In Italia assegni da oltre 16mila euro al mese, senza considerare le ulteriori spese per la rappresentanza

emolumenti record a Montecitorio

Oltre 16.000 euro al mese senza considerare le spese di rappresentanza: i parlamentari italiani sono al top dei compensi tra i sette Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Austria) presi in considerazione dalla Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa, guidata dal presidente Istat, Enrico Giovannini. La Commissione ha pubblicato i risultati del monitoraggio dei trattamenti economici di deputati e senatori sul sito della Funzione Pubblica.

Secondo la Relazione, l’Italia è al top anche per il numero di enti “unici” con una serie di istituzioni, Agenzie e commissioni che non trovano alcuna corrispondenza negli altri Paesi europei (dall’agenzia per i servizi sanitari regionali all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, passando per la Commissione per la valutazione della trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche).

La Commissione, incaricata di studiare la questione dal governo Berlusconi, dalle presidenze di Camera e Senato, e poi dall’esecutivo Monti, segnala dunque luci e ombre, ma sottolinea anche che i dati raccolti sono «del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge». Quindi, «nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito a essa affidato, nonchè delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa». Della questione dovranno occuparsi Camera e Senato entro gennaio: non sull’indennità, ma sulle voci riguardanti i rimborsi per i portaborse e sui viaggi gratuiti.

Il deputato italiano incassa ogni mese – secondo la tabella messa a punto dalla Commissione – 11.283 euro come indennità parlamentare oltre a 3.503 euro come diaria/indennità di residenza e 1.331 euro per il trasporto per un totale di oltre 16.000 euro a fronte dei 12.600 complessivi di un deputato tedesco e dei 13.500 di uno francese. Da queste indennità sono escluse le spese di segreteria e rappresentanza che valgono per i deputati italiani 3.690 euro erogati al gruppo che poi li ridà al parlamentare per pagare, tra le altre cose, i collaboratori.

Per collaboratori e portaborse in Francia e Germania sono previste indennità molto più alte (9.138 mensili in Francia di linea credito che se non usata si restituisce mentre in Germania sono pagati dalla Camera fino a un massimo di 14.712 lordi per parlamentare). Per i parlamentari spagnoli il compenso è molto più basso, con appena 2.813 di euro di indennità per i deputati e 1.823 euro di diaria (per gli eletti fuori Madrid, mentre per gli eletti nella capitale scende a 870 euro).

I parlamentari italiani hanno comunque vantaggi anche sul fronte dei viaggi, con la libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima, aerea, mentre i francesi hanno diritto a soli sei viaggi andata e ritorno fuori dal collegio (e 40 andata e ritorno tra il collegio e Parigi). In Germania c’è diritto alla circolazione libera ferroviaria oltre il rimborso per i voli domestici a pie’ di lista.

La Commissione, che nella relazione ricorda come la ricognizione sia stata effettuata entro il 31 dicembre 2011 e sarà eventualmente rivista entro il 31 marzo 2012, ha preso in esame 34 tra Istituzioni, Enti, Consigli, Autorità e Commissioni presenti in Italia, rilevando come per molti di questi non ci siamo corrispondenze nei sei Paesi europei considerati.

Da un lato, infatti, esistono istituzioni omologhe a Senato, Camera, Corte costituzionale (ad eccezione dei Paesi Bassi), Regioni, Province e Comuni, Consiglio di presidenza della Corte dei Conti, Commissione per la Borsa e Agenzia per il farmaco; dall’altro, invece, non c’è traccia della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, né dell’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) ad eccezione dei Paesi Bassi. Manca negli altri Paesi anche un omologo del consiglio della magistratura militare (non ci sono notizie sulla Spagna per la quale è necessaria una ulteriore analisi).

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