Con i discussi party di Renzo Bossi, torna nell’occhio del ciclone l’assessore regionale che supervisiona il “Trota”

Monica Rizzi

L’assessore regionale della Lombardia Monica Rizzi ha annunciato alle agenzie di stampa di aver presentato querela contro “Repubblica” per il servizio in cui si parla di un’inchiesta che coinvolgerebbe il suo compagno Stefano Uggeri e in cui si parla di presunti festini con droga ed escort a cui avrebbe partecipato Renzo Bossi.

“In caso di risarcimento – ha detto l’assessore regionale allo Sport – darò l’intera cifra alla comunità di Bessimo, a Rogno, che si occupa del recupero dei tossicodipendenti”.

La Rizzi parla di “attacco indecente” contro il giovane Renzo Bossi. Lei lo conosce bene visto che Umberto Bossi ha affidato alla Renzi il ruolo di “tutor” del “Trota”. E a sua volta l’assessore(ssa), insomma, è finita di nuovo nell’occhio del ciclone.

I presunti party del Trota e i risvolti di cui si parla in queste ore, mandano su tutte le furie la Rizzi, che già pochi mesi fa ha dovuto fronteggiare un caso spinoso che l’ha riguardata allora in prima persona.

La procura di Brescia ha aperto, infatti, un’indagine per verificare se Monica Rizzi abbia millantato una laurea in psicologia. L’ipotesi di reato è quella di abuso di titolo. Gli inquirenti hanno inoltre avviato ulteriore verifiche per accertare la partecipazione della Rizzi a convegni e incontri pubblici in veste di specialista di problematiche infantili. Ma i problemi maggiori per l’assessore leghista sembrano arrivare dalla Svizzera. Fabio Lorenzi Cioldi, presidente della sezione di Psicologia- Fpse dell’Università di Ginevra dove Rizzi sostiene di essersi laureata, spiega infatti in una mail che “la formazione in psicologia è di minimo 5 anni, il ‘breve corso’ al quale fa riferimento (Rizzi, ndr) non può assolutamente conferirne il titolo”.

Dal 2002 e fino al marzo del 2010, l’assessore avrebbe partecipato a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile, titolo di studio esibito, tra l’altro, nel suo curriculum al Pirellone.

L’aspetto più clamoroso, secondo quanto riportato dal “Fatto Quotidiano” riguarda un convegno sponsorizzato dalla Provincia di Brescia: siamo nel giugno del 2002, e la “dottoressa Monica Rizzi” partecipa come relatrice alla seconda giornata di studio contro l’abuso sessuale sui minori. Il convegno dal titolo “Dì di No! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” è curato da Sabrina Fabbri e da Claudia Remondina dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia. “I relatori – si legge nella presentazione del convegno – affronteranno questi temi con l’esperienza che deriva loro dall’essere in trincea, direttamente coinvolti nella lotta contro l’abuso sessuale”.

Al tavolo dei relatori Rizzi siedeva con il Procuratore Capo presso il Tribunale per i minori di Brescia, Emilio Quaranta, impegnato in una relazione dal titolo: “L’abuso sessuale e la legge”; Ivana Giannetti, presidente del Telefono Azzurro-Rosa, interviene con una relazione dal titolo “Intervista del minore”; Anna Grazia Rossetti, psicologa esperta in linguaggio non verbale, spiega come meglio cogliere nel minore i segnali del disagio; all’incontro non mancano i massimi rappresentanti del mondo istituzionale come il presidente della provincia Alberto Cavalli e il Prefetto Annamaria Cancellieri.

Tra gli specialisti chiamati a discutere di abusi sui minori, intervengono allora anche Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta famigliare del Cbm” e, appunto, Monica Rizzi presentata come “psicoterapeuta infantile”, con una relazione dal titolo “Evoluzione del bambino maltrattato”.

Il Comitato scientifico del convegno – scrive sempre “Il Fatto Quotidiano” – si è fidato senza preoccuparsi di verificare i titoli e l’esperienza professionale maturata nel campo specifico dall’allora futuro assessore Monica Rizzi, che infatti interviene e firma il suo discorso in qualità di psicoterapeuta infantile, arrivando ad affermare: “Collaboro per i problemi relativi all’infanzia con il Senato della Repubblica e in specifico con il senatore bresciano Franco Tirelli”. Un intervento in cui la Rizzi parla di “evoluzione del bambino abusato e di sintomi psicologici e fisici che il minore può sviluppare” e “degli indicatori e dei segni ritenuti, dagli studiosi del fenomeno, caratteristici del bambino vittima di violenza”.

Nel corso del suo intervento Monica Rizzi afferma: “la mia esperienza personale e le centinaia di documenti letti, mi portano ad affermare con certezza che spesso il minore vittima di abuso manifesta un interesse inusuale verso questioni sessuali, disturbi del sonno, ansia, depressione, comportamenti di isolamento e, a volte, comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti”. Un intervento da specialista, che si spinge a consigliare alla magistratura “l’intervento di un tecnico esperto in materia al fine di ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori del minore coinvolgendolo se non quando strettamente indispensabile”.

La relazione prosegue affrontando i temi del reinserimento del bambino abusato e la disamina di alcuni casi riguardanti l’incesto e “le strategie di seduzione a cui ricorre l’abusante nell’incesto, come la svalutazione della figura materna”.

Ma la “psicoterapeuta infantile” va oltre, parlando di “terapie psicofarmacologiche nell’elaborazione del trauma e nel superamento dello stesso” e “dei percorsi terapeutici familiari con l’obbiettivo di ricostruire le relazioni familiari dal punto di vista psicologico e relazionale”. E pensare – conclude “Il Fatto Quotidiano” – che Rizzi è “solo” un ragioniere…

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