Al processo verranno proiettate le immagini (71 scatti) del ritrovamento della ragazzina uccisa ad Avetrana

l'immagine terribile del ritrovamento di Sarah Scazzi

Sono immagini forti, impressionanti, e fanno tornare in primo piano tutto l’orrore del delitto di Avetrana. Tra i tanti documenti e immagini dell’inchiesta sull’uccisione di Sarah Scazzi, nell’aula Alessandrini della Corte d’assise di Taranto sfilerà anche l’orrore del ritrovamento del corpo straziato da 42 giorni di sommersione nell’acqua fangosa del pozzo cisterna dove fu gettata il giorno della sua uccisione.

Non mancherà, insomma, l’occasione (l’implacabile esigenza della giustizia lo imporrà), di visionare la sequenza fotografica di quella terribile notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2010 quando Michele Misseri confessò il delitto (da lui stesso in seguito ritrattato e addossato alla figlia Sabrina), portando magistrati e inquirenti sul pozzo in contrada Mosca.

Sarà un montaggio – spiega il Corriere del Mezzogiorno – composto da settantuno scatti, non sarà facile guardare. La lunga sequela di immagini parte dalle 22,45 di quel mercoledì 6 ottobre per concludersi alle 10 del giorno dopo.

Di quelle immagini ve ne mostriamo soltanto una, per altro eloquente sulla crudeltà di quanto compiuto ai danni della piccola Sarah. Riteniamo, comunque, si tratti di foto crude e non adatte ad un pubblico sensibile.

La prima foto riprende l’arrivo sulla zona del pozzo del pubblico ministero Mariano Buccoliero che per primo ha raccolto la confessione del contadino. Si vede il magistrato che indica ad uno dei suoi uomini il punto dove scavare così come gli è stato suggerito da Misseri.

Da quel momento in poi inizia una interminabile serie di fotogrammi in bianco e nero (tutti depositati agli atti del processo) che mostrano minuto per minuto, centimetro per centimetro, la difficile e pietosa ricerca della tomba di Sarah. Si vedono le mani dei carabinieri che strappano l’erba per raggiungere l’accesso del pozzo, poi i badili che scavano e che dopo quasi un’ora mettono allo scoperto l’antro buio così stretto da rendere difficile credere che un corpo possa esserci passato attraverso.

I fasci di luce delle torce tentano di penetrare il profondo di quel budello fatto di terra e pietre, senza riuscirvi. Quello che le immagini non possono catturare lo avvertono le persone: l’odore di morte che proviene dal fondo del pozzo che da conferma al racconto dell’orco. Si cala una fune per misurarne la profondità della cisterna che è di circa due metri e mezzo a filo dell’acqua.

Poi il lavoro passa all’escavatore meccanico che crea una voragine smantellando la cisterna. Da questo punto in poi le immagini sono inguardabili perché l’antro allargato dalla pala d’acciaio mostra qualcosa che galleggia che è ricoperto di terra. Sarà quella la parte peggiore per chi vorrà resistere. Le fasi del recupero della salma di un essere umano che chiamare ragazzina non è più possibile.

Qualche ora dopo la stessa madre, Concetta Serrano Spagnolo, costretta al pietoso riconoscimento attraverso due foto mostratele all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto dal medico legale Luigi Strada che le ha scattate, dirà che quella «cosa» non è sua figlia, non può dire che è lei. Per questo, scriverà il perito nel referto, saranno i prelievi istologici e la comparazione del Dna dei parenti a certificare l’identità della ragazza.

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