Prevale Taormina sui 2 avvocati ai quali fu riconosciuta nel 2008 dal commissario transazione da 350 mila euro

il Cga dà ragione al Comune

Il Comune di Taormina vince al Cga di Palermo la causa sulla transazione delle cosiddette “parcelle milionarie”.

La casa municipale aveva fatto ricorso in opposizione alla sentenza con la quale il Tar di Catania ha nominato nel 2010 un commissario ad acta per liquidare le somme chieste da due legali che hanno rivendicato il pagamento di esorbitanti parcelle per aver difeso l’ente locale in un contenzioso col Ministero dell’Economia.

Palazzo dei Giurati ha ritenuto non ci fossero i presupposti per la nomina di un commissario, in quanto il Consiglio comunale si era già pronunciato sul contenzioso, bocciando in aula il debito fuori bilancio per il pagamento della transazione che invece era stata fatta nella primavera 2008 tra il Comune (allora in gestione commissariale) e i due legali. Come si ricorderà, i legali (incaricati nel 2006 dall’ente) chiesero, con un ricorso al Consiglio di Stato, la condanna del Comune al pagamento di 3 milioni 563 mila 415 euro e 2 milioni 267 mila 627 euro. Quindi venne fatta una transazione da circa 350 mila euro.

L’attuale Amministrazione ha stoppato quella transazione ritenendo ai due legali spettasse un compenso inferiore a quella pattuito nella transazione (cioè il pagamento di 185.041,14 euro e 159.588,79 euro). Per questo la Giunta ha revocato la transazione e il Consiglio poi non ha riconosciuto il debito fuori bilancio.

Ora ha vinto il Comune e la notizia è stata comunicata con soddisfazione del presidente del Consiglio, Eugenio Raneri: “Il Cga ha annullato (parzialmente, ma di fatto, in relazione all’interesse dedotto in giudizio dal Comune, integralmente) la sentenza del Tar n.3981/10 con la quale era stato nominato il commissario ad acta, che a sua volta aveva liquidato somme per oltre 350 mila euro, non riconosciute dal Comune, a titolo di onorari professionali oggetto di transazione, agli avvocati”.

In particolare il Cga, con sentenza n. 20/12, depositata il 2 gennaio, ha chiarito che: “il giudice, anche nei casi in cui il provvedimento esplicito richiesto abbia natura vincolata, non può sostituirsi all’Amministrazione in alcuna fase del giudizio, dovendosi limitare, in caso di accoglimento del ricorso, a imporre alla stessa l’obbligo di provvedere sull’istanza entro il termine assegnato”.

Pertanto “gli avvocati sono tenuti a restituire al Comune quanto loro liquidato e corrisposto “sine titolo” dal commissario ad acta a suo tempo designato dal Tar, fermo restando l’eventuale successivo riconoscimento “del giusto importo”, degli onorari dovuti dal Comune ai professionisti per l’attività prestata in relazione alla tariffa professionale vigente”.

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