cosima. «Nessuno mi vuole credere. L’ho detto cosa farò: io quando parlo di Sarah e dico che mi faccio giustizia da solo, dico che la faccio finita. Poi voglio vedere se riescono a trovarmi. Io non riesco ad andare avanti».

Lettere a Sabrina, ma lei non risponde. «Ribadirò la mia colpevolezza. La verità è questa – dice Misseri – Sono state dette delle bugie, io le ho dette ma per colpa degli altri, ho messo in mezzo mia figlia che non c’entra niente. Io a Sabrina chiedo perdono e non smetterò mai di farlo. Le scrivo le lettere ma non ho risposte e mi fa rabbia». «Se sono cambiato e parlo meglio, ringrazio le persone del carcere. Nel carcere ero isolato da tutti e avevo diverse persone che mi facevano da professori».

«Quando vado ad Avetrana e parlo in italiano – spiega il contadino di Avetrana – mi dicono “Adesso sei diventato italiano?”. Poi forse è pure perché io scrivo molto, scrivo sempre e tutti i giorni. Prima parlavo solo in dialetto. Scrivo quello che faccio, della tristezza, perché sono solo. Scrivo di tutto. È come un calendario».

© Riproduzione Riservata

Commenti