Anche un drone nella sfida natalizia lanciata dagli attivisti per impedire i raid delle baleniere giapponesi

i giapponesi fanno strage di balene

Uno scontro senza tregua. C’è anche un piccolo drone a cercare di proteggere le balene. È grazie all’uso di un aereo radiocomandato, dotato di apparati fotografici, che gli eco-guerrieri di «Sea Shepherd» sono riusciti a seguire le mosse della baleniera giapponese «Nisshin Maru».

Nelle acque dell’Antartico si è svolta, alla vigilia di Natale, una nuova sfida tra i pescatori e gli attivisti. Un duello con il consuento dispiegamento di forze.

I giapponesi hanno schierato tre unità di scorta per ostacolare la ricognizione dei «pirati verdi». In particolare dell’ammiraglia degli ecologisti, la «Steve Irwin» che era sulle tracce della flottiglia da alcuni giorni.

I pescatori avrebbero cercato di fare da scudo alla «Nisshin Maru» dandole tempo di allontanarsi. Ma gli ecoguerrieri hanno risposto lanciando un drone, l’ultima arma nel loro arsenale acquistata grazie a delle donazioni.

Il velivolo si è messo in caccia ed è riuscito a individuare la baleniera. In base a queste informazioni ad altre due navi della «Sea Shepherd» – la «Bob Baker» e la nuovissima «Brigitte Bardot» – hanno fatto rotta verso la zona dove probabilmente incrocia la Nisshin Maru, un settore a sud ovest delle acque australiane. E sono pronte a dare battaglia con azioni di disturbo con raid di gommoni veloci, lanci di proiettili di burro rancido, tiri di fumogeni e petardi.

Le navi dei «pirati verdi» sono bene attrezzate (hanno anche un elicottero) e gli attivisti sono motivati. Dall’altra parte ci sono i giapponesi, che non scherzano. A bordo delle baleniere ci sono guardie armate che usano idranti, bombe stordenti e altri trucchi per contrastare i militanti. Inoltre i capitani delle unitè eseguono mosse aggressive che hanno portato alla distruzione di un sofisticato catamarano impiegato dalla «Sea Shepherd».

Per la campagna 2010-2011, gli ecologisti hanno acquistato – per 4 milioni di dollari – il trimarano «Ocean 7 Adventure», poi ribattezzato «Brigitte Bardot», in onore dell’attrice francese famosa per le sue iniziative in difesa degli animali. Dotato di sistemi moderni, dalla linea aggressiva, il battello può raggiungere una velocità massima di 24 nodi.

Il Giappone continua, insomma, a cacciare le balene nelle acque dell’Antartico, in un santuario per cetacei che è zona protetta e dove gli animali dovrebbero vivere indisturbati e riprodursi. Il Giappone insiste nell’affermare che la caccia alle balene è effettuata per scopi scientifici, ma il commercio di carne di balena copre una ricca parte del mercato giapponese e le balene vengono uccise per essere immesse sul mercato alimentare del Giappone.

Contro questa pratica che sarebbe vietata anche la Sea Shepherd Conservation Society ha scatenato “Godzilla”, un mezzo nel tentativo di intercettare le baleniere giapponesi e impedire l’uccisione delle balene. Il nome di quest’ultima imbarcazione veloce e dall’aspetto aggressivo è Gojira, il nome del famoso mostro marino risvegliato da un’esplosione atomica del film giapponese degli anni cinquanta, che in inglese è stato tradotto come Godzilla.

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