Il Mezzogiorno una volta tanto al centro della agenda politica: Premier convoca summit con Regioni e Comuni

Mario Monti

Appello raccolto, disponibilità – almeno teorica -confermata. Il governo prova a rispondere alla necessità di riportare il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica e degli interessi del Paese e convoca governatori e sindaci delle Regioni del Sud il 17 gennaio prossimo.

Da Palazzo Chigi arriva anche l’impegno a coinvolgere attivamente, e in tempi immediatamente successivi, l’Unione europea, terminale indispensabile per gli interventi e le priorità del programma di rilancio dell’area.

«Il Presidente del Consiglio Monti – si legge in una nota – apprezza l’attenzione dei mezzi di informazione allo sviluppo del Mezzogiorno, obiettivo che è al centro dell’agenda del governo, a partire dall’intesa sottoscritta con le Regioni il 15 dicembre scorso a Palazzo Chigi. Nelle prossime settimane il Governo italiano porterà all’attenzione delle istituzioni europee le iniziative avviate nel Sud e i primi risultati, dando conto dell’attuazione degli impegni assunti sul rilancio di quest’area del Paese nel vertice Euro del 26 ottobre 2011. In vista di queste scadenze – prosegue la nota di Palazzo Chigi – il Presidente Monti intende incontrare il 17 gennaio, insieme ai ministri Barca, Passera e Profumo, gli enti locali dalla cui azione e attenzione dipende una rafforzata strategia di sviluppo per il Mezzogiorno, in un quadro di leale collaborazione tra tutti i livelli di governo».

Un coro unanime, dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Basilicata, dalla Sardegna alla Sicilia. Forte e motivata la volontà degli enti locali di gettarsi alle spalle stagioni difficili, aggravate negli ultimi tre anni dalla pesantezza di una crisi che ha finito per emarginare sempre di più il Sud. Record di disoccupazione giovanile, record di donne emarginate dal lavoro (il 39% secondo l’ultima rilevazione dell’Istat), record di inoccupati: al Sud, più che nelle altre aree del Paese non solo è aumentata la percentuale di chi non cerca più un impiego ma anche di quelli che, espulsi dal mercato del lavoro, non riescono più a rientrarvi.

Di fronte all’emergenza, Regioni e Comuni non hanno scelto la via del piagnisteo. Hanno collaborato subito con il nuovo governo, sottoscrivendo l’impegno per riutilizzare i fondi europei non spesi. E stanno già cooperando sulle linee-guida del piano d’azione messo a punto dal ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca (trasporti, scuola, banda larga e occupazione). Segnali incoraggianti sono arrivati anche dai ministri Profumo (partirà dal Sud il progetto-pilota contro l’abbandono scolastico e per l’obbligo della frequenza fino a 17 anni, con la possibilità di tenere aperti gli istituti anche la sera); e Passera (sgravi fiscali per i neoassunti dalle imprese del Mezzogiorno e cantierizzazione di opere infrastrutturali per oltre 3 miliardi di euro). Ma c’è bisogno di uno sforzo ancora maggiore: riportare il Sud al centro dello sviluppo del Paese vuol dire «imporre» al governo una rotta precisa. Ovvero, sviluppare il Mezzogiorno per far crescere il Paese.

Le due strade, di Regioni e Comuni, sono strettamente collegate: la svolta politica e operativa dev’essere questa, obbligata quanto indispensabile alle sorti stesse dell’Italia, impegnata a recuperare il distacco sulla crescita accumulato nei confronti dell’Europa del centronord.

Il tavolo del 17 gennaio dimostra che la sensibilità del governo è concreta. Ma la sfida espone in prima linea anche la classe politica e dirigente del Mezzogiorno: esserne all’altezza è più che mai un dovere.

© Riproduzione Riservata

Commenti