Il capo dello Stato nel tradizionale discorso di fine anno: “Supereremo rischi finanziari e minacce di recessione”

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano dice “grazie” agli italiani: «Per la grande mobilitazione, per la celebrazione e lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, portando le celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche».

Nel sottolineare la difficile situazione economica il presidente della Repubblica ha detto nel dicorso di fine anno che «è inutile farsi illusioni: il debito pesa come un macigno e i tassi sono pericolosamente alti». L’emergenza non è passata, ma rassicura Napolitano «i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili». L’alternativa è una sola: la recessione con tutte le conseguenze che ne derivano. E chi non è convinto dovrebbe pensare «ad assicurare un futuro ai giovani».

Con un accenno alle pensioni e alle nuove regole del mercato del lavoro, l’inquilino del Colle ha chiarito che «l’Italia deve definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi».

In un passaggio successivo dell’ultimo discorso del 2011, il capo dello stato si è scagliato contro le «patologie che affliggono l’Italia». «Corruzione ed evasione, non si può fare a meno di metterle nel mirino quando si parla di conti pubblici da raddrizzare. E’ un’opera di lunga lena che richiede preparazione di strumenti efficaci e continuità, ma è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perchè si agisca in queste direzioni». A partire dagli anni ottanta la spesa pubblicata italiana, ha ricordato Napolitano, è cresciuta in modo incontrollato e insostenibile: «C’è chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale».

E in un discorso che può apparire severo, Napolitano ha acceso la alimentato la fiamma della speranza: «La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà nella comunità». L’anno che si apre sarà un banco di prova, «una grande occasione per il cambiamento e per il balzo in avanti di cui l’Italia ha bisogno». Un cambiamento che interesserà tutti, in particolar modo la classe politica: «Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica». Ai cittadini Napolitano ha invitato a guardare «senza pregiudizi la prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di risolvere i problemi del paese».

E sull’instabilità finanziaria il capo dello Stato ha auspicato una risposta comune da parte delle istituzioni europee: «Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l’Italia, perchè il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta».

Quasi nelle battute finali, Napolitano ha difeso ancora una volta la nascita del governo Monti, ricordando che « la formazione dell’esecutivo è stata il punto di arrivo di una travagliata crisi politica». Con il riconoscimento all’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi di «aver preso responsabilmente atto della situazione». «L’apertura crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell’interesse generale del Paese».

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