Da Berlusconi a Monti la speranza di una svolta è già un “sogno infranto”. E la “casta” difende il mega-stipendio 

Mario Monti e Giorgio Napolitano

La classe politica non ci sta ad essere etichettata come “i strapagati” d’Europa. E’ di queste ore la notizia, che fa discutere, della “rivolta” dei parlamentari, che si difendono da una tale “calunnia”.

Cicchitto, capigruppo del PDL alla Camera, ha parlato di “campagna denigratoria contro i parlamentari”. Se, dunque, rendere pubblica una triste verità è “campagna denigratoria”, allora, quale aggettivo utilizzare per definire la situazione cui vive oggi il popolo autoctono?

Da quando il neo governo si è insediato, non si è fatto altro che parlare di equità, rigore; dove e per chi? La fine dell’era Berlusconiana aveva fatto sperare ad una nuova rinascita del bel paese; gli italiani, tutti, avevano riposto la piena fiducia nel governo Monti, che purtroppo si è rivelato il paladino del potere bancario.

L’equità cui ministro “Protettore delle lobby e dei poteri forti” ha tanto parlato, non trova riscontro in alcun settore della manovra; unico risultato? Tasse, tasse, tasse. Il ministro e la sua squadra si sono ben guardati dal tutelare gli interessi della classe ricca, tentando di arrecare loro minor danno possibile.

L’art. 53 della Costituzione repubblicana dice. “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

Se tale legge fosse stata presa in considerazione e applicata alla lettera, i destinatari della manovra avrebbero dovuto essere proprio chi oggi dalle aule di Montecitorio s’indigna perché accusati di guadagnare troppo. L’ordinamento italiano si fonda sui principi fondamentali, quali: uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità. Nessuno di questi rispettati.

Qualcuno direbbe oggi ” stavamo meglio quando stavamo peggio”. Con il senno di poi, sembrerebbe che tale citazione sia proprio azzeccata. La riforma andava si fatta, ma rispettando tali principi, tutelando i più deboli, invece come la tradizione vuole, avviene sempre il contrario.

Il taglio dei privilegi, come la riforma del sistema delle pensioni dei parlamentari, dovrebbe entrare in vigore dalla prossima legislatura, poiché oggi andrebbe ad inficiare i diritti già acquisiti; a tal proposito ci domandiamo, se i diritti già acquisiti dei parlamentari non possono essere toccati, e quindi rispettati, perché accade diversamente per quelli acquisiti dagli italiani?

Si ribellano, s’indignano senza vergogna e poi trascorrono le festività alle Maldive spendendo cifre da capogiro, facendosi beffe dei cittadini. Il popolo è in ginocchio mentre loro continuano negli sprechi, inoltre ciò che più inorridisce e che stanno facendo di tutto affinché i loro stipendi, privilegi, benefits, come dir si voglia, non siano intaccati.

Benché consapevoli del fecciume politico, gli italiani sanno solo piangersi addosso, perché incapaci di reagire contro il potere dei governanti.

La verità è che manca il coraggio di cambiare le cose, lo stesso e identico coraggio che ebbero in nostri padri durante il conflitto mondiale.

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