Un collaboratore di “ISF” racconta il forte impegno e la missione per facilitare l’accesso agli strumenti moderni

i partecipanti al "Progetto Congo"

Un progetto che si propone di organizzare l’allestimento di un’aula informatica per l’alfabetizzazione in un paese come la Repubblica Democratica del Congo è senz’altro una sfida affascinante.

Quindi affascinati da questa idea io e Massimo ci siamo imbarcati, fin dal Giugno 2010, in questa impresa, con una buona dose di incoscienza. Incoscienza dovuta a vari aspetti: la nostra inesperienza, l’inesperienza della sezione ISF-Lazio (Informatici Senza Frontiere) che ci supportava, la mancanza di informazioni sulle condizioni che ci attendevano.

Tuttavia, un bel carico di incertezza è implicito in questo genere di missioni e con questa convinzione non ci siamo fatti irretire dalle difficoltà organizzative che via via si sono presentate a noi, ben prima di partire da Roma.

Prima del viaggio, la mia idea del Congo RD proiettava nel mio immaginario uno scenario selvaggio, crudo e primordiale. Era per me il primo viaggio nell’Africa equatoriale, ma soprattutto nell’Africa non turistica, quindi la curiosità di osservare quei luoghi estranei alle solite dinamiche occidentali mi assaliva.

Questo scenario immaginato si è sgretolato fin dal percorso che dall’aeroporto di Kinshasa ci ha portato in città: le cataste di immondizia avvolte nella cupa cortina di smog mi hanno preso allo stomaco e stordito. Un tale concentrato di malessere ambientale era qualcosa che mi sorprendeva.

Questi cittadini vivono in un pozzo malsano e assorbono tutto il peggio che la tecnologia moderna riesce a sversare su di loro. Certo, hanno le automobili, ma il carburante che usano ha una raffinazione incredibilmente inquinante e il colore del loro cielo adesso è grigio e l’aria irrespirabile, per non parlare delle strade talmente malridotte da mangiarsi pezzo dopo pezzo le loro vetture. Certo, hanno i cellulari, ma le confezioni in plastica, le sim e tutto il materiale di imballaggio finisce sulla strada (non esiste una raccolta dei rifiuti) per essere bruciato. Certo hanno la corrente elettrica, ma il voltaggio è talmente basso ed instabile che molte apparecchiature (tra cui i neon) sono spesso inutilizzabili.

Però hanno la democrazia, per cambiare le cose, se solo non si presentasse sempre lo stesso individuo, spianata la concorrenza dalla paura stessa di candidarsi. Dopo il nostro arrivo a Kinshasa, abbiamo avuto modo di attraversare la regione del Basso Congo in taxi, su una delle rarissime strade asfaltate. Nei villaggi incontrati, per quel poco che si riesce ad osservare dal taxi, il ritmo scorre molto meno caotico e gli unici centri di attività sembrano i mercatini lungo la strada che offrono ogni genere di frutta e verdura, ma anche qualche bestia catturata (un gatto selvatico proposto attraverso il finestrino).

Arrivati a Boma, antica capitale e porto fluviale sul fiume Congo, la scena trovata non era assai diversa da Kinshasa, semmai una situazione delle strade peggiore. Una volta raggiunta la comunità scolastica dove allestire il corso, alcuni nodi sono venuti al pettine, primo tra tutti la scoperta che il carico della prima spedizione di pc era stato dirottato su destinazioni diverse da quelle previste.

l'aula informatica allestita nella Diocesi

Ad ogni modo, le condizioni ci hanno permesso di allestire l’aula secondo i nostri obiettivi e tenere il corso. La partecipazione è stata buona (al di là della capienza opportuna) e la fame di conoscenza in minima parte soddisfatta. Il maggior punto di forza, a mio parere, di questa missione, è la messa a disposizione di un’aula funzionante e abilitata alla connettività Internet. Aula che potrà essere usata in futuro sia per esercitarsi con l’uso pratico degli elaboratori, sia per comunicare con noi in Italia per la formazione a distanza.

Ci è molto dispiaciuto che le suore non siano riuscite a proporre del personale adeguato alla gestione dell’aula dopo la nostra partenza, cosa che ha giustificato l’appropriazione di tutto il materiale da parte della diocesi di Boma.

Collaborare e vivere con le persone che ci hanno aiutato in Congo mi ha infuso un certo ottimismo nella capacità dell’uomo (anche se in questo caso bisognerebbe parlare soprattutto di donne) di superare le avversità, con il sacrificio, l’energia, la volontà. Il loro spirito combattivo è notevole, mentre l’assenza di qualunque tentativo di suscitare pietismo sorprende: nessuno chiede l’elemosina.

La Chiesa è onnipresente, seppur le sue forme sono molto più sfumate e contigue con la vita di tutti. I padri si mischiano per le strade con abiti comuni, sono coinvolti nei problemi più banali e dialogano alla pari con chiunque, dal vescovo all’autista del taxi. Le suore sono dei caterpillar che non si fermano mai, impegnate tutti i giorni a costruire scuole, sfamare, insegnare, macinando chilometri di polvere.

Ma oltre a questa Chiesa di “militanti”, c’è anche quella più istituzionale, che sembra muoversi più su logiche di dominazione che di carità, appropriandosi di risorse per le sue esigenze e sottraendole contemporaneamente a chi potrebbe utilizzarle per elevare il suo livello sociale. Da questo punto di vista è esemplare il caso del materiale da noi spedito e deviato sugli uffici della diocesi anziché per la formazione. Di questo bisognerà tenere conto nel proseguio dei progetti, per evitare di disperdere energia e risorse.

Fortunatamente la comunità “militante” che ci ha accolto è molto attiva e si sta organizzando per costruire le sue strutture per la formazione, in modo da essere autonoma rispetto alle alte gerarchie. Collaborare con loro ed arrivare a fornire un contributo concreto affinché le persone più bisognose abbiano i mezzi e la conoscenza per informarsi e comunicare è la sfida che ci attende nei prossimi mesi.

In questi giorni in Congo RD la situazione è molto confusa a seguito delle elezioni presidenziali tenutesi in Novembre. Grazie alla corrispondenza che ho stabilito con un padre che sta vivendo la situazione da vicino, nei prossimi giorni conto di pubblicare gli aggiornamenti che mi fornirà.

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