Bombe contro le chiese cattoliche durante la messa: l’ombra di Al Quaeda dietro la “setta” degli attentati 

attentati in Nigeria

Due esplosioni sono state segnalate da testimoni nel nord-est della Nigeria, nella città di Damaturu. Le esplosioni, delle quali al momento non è stata accertata la natura, si aggiungono agli attentati di questa mattina contro chiese cristiane che hanno provocato almeno 27 morti, anche se il bilancio è ancora provvisorio.

Stamane erano state colpite una chiesa cristiana nella città di Gadaka, nello stato settentrionale di Yobe, dove le informazioni sin qui giunte parlano di diversi feriti, a Madalla, nei pressi della capitale nigeriana di Abuja, dove era stata presa di mira la chiesa cattolica di Santa Teresa durante la messa di Natale e sarebbero morte almeno 25 persone e infine nelle vicinanze di una chiesa della città di Jos, nel centro della Nigeria, dove ci sarebbe un morto accertato.

A Jos, secondo quanto hanno fatto sapere le autorità, la seconda esplosione avrebbe avuto luogo vicino alla Mountain of Fire and Miracles Church. Poco dopo, un uomo armato avrebbe aperto il fuoco sulla polizia che era a guardia dell’area ed avrebbe ferito un agente. Altri due esplosivi di fattura locale sarebbero stati trovati e fatti brillare in una costruzione poco distante.

La Nigeria ha affrontato negli ultimi tempi una serie di attacchi da parte di una setta di radicali musulmani conosciuta come “Boko Haram”, il cui nome significa “l’educazione occidentale è un peccato”. La setta ha rivendicato per ora il solo attentato di Abuja, anche se pare improbabile che si tratti di episodi isolati, non solo per la tempistica delle esplosioni, ma anche perchè nei giorni scorsi la setta aveva fatto minacce specifiche, dicendo che avrebbe spazzato via le celebrazioni natalizie. «Continueremo a lanciare simili attacchi nel nord del Paese nei prossimi giorni», ha detto al telefono con l’Afp un uomo, affermando di parlare a nome del gruppo islamico.

Secondo un calcolo reso noto dall’Associated Press la setta sarebbe responsabile per almeno 465 uccisioni soltanto quest’anno. La Santa sede ha definito gli attentati di oggi frutto di un “odio cieco e assurdo che suscitare e alimentare ancora più odio e confusione”: lo ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

La Nigeria è il Paese più popolato di tutta l’Africa, con oltre 160 milioni di abitanti.

La setta islamica di Boko Haram è un gruppo fondamentalista che si richiama ai talebani dell’Afghanistan, legato anche alla branca maghrebina di al Qaida (Aqmi).

Composto prevalentemente da studenti che hanno abbandonato gli studi, il movimento nasce nel 2002 a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord est del Paese. Ma è nel gennaio 2004 che si fa conoscere, installando la sua base nel villaggio di Kanamma, nello Stato di Yobe, alla frontiera con il Niger.

Nel 2009, Boko Haram lancia una insurrezione sotto la guida dell’ex leader Mohammed Yusuf a Maiduguri la cui brutale repressione da parte dell’esercito nigeriano provoca 800 morti. Da allora non si conosce più la base del movimento. Inizialmente contava circa 200 membri, fra cui due donne, ma al momento non sono note neanche le sue dimensioni attuali.

Come l’ex regime talebano in Afghanistan, i “taliban” della Nigeria – così vengono chiamati – mirano a instaurare uno Stato “islamico puro” nel nord del Paese. Dal 2010, la setta ha esteso il suo campo d’azione.

Attiva essenzialmente nel nord del Paese – a maggioranza musulmana – è presente ormai in altre regioni, come la capitale federale Abuja, dove a giugno ha compiuto un attacco contro il quartier generale della polizia e ad agosto contro la sede delle Nazioni unite.

I legami della setta superano ormai le frontiere della Nigeria. Il 15 giugno, il movimento in un comunicato ha annunciato che alcuni suoi membri erano stati addestrati militarmente in Somalia, Paese ancora in parte controllato dagli Shebab, combattenti islamisti legati ad al Qaida.

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