La cancelliera tedesca: “vertice a fine mese, avanti su Tobin Tax”. Il leader francese: “ora priorità al lavoro”

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

Introdurre la Tobin tax e anticipare il vertice europeo previsto a marzo per il patto di bilancio. E’ questa la road map che emerge dal vertice tra Angela Mekel e Nicolas Sarkozy. Un faccia a faccia che è servito anche a chiarire le diversità di vedute emerse negli ultimi giorni tra Francia e Germania.

«Il summit europeo previsto a marzo per il “fiscal compact” sarà anticipato a fine mese», ha annunciato la Merkel. La cancelliera, nonostante l’altolà di ieri di Cameron, rilancia poi sulla Tobin tax: «Combattiamo da anni per la tassa sulle transazioni finanziarie». «Applicheremo la regola sulla tassa finanziaria così come prevede la Commissione Ue. Gli altri verranno dietro», le ha facco eco il presidente francese.

A preoccupare sono ancora le tensioni sui debiti sovrani. I fondi salva stati messi in piedi dall’Unione Europea «devono essere più efficaci», ha chiesto Sarkozy. Mentre oggi a Berlino si è parlato anche di come mettere a disposizione velocemente i capitali al fondo salva statu Esm. Ma l’Europa, oltre a mettere in sicurezza i conti pubblici, deve ripartire. «Credo che la priorità oggi sia la crescita, l’impiego» e la «competitività a livello europeo», ha confermato il presidente francese. L’asse con Berlino, almeno a parole, sembra rafforzarsi: c’è una «intesa stretta» fra Francia e Germania, ha assicurato la Merkel. E per Sarkozy «l’alleanza Francia-Germania è la pietra angolare dell’Europa» e «non c’è futuro per l’Europa se ci sono divergenze franco-tedesche».

I timori restano. «La situazione è tesa signori – ha ammesso Sarkozy – . Estremamente tesa. Dobbiamo essere lucidi, e portare la riposta migliore, nell’ambito dei trattati e nell’ambito della democrazia». Sulla Tobin tax inoltre non paiono esserci spiragli. Inutile che i danesi neopresidenti di turno dell’Ue, o il premier europeista Mario Monti, spediscano segnali concilianti all’inquilino di Downing Street. David Cameron ignora ogni invito al dialogo costruttivo e tira diritto in difesa della City col copione preferito di Margaret Thatcher. Ieri, parlando alla Bbc, il premier britannico ha bocciato ancora l’idea d’una tassa sulle transazioni finanziarie. «Non è logica – ha detto -, se non verrà introdotta in altri paesi e la bloccherò». Il che, a queste condizioni, assomiglia più a un «mai» che a un «forse».

L’idea si basa sulla formula sviluppata dall’economista americano James Tobin all’inizio degli Anni Settanta. Si considera che dopo il 2007 le banche sono state salvate dalla crisi con denaro pubblico e che, dunque, sia giusto che ora diano un loro contributo ai governi che le hanno tolte dai guai rinunciando a parte dei loro incassi. «Equo e fattibile», assicura la Commissione Ue che ha aperto il dibattito a mettendo sul tavolo una proposta per scremare i ricchi. Sarkozy la desidera con forza. «La Francia l’avrà nel 2012», ha promesso il primo ministro François Fillon. Il provvedimento potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri fra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, a seconda delle fonti governative. L’uomo dell’Eliseo lo gioca per non essere sfrattato in estate, per dimostrare che le banche – scintilla dell’incendio che ha portato tutti sull’orlo della recessione non saranno impunite. «Vogliamo dare il buon esempio» ha detto Henri Guaino, consigliere del presidente. In fondo, da uno si comincia.

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