Sabrina in lacrime, Michele rilascia interviste. Ressa per aggiudicarsi i 70 posti riservati dalla Corte al pubblico

Michele Misseri in tribunale

E’ scoppiata più volte in lacrime stamane alla Corte d’Assise di Taranto Sabrina Misseri, imputata con la madre per l’omicidio di Sarah Scazzi, la studentessa 15enne di Avetrana (Taranto), uccisa il 26 agosto 2010 e sepolta in un pozzo. Sabrina s’è lasciata andare al pianto all’avvio dell’udienza in cui è accusata di concorso in omicidio volontario aggravato e sequestro di persona con sua madre Cosima Serrano, 56 anni, entrambe agli arresti.

Le due donne, con il padre e marito Michele Misseri, che più volte si è autoaccusato di essere l’unico responsabile dell’omicidio, risponderanno anche di concorso nella soppressione del cadavere.

Sabrina Misseri è scoppiata a piangere seduta in disparte nella gabbia degli imputati. Aveva chiesto di essere protetta, non voleva essere ripresa dalle telecamere e dai flash dei fotografi, e oggi resta indietro, alle spalle della mamma Cosima. Capelli lunghi, cappotto nero, occhiali da vista neri, Sabrina è molto dimagrita. Si passa spesso un fazzolettino sugli occhi. La madre, ferma e imperturbabile, è davanti a lei, mani conserte, gli occhi fissi all’aula.

La prima ad arrivare in Corte d’assise è stata Concetta Serrano, la madre della 15 enne uccisa. La donna è entrata nell’aula accompagnata dal marito Giacomo, dal figlio Claudio e dagli avvocati di parte civile Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Antonio Cozza. Il volto contratto ed emaciato, si è seduta nella seconda fila, dietro ai difensori dei principali imputati. Assediata dalle telecamere e dai flash dei fotografi, è rimasta in silenzio, immobile.

Michele Misseri, accompagnato dal suo legale, Armando Amendolito, è indagato a piede libero. E’ passato dinanzi ai famigliari di Sarah e si è seduto a distanza, su una sedia vicino ad una delle due gabbie della moglie Cosima e della figlia Sabrina. Come al solito non si è sottratto alle telecamere e ai giornalisti, come una star mentre bisognerebbe ricordare che quest’uomo ha gettato una ragazzina (la nipote) in un pozzo.

L’amministrazione comunale di Avetrana si è costituita parte civile al processo, cominciato davanti alla Corte d’Assise di Taranto, per l’omicidio di Sarah Scazzi. In aula è presente il sindaco di Avetrana, Mario De Marco.

La presidente della Corte, Cesarina Trunfio, ha sospeso l’udienza e si è ritirata per decidere se consentire o meno le riprese tv in aula del dibattimento. I difensori degli imputati si sono rimessi alla decisione della Corte, tutti tranne i legali di Sabrina Misseri che, interpretando la
volontà della loro assistita, si sono opposti. «La presenza costante delle telecamere in aula – ha detto Nicola Marseglia, difensore della Misseri -, nuoce al dibattimento». I rappresentanti legali della famiglia di Sarah hanno chiesto che le riprese vengano sospese quando in aula saranno mostrate le foto della vittima.

C’è stata una gara ad aggiudicarsi i posti a sedere riservati al pubblico. Tra gli spettatori c’è chi si è alzato presto e ha viaggiato, oltre a chi vive a Taranto, ha sempre seguito le vicende del caso Scazzi e oggi vuole esserci: 70 persone sono state ammesse ad assistere all’udienza del processo nella corte di assise di Taranto, previo apposito pass. Occupano la sinistra dell’aula, dall’altro lato dei
giornalisti. «Sono situazioni che fanno male al cuore, mi vengono le lacrime agli occhi», dice un’anziana signora, che spera nella «punizione dei colpevoli». «Abbiamo seguito tutto fin dall’inizio – spiegano altre due signore -: il colpevole è nella famiglia: Sarah è entrata in quella casa e non è mai più uscita». Una donna si passa una mano sugli occhi: «Io ho una figlia, sono passata prima al cimitero, da Sarah».

Più caustici gli uomini: «Vediamo se Michele si ammazza davvero», commenta un signore ricordando le ultime dichiarazioni del contadino di Avetrana, che ha promesso si sarebbe buttato in fondo a un pozzo se non avessero creduto all’innocenza di Sabrina e Cosima. Un altro fa notare: «Michele è una vittima: si vede come stava prima a casa con la moglie e come si è fatto bello ora che è solo». C’è anche una studentessa di legge di Taranto che spiega: «Sono qui solo per motivi di studio, non per curiosità».

Complessivamente sono nove le persone a giudizio, tra cui l’ ex legale di Sabrina, l’avvocato Vito Russo, accusato di aver tentato di indurre con minacce un testimone a riferire false dichiarazioni durante le indagini. L’udienza appena cominciata, alla quale sono accreditati oltre 50 giornalisti e per i quali è stata allestita una apposita aula con due monitor TV, sarà prettamente tecnica, per le procedure preliminari come l’ ammissione dei mezzi di prova, delle testimoniane, delle costituzioni di parti civili e per la calendarizzazione del dibattimento.

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