Il faccendiere fa sapere dall’ Argentina: “ho fatto cose, ma per coprire altri. A gennaio farò rientro in Italia”

Valter Lavitola

Valter Lavitola Prepara il ritorno (e il suo arresto) in Italia passando dall’Argentina dove invita tanti amici a una festa di fine anno che definisce l’«addio alla latitanza».

È l’ultimo colpo di scena di Valter Lavitola, l’uomo chiave di alcuni discussi rapporti internazionali di Silvio Berlusconi, intravisto sin dalla vigilia di Natale a Buenos Aires insieme con la moglie Mariastella Buccioli, che lo ha raggiunto da Roma con il loro bimbo di sette anni per gli ultimi adempimenti e per quelle che saranno le ultime settimane di libertà.

Dopo le performance televisive con le interviste via satellite da località top secret, lasciato il rifugio degli ultimi mesi, forse a Panama, forse in Bolivia, forse dopo un passaggio in Brasile, l’ex direttore de L’Avanti – come riporta il Corriere della Sera – avrebbe infatti deciso di costituirsi a gennaio in Italia, come conferma ad alcuni amici fidati chiacchierando nei ristoranti sul porto di Buenos Aires. Una sosta utilizzata per mettere a punto la linea difensiva, stando a quanto sussurra al Corriere una fonte.

La tesi di Lavitola, sintetizzata in una battuta, «Ho fatto delle cose, ma per coprire altri…», è il leitmotiv di una full immersion che lo vede impegnato nello studio privato di una emittente privata. Uno studio noleggiato dove lavora soltanto insieme con un amico, un tecnico di sua fiducia forse fatto arrivare dal Brasile. Nessuno può assistere alle registrazioni dei nastri in cui Lavitola riepiloga tutte le vicende, analizzando il contenuto di alcune intercettazioni, a suo modo cercando di essere esaustivo nelle risposte alle stesse domande che, prevede, gli saranno fatte dai magistrati appena arrivato a Roma.

Meta che il faccendiere maturato alla corte di Craxi, poi avvicinatosi a Berlusconi, avrebbe deciso di raggiungere nei primi giorni di gennaio, dopo la festa d’addio alla latitanza organizzata per gli amici a Salta, in una sua proprietà immersa nel verde, una residenza a poco più di un’ora di volo a Nord di Buenos Aires, ai piedi della cordigliera delle Ande. Risale allo scorso primo settembre il mandato di cattura emesso a suo carico, da allora ufficialmente irreperibile e quindi latitante. Ma già da tempo Lavitola, indagato insieme all’imprenditore Giampaolo Tarantini, cerca di far perdere le sue tracce.

A fine agosto in un suo intervento sul sito de L’Avanti aveva scritto: «Mi trovo in Bulgaria per contatti con potenziali distributori di pesce congelato». Poi, nei primi d’ottobre, girò voce che la Procura di Bari avrebbe chiesto al gip di revocare la misura restrittiva emessa a carico del faccendiere, in assenza di gravi indizi di colpevolezza sulla consumazione del reato di induzione a mentire. Ma due settimane dopo la stessa Procura confermava la richiesta di arresto e, a fine novembre, mentre il Tribunale del riesame respingeva la richiesta di scarcerazione presentata dai legali, con uno scoop il settimanale Oggi lo intercettava con moglie e figlio a Panama, grazie al fotoreporter Alan Fiordelmondo.

Da allora pensa alla messa a punto delle registrazioni che dovrebbero spiegare anche il contenuto di conversazioni come quella in cui Berlusconi, amareggiato, nel 2009, si sfoga con lui: «Siamo nelle mani dei giudici di sinistra… Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il Palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica : cose di questo genere, non c’è un’alternativa…».

Se ne parlerà anche brindando al 2012, alla festa d’addio alla latitanza, a Salta, cuore di un’Argentina che Lavitola considera da tanti anni il suo secondo Paese, quartier generale della flotta con cui si vanta di aver fatto «il pescatore», come spesso ripete un po’ gigioneggiando, in effetti gran timoniere in passato di un’impresa di import-export di pesce congelato fra Europa e Sudamerica. Attività che avrebbe accresciuto le sue floride disponibilità economiche.

Non a caso alle cene con gli amici, parlando del ritorno a Roma, cosciente dell’arresto, viene fuori l’idea di decollare da Buenos Aires con un aereo privato. Per lui non sarebbe la prima volta. Ma non ha mai trovato i carabinieri sotto la scaletta. Come sa che accadrà stavolta, certo di riottenere la libertà in breve tempo. Forse il tempo necessario ai magistrati per visionare quei nastri, se davvero li sta registrando.

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