Doni: “ho aderito all’illecito, solo per la passione che mi legava alla squadra e aiutarla a centrare l’obiettivo”

Cristiano Doni

Altra svolta negli uffici della Procura di Cremona, sede dell’interrogatorio del calciatore del Piacenza, Carlo Gervasoni, arrestato lunedi’ scorso nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse.

Il difensore ha parlato di altre 10 partite “corrotte”, rispetto a quelle già note dalla magistratura, 3 delle quali di Serie A.

Gervasoni è stato interrogato dal procuratore della Repubblica Roberto Di Martino e, davanti al gip Guido Salvini, aveva già ammesso i fatti che gli venivano contestati e aveva parlato di altre numerose partite che non erano contenute nella ordinanza di custodia cautelare.

Aveva inoltre fatto i nomi di 20-25 altri calciatori che avevano partecipato alle combine sin da quando Gervasoni militava nell’Albinoleffe.

Dopo Gervasoni sarà interrogato Alessandro Zamperini, il calciatore che avvicino’ l’atleta del Gubbio, Simone Farina, promettendogli 200 mila euro per falsare Cesena-Gubbio di Coppa Italia del 30 novembre scorso. Farina rifiuto’ l’offerta e denuncio’ l’episodio alla giustizia sportiva. Zamperini finì quindi in carcere.

L’ex capitano dell’Atalanta, come riporta l’Ansa che ha potuto visionare l’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato di aver “aderito all’illecito sportivo, solo per la passione che mi legava alla squadra e la speranza di poterla portare all’obiettivo di quella stagione”.

Cristiano Doni davanti al Gip Guido Salvini e al procuratore della Repubblica ha confermato la manipolazione di Atalanta-Piacanza – terminata 3-0 per la Dea con doppietta proprio del fantasista orobico -: “Io non avuto alcuna parte in guadagno o vicende simili attinenti a scommesse su questo risultato”.

A queste dichiarazioni fanno eco le parole di Salvatore Pino, legale di Doni che a Radio Sportiva, ha voluto spiegare la situazione del suo assistito: “Dal punto di vista umano credo che tutto sia partito dalla retrocessione della squadra in B e dal desiderio di riportarla su. Gli si è paventata la possiblità di ottenere risultati facili. Poi indubbiamente delle scommesse ci sono state. Ma sotto il profilo umano, ha specificato che mai nella vita si sarebbe sognato di vendere una partita contro la sua squadra. E’ il nome più celebre, ma credo avesse un ruolo marginale”

Gli ultras dell’Atalanta chiesero conto a Cristiano Doni delle vicende che lo vedevano coinvolto nella combina di partite per le quali e’ stato arrestato. Lo si evince da un’informativa del servizio centrale operativo (Sco) della polizia, depositata agli atti dell’inchiesta della procura di Cremona nell’ambito della quale l’ex capitano dell’Atalanta e’ stato arrestato con 16 persone.

Dagli atti dell’inchiesta emerge che una dipendente della Lega Calcio di Milano aveva contatti telefonici con l’ex capitano dell’Atalanta e con il suo compagno di squadra Thomas Manfredini e i calciatori da lei ricevevano ”particolari dell’inchiesta diversamente a loro sconosciuti” e ricevevano ”preziosi consigli sulla strategia da riferire ai propri legali per contrastare le accuse del procuratore federale”.

In alcune conversazioni, annotano gli agenti della polizia di Stato, la donna ”non nasconde di poter arrivare facilmente a raggiungere gli appartenenti alla Commissione per indirizzare la sentenza in favore dei calciatori, anche se poi non emerge alcun elemento che possa avvalorare questa sua possibilita”’. ”E’ comunque indubbio – concludono gli investigatori – che la stessa, appartenendo comunque all’organo federale della Lega Calcio, possa di conseguenza facilmente riconoscere alcuni membri della Commissione giudicante”.

Infine, è stato scarcerato, e nei suoi confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari, Filippo Carobbio, giocatore in forza allo Spezia, arrestato lunedì con altre 16 persone.

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