Si diffonde la “mania” dei 42 chilometri di corsa. Ma la fatica prolungata non è per tutti, anche se si è allenati

la maratona

Correre fa bene al cuore e il trend in crescita dei “novelli sportivi” viene “legittimato” dai medici.

Da qualche tempo insospettabili di tutte le età si danno alla maratona, 42 chilometri e spiccioli di fatica vera. Ormai ci sono almeno 500 maratone in giro per il mondo, i partecipanti sono oltre un milione e crescono al ritmo del 5% ogni anno.

I neofiti discettano della scarpa ideale, delle tabelle d’allenamento e c’è pure chi accarezza il sogno di partecipare prima o poi alle gare di ultra-triathlon (o ironman), dove, una dietro l’altra, si inanellano una maratona, una nuotata di circa 4 chilometri e una corsa in bicicletta di 180 chilometri. Ora una ricerca pubblicata sull’European Heart Journal avverte: chi esagera con gli sport di (estrema) resistenza può ritrovarsi con qualche danno cardiaco che nella maggioranza dei casi si recupera entro pochi giorni, ma che in circa il 10% degli atleti permane per mesi.

Lo hanno verificato ricercatori belgi e australiani studiando 40 partecipanti a maratone, ultra-triathlon, triathlon di resistenza o gare di bicicletta in montagna: nessuno aveva problemi cardiaci e tutti erano molto allenati (si esercitavano intensamente almeno 10 ore alla settimana). Sottoponendoli a risonanza magnetica, ecocardiogramma ed esami del sangue prima della gara, immediatamente dopo e 7-10 giorni dopo, i medici si sono accorti che tutti al termine della competizione avevano il “cuore gonfio”: il volume cardiaco era aumentato, la funzionalità del ventricolo destro era diminuita. Nel giro di 7 giorni la maggioranza era tornata nella norma, ma alcuni manifestavano ancora zone di sofferenza nel ventricolo destro.

«Il dato è nuovo, ma non sorprendente — commenta Attilio Maseri, cardiologo e presidente della Fondazione per il Tuo Cuore-HCF ONLUS —. I ricercatori hanno infatti considerato atleti che si sottopongono a prove per cui il corpo umano non è adatto: un ironman richiede una prestazione fisica intensa per 11 ore. Con questi ultra-sforzi è ovvio che emerga qualcuno suscettibile a sviluppare danni cardiaci, specialmente al ventricolo destro, che è meno spesso e “forte” del sinistro, spinge il sangue nei polmoni ed è perciò fatto per lavorare contro una pressione bassa. Quando durante lo sforzo intenso la pressione polmonare sale, il ventricolo destro lavora peggio e alla lunga può soffrirne».

Meglio rassegnarsi, l’ironman non è per tutti. Ma vale lo stesso per la maratona? «Chi vuole partecipare a queste gare, ogni settimana si allena in media dieci volte di più rispetto a quanto viene raccomandato per restare in forma e tenere sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolare: di nuovo, è plausibile che fra tanti ci sia qualcuno inadatto a una simile fatica — osserva Maseri —. La maratona non è di per sé pericolosa, ma serve il buonsenso: se si va in affanno con facilità è meglio ridurre le aspettative. Ed è ovviamente indispensabile la visita medica prima di iniziare qualsiasi tipo di allenamento». Soprattutto chi ha più di 35 anni dovrebbe farsi controllare da un medico dello sport e sottoporsi almeno a un elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo; quindi, è sempre opportuno allenarsi gradualmente, tenendo conto delle proprie caratteristiche e dei propri limiti.

«Come estrema cautela potrebbe essere opportuno ripetere i test quando si è già abbastanza allenati e dopo un’eventuale maratona. In questo modo si può valutare se il cuore ha subìto modificazioni e se queste rimangono a lungo — consiglia il cardiologo —. Ma solo esagerando si rischia davvero: la paura di danni al cuore non deve essere usata come scusa per non fare esercizio fisico. Chi svolge un’attività regolare abbastanza intensa vive in media 7-8 anni di più dei sedentari: dovrebbe bastare questo a convincerci che è meglio muoversi.

L’esercizio fisico migliora la funzionalità del cuore e la qualità della vita, perché aumenta la sensazione di benessere: è il farmaco più efficace, a buon mercato e privo di effetti collaterali che ci sia. Peraltro per stare bene non bisogna diventare maratoneti, è sufficiente fare regolarmente una camminata a passo svelto. Il modo per capire se la velocità è quella giusta è parlare con qualcuno: se non abbiamo neppure un po’ di fiatone bisogna accelerare» conclude il cardiologo.

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