Continua la caccia al killer del Zhou Zeng ed il figlio. Ma adesso si è scatenata la polemica sulla sicurezza

l'addio a Zhou Zeng ed il piccolo figlio Joy

A 48 ore dal duplice assassinio a Torpignattara di Zhou Zeng e della figlioletta di nove mesi Joy sembra stringersi il cerchio attorno ai due rapinatori che mercoledì sera sono fuggiti dopo ‘il colpo mortale’ a bordo di uno scooter.

Oggi è stata ritrovata la borsa strappata con inaudita violenza dai banditi alla moglie di Zeng, Lia. All’interno gli investigatori hanno trovano 10 mila euro e gli effetti personali della vittima che sono al vaglio del Ris dell’Arma.

Non è ancora chiaro se una terza persona abbia svolto, in qualche modo, un ruolo nella rapina. Così come pure non sono chiare le modalità del ritrovamento della borsa con il bottino avvenuto più di 36 ore dopo il delitto e non lontano dal luogo dove è avvenuto. Sul luogo del delitto non sono stati trovati bossoli (un solo colpo ha ucciso il padre e la bambina) e – contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa – non è stata ancora ritrovata la pistola usata dai rapinatori, probabilmente due balordi.

Intanto, infuriano le polemiche sulla sicurezza dopo un 2011 che ha già registrato 35 morti violente e 12 agguati nella capitale. E le lancette sembrano essere tornate al 30 ottobre 2007 quando fu barbaramente uccisa a Roma Giovanna Reggiani. All’epoca sindaco era Walter Veltroni e al governo c’era Romano Prodi. A parti, più o meno invertite, tornano le accuse sulla sicurezza che ancora una volta diventa campo di battaglia politica e non riesce a essere bipartisan.

Da due giorni, il Pd è all’attacco del sindaco Gianni Alemanno, il motivo: in questi anni ha ha tra le sue priorità soprattutto lo sgombero dei campi nomadi e le ordinanze antialcol sulla movida. Le critiche più agguerrite arrivano da Marta Leonori, membro della direzione nazionale del Pd: “Il Sindaco Alemanno prova a smarcarsi, tardivamente, dall’emergenza sicurezza affermando che ha più volte lanciato l’allarme e che non è il diretto responsabile sul controllo del territorio. Probabilmente – aggiunge nessuno lo ha preso sul serio, a partire dal precedente Governo e dal Ministro Maroni, anche perché ricordiamo tutti le accuse rivolte all’opposizione, rea di esagerare e di fomentare le paure dei romani”.

Il sindaco Gianni Alemanno, rientrato ieri da una vacanza in Patagonia, respinge le accuse dell’opposizione. “Per la amministrazione la sicurezza è sempre stata al primo posto – ha detto a Repubblica – e oggi le metropoli sono i luoghi più esposti alla crescita della criminalità. Quando quattro anni fa ho sollevato questo problema è sembrata un’eresia: venivo accusato di esser un candidato che speculava sulle paure dei cittadini”. Per Alemanno “sta crescendo un tessuto criminale al di fuori dai limiti fisiologici: il traffico di droga e di armi è ormai fuori controllo”.

Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, gli fa quasi eco con una analisi più sociologica:” A Roma, come nel resto d’Italia c’è crisi. Questo ha portato un mutamento dello stato d’animo delle persone, le ha spinte ad agire in maniera istintiva e talvolta fuori dalla norma. Ma la verità è che a Roma si è passati dal coltello alla pistola: è questo che colpisce ed è su questo che dobbiamo riflettere. “Armi e droga sono il vero problema di questa città”.

L’ex sottosegretario all’Interno e deputato Pdl, Alfredo Mantovano, difende l’operato del sindaco e suo collega di partito e lancia una proposta: “uno statuto speciale per la sicurezza” alla capitale perchè “anche per la sicurezza – argomenta così la sua proposta Mantovano – Roma è diversa dalle altre città italiane.

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