Rinvenute 15 tracce biologiche sulla felpa della ragazza uccisa: sarà possibile il confronto col Dna dei 6 indagati

Serena Mollicone

Finalmente la svolta: il killer di Serena Mollicone ha lasciato la sua firma, sui vestiti della vittima.

Dopo oltre 10 anni dalla morte di Serena Mollicone, trovata morta in un bosco ad Arce il primo giugno 2001 (due giorni dopo la sua scomparsa), le indagini sul suo omicidio giungono ad alcuni sviluppi cruciali: gli inquirenti hanno infatti trovato 15 tracce biologiche. Appartengono con tutta probabilità all’assassino (o gli assassini) sugli abiti della 18enne.

La scoperta è emersa durante le analisi che i periti stanno svolgendo nel corso dell’incidente probatorio davanti al gip.

Per la morte di Serena Mollicone, come riporta il quotidiano “Il Messaggero”, sono al momento sospettate sei persone: l’ex fidanzato Michele Fioretti, la madre del ragazzo Rosina Partigianoni, l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola e sua moglie, il figlio Marco e un altro carabiniere Francesco Suprano. Il ritrovamento di tracce biologiche sui vestiti di Serena permetterebbe quindi ora il confronto con il Dna dei sei indagati. Per gli inquirenti alla base dell’omicidio potrebbe esserci un traffico di stupefacenti e la gelosia.

Sono tre i possibili scenari per la morte di Serena. Nelle prima ricostruzione degli inquirenti, Serena sarebbe stata uccisa per aver scoperto un traffico di stupefacenti in cui era coinvolto Marco Mottola. Il ragazzo la avrebbe uccisa al culmine di una lite: accortosi della tragedia avrebbe quindi chiesto aiuto al padre e alla madre, i quali per sbarazzarsi del cadavere, avrebbe a loro volta chiesto aiuto all’ex maresciallo Francesco Suprano.

Un’altra ricostruzione vede coinvolto invece anche l’ex fidanzato Michele Fioretti di Serena: in questo caso a scatenare l’assassino sarebbe stata l’amicizia fra la ragazza e Marco Mottola.

Nel terzo scenario tracciato dagli inquirenti, Serena sarebbe stata uccisa da Michele Fioretti e da sua madre, i quali si sarebbero fatti aiutare da una terza persona rimasta finora nell’ombra. In questo scenario si potrebbe inserire il suicidio del brigadiere Santino Tuzzi, uccisosi nel 2008, perché, secondo l’accusa, sapeva la verità sul giallo di Arce.

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