La Procura: “un’associazione segreta, per condizionare il corretto funzionamento degli organi costituzionali”

Marcello Dell'Utri

Per la vicenda della P3 il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello Dell’Utri dovranno affrontare un processo. Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno, infatti, firmato la richiesta di rinvio a giudizio per loro due a altre 18 persone.

Secondo i magistrati capitolini Dell’Utri e Verdini facevano parte di una associazione segreta «volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali». Chiesto il processo, per lo stesso reato, anche per l’imprenditore Flavio Carboni e Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli, e per l’ex giudice tributario Pasquale Lombardi. A Verdini e Dell’Utri è contestato anche il reato di corruzione per vicende legate al business dell’eolico in Sardegna. Per questo filone è stato chiesto il processo anche per il governatore della Regione, Ugo Cappellacci, che è accusato di abuso d’ufficio in merito alla nomina di Ignazio Farris all’Agenzia regionale per l’ambiente della Sardegna.

Immediata la replica di Cappellacci che ha confermato «la serena fiducia nella magistratura, unitamente alla certezza di dimostrare l’assoluta correttezza del mio operato, sempre orientato al puntuale rispetto della legge. Le residue perplessità dei pubblici ministeri riguardano esclusivamente le modalità di nomina del presidente dell’Arpas e sono totalmente svincolate da qualsiasi collegamento con altre vicende». Sempre per la stessa inchiesta i pm romani chiedono il rinvio a giudizio anche per l’ex sottosegretario Nicola Casentino che è accusato di diffamazione per avere tentato di screditare la reputazione dell’attuale presidente della Regione Campania Stefano Caldoro prima di essere scelto come candidato del Pdl alle scorse elezioni regionali. Verso l’archiviazione, invece, l’ex sottosegretario Giacomo Caliendo la cui posizione è stata stralciata da tempo.

Per la procura di Roma – come riporta La Stampa – si è in presenza di «un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata caratterizzata, inoltre, dalla segretezza degli scopi e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonchè apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali». Secondo quanto emerge dall’atto di chiusura indagine dell’agosto scorso, gli imputati avrebbero sviluppato «una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura, della politica e dell’imprenditoria, da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e per il finanziamento di esso e dei suoi membri».

I componenti dell’associazione, quindi, si sarebbero adoperati, secondo la Procura di Roma, per «influenzare la decisione della Consulta nel giudizio sul cosiddetto lodo Alfano», intervenendo «ripetutamente sul vice presidente del Csm (all’epoca dei fatti Nicola Mancino), sui componenti del Csm, per indirizzare la scelta dei candidati e incarichi direttivi (presidente della Corte di appello di Milano e Salerno, procuratore della repubblica di Isernia e Nocera Inferiore)».

Nell’atto di chiusura indagine si citano anche gli«interventi sui magistrati della corte di Cassazione allo scopo di favorire una conclusione favorevole alla parte privata di cause pendenti sia di natura civile (Lodo Mondadori) che penale (ricorso contro la misura cautelare disposta dalla magistratura napoletana nei confronti dell’on. Nicola Cosentino)».

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