I commercianti: “in tre anni si perderanno 240mila posti di lavoro. E’ solo un regalo alla grande distribuzione”

polemiche sullo shopping liberalizzato

Mentre il premier Mario Monti da Reggio Emilia annuncia liberalizzazioni questa volta “non timide”, contro l’ipotesi di liberalizzare gli orari dei negozi scendono in campo Confesercenti e Confcommercio. Già ieri a protestare erano stati i sindacati dei tassisti.

Per effetto delle liberalizzazioni e della crisi nei prossimi tre anni “chiuderanno 80.000 esercizi commerciali e si perderanno 240.000 posti di lavoro”, è l’allarme lanciato dal vice direttore generale di Confesercenti, Mauro Bussoni che critica il provvedimento allo studio del governo: “è fuori dal mondo e favorisce solo la Grande distribuzione, senza dare benefici ai cittadini”.

“Non siamo d’accordo con questo provvedimento – spiega Bussoni – e siamo preoccupati. Sbaglia chi pensa che con la possibilità di tenere aperti sempre gli esercizi si recuperano punti di Pil”. Secondo il vice direttore generale di Confesercenti non solo “non ci sarà un aumento dei consumi, perché da almeno 4-5 anni sono in decrescita e non ci sono segnali di ripresa, ma non ci sarà neanche un aumento degli esercizi. Anzi, molti chiuderanno”. In tre anni dovranno chiudere battente 80.000 esercizi con la perdita di 240.000 posti di lavoro.

“Se è un provvedimento per garantire la concorrenza – prosegue Bussoni – non lo capiamo. Ora la grande distribuzione detiene quote di mercato superiori al 70% e l’effetto delle liberalizzazioni farà spostare gli acquisti alla domenica, dove tradizionalmente si concentrano le spese nella Grande distribuzione”.

Dunque “è un provvedimento che non dà benefici al cittadino e rischia di creare uno squilibrio tra le diverse forme di distribuzione”. Non ha caso, ironizza Bussoni, “gli unici che dicono che va bene sono i rappresentanti della Grande distribuzione”.

Confesercenti ha chiesto alle Regioni “di chiedere l’illegittimità del provvedimento: Toscana, Lazio, Veneto e Piemonte hanno accolto il nostro invito e spero che altre aderiranno”. Infine, conclude Bussoni, “c’è un problema di compatibilità sociale: se dobbiamo stare aperti sempre allora devono anche funzionare asili, scuole, sicurezza e trasporti. Per non parlare del problema della gestione del tempo libero in famiglia”.

“Non è valido l’assioma secondo il quale più si sta aperti e più si vende e più si incassa. Il volume delle vendite è determinato dal potere d’acquisto dei consumatori, che in questo momento è bassissimo”, non da quante ore al giorno si tengono alzate le saracinesche dei negozi. Roberto Polidori, presidente di Confcommercio Roma, interviene così nel dibattito sulle liberalizzazioni dopoi suggerimenti fatti dall’Antitrust al Governo e al Parlamento.

“Il diritto di legiferare su sanità e commercio – ricorda – spetta alle Regioni. Non si capisce perchè lo Stato si sia riappropriato di questo diritto per fare un atto che è assolutamente insignificante. Siamo profondamente contrari. Si tratta solo di un regalo alla grande distribuzione”.

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