Testimoni hanno visto una macchina allontanarsi dal luogo in cui è stato ritrovato a Viareggio. Ora l’autopsia

Francesco Panariello

E’ giallo sulla morte del fratello di Giorgio Panariello. Ci sarebbero tre persone non identificate nei momenti della morte di Francesco. Due donne e un uomo avrebbero passato col fratello del celebre attore le ultime ore prima che il suo corpo senza vita fosse ritrovato sul Lungomare di Viareggio.

Vi sono anche dei testimoni, secondo i quali il corpo di Francesco Panariello, conosciuto da tutti come Franco, sarebbe stato portato sul posto, in automobile, da persone che si sarebbero poi velocemente dileguate.

Non è ancora chiaro se le tre persone che avrebbero passato la serata con Franco Panariello, siano anche sospettate di essere le stesse che lo avrebbero abbandonato sul Lungomare. Un testimone ha anche comunicato alla polizia il numero di targa della vettura che si sarebbe allontanata. L’ultima persona che avrebbe raccontato di aver avuto contatti con Francesco, è un suo collega giardiniere.

Gli avrebbe detto che sarebbe andato a cena a Viareggio, da amici. Solo l’autopsia, che sarà effettuata domani mattina dal medico legale Stefano Pierotti, potrà cominciare a fare luce sulla vicenda. In primo luogo, si saprà se il fratello di Giorgio Panariello è morto o meno per cause legate a sostanze stupefacenti.

Sul braccio sono stati trovati i segni di un ago e la Procura cercherà di capire se la responsabilità di quanto accaduto possa essere addossata anche a terze persone. Se insomma qualcuno lo abbia abbandonato agonizzante nel giardino pubblico di piazza della Repubblica, di fronte agli stabilimenti balneari.

Franco e Giorgio hanno avuto un’infanzia molto difficile. Abbandonati da una mamma-bambina quando Giorgio aveva poco più di un anno e Franco era appena nato, erano stati subito separati: il primo affidato ai nonni materni, il secondo messo in un collegio.

Lì era rimasto per 12 anni prima di essere adottato da una famiglia benestante. «Neanche l’affetto della nuova famiglia – raccontò Franco nell’intervista-verità – riusciva a placarmi. Un giorno mi scoprirono mentre portavo via loro i soldi, così tolsero l’ adozione. Fui spedito in un collegio a Siena, ma anche lì durai poco, mi scoprirono mentre stavo rubando dei soldi al preside. Fui ritenuto un caso con pochissime probabilità di recupero così mi portarono dai miei nonni al Cinquale, una frazione del comune di Montignoso».

In Toscana, Franco conobbe il fratello Giorgio ma scappò anche dalla residenza dei nonni per andare in cerca della madre, a Napoli. Finì poi in carcere, si ammalò e cominciò a drogarsi. Fino al momento in cui Giorgio Panariello lo convinse ad andare a disintossicarsi nella comunità di San Patrignano, all’età di 37 anni per uscirne sette anni dopo.

Quella “robaccia”, Franco sembrava non la prendesse più. Lavorava con regolarità ormai da tre mesi e viveva nella casa che gli aveva messo a disposizione il fratello, a Pietrasanta. Che avesse chiuso con il passato ne erano convinti in paese, così come lo erano lo zio Duilio Panariello e il fratello. «Non me l’aspettavo», ha mormorato Giorgio.

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