Nella “Perla” 12 alberghi sul mercato. La crisi avanza e l’economia locale vive l’incubo di debiti e svalutazioni 

la crisi "si prende" Taormina

L’economia di Taormina al collasso: lo si dice ormai da diverso tempo, ma alle porte del 2012 la situazione è vicina al punto di non ritorno.

La recente decisione di alcuni grandi gruppi alberghieri di stagionalizzare le proprie strutture, con la sospensione e/o licenziamento del personale (da questo momento vi saranno assunzioni solo con contratti a tempo determinato), simboleggia il momento di difficoltà conclamata in atto nella vecchia capitale del turismo siciliano.

Il nuovo anno riceverà “in eredità” i numeri pesanti di un intero sistema: non solo gli alberghi ma anche le attività commerciali e le attività di comprevendita di immobili sul territorio. E, sullo sfondo, ci sono le banche, in attesa di garanzie che troppo spesso non arrivano più.

A Taormina ci sono almeno 12 alberghi in vendita, tenendo conto che si tratta di un settore nel quale la maggior parte delle trattative sono condotte con trattative riservate o affidate ad agenzie immobiliari anche di altre province e regioni per evitare i clamori “paesani”.

Nel dettaglio si parla di un albergo a cinque stelle, cinque hotel a 4 stelle, e 6 alberghi a 3 stelle. Un patrimonio immobiliare di circa 200 milioni di euro, stimabile su una cifra non inferiore comunque ai 180 milioni di euro, a vario titolo è in vendita. Va anche detto che 2 strutture ricettive stanno per andare all’asta e che di recente un’altra è stata interessata da procedura giudiziaria.

Non va meglio nel settore commercio, dove in pieno centro storico ci sono (almeno) 7 ristoranti destinati a cambiare gestione o proprietà.

C’è chi addirittura si è visto chiedere 7 mila euro per il rinnovo dell’affitto. Una cifra assurda e spropositata dentro la quale c’è tutta l’ostinazione dei tanti proprietari di immobili a Taormina che non hanno ancora compreso come, a fronte della crisi, nessuno sia più in grado di pagare affitti onerosi.

Ed ancora: si contano almeno 16 negozi che stanno per dichiarare il fallimento. C’è un elenco neppure stimabile di immobili privati messi in vendita: in alcuni casi hanno prezzi fuori-mercato solo perchè ubicati “a Taormina”, e in altri passano subito di mano invece a cifre “d’emergenza”. Per chi sta peggio scattano, invece, i pignoramenti.

Nei prossimi 45 giorni sono previste 8 aste giudiziarie e riguarderanno immobili per lo più delle frazioni e periferie, dove ancor più di chi vive in centro la vita si è fatta molto dura.

Uno dei rischi, come detto, è che la necessità spinga i proprietari a vendere i beni a prezzi sottostimati: un hotel tre stelle di Taormina pare sia stato venduto poco tempo fa alla modica (e surreale) cifra di 1,6 milioni di euro.

Il “taorminese” soffre, non ce la fa, molla e lascia spazio a chi arriva da fuori: questo lo scenario da tempo in atto ed è un trend che si va consolidando. Fa paura il 2012 ma di più quello che potrà accadere da qui al 2016.

Preoccupa il quadro complessivo dell’esposizione finanziaria alla quale saranno chiamati a far fronte cittadini e operatori economici entro i prossimi tre – quattro anni. Allo stato odierno delle cose, vi sarebbe impegni in attesa di copertura per oltre 40 milioni di euro inerenti prestiti, mutui e finanziarie.

Analoghi numeri e identica situazione per i taorminesi in difficoltà nei confronti di Serit. Le congiunture estere e nazionali giustificano solo in parte il declino di una città che ha vissuto momenti di splendore e che tuttora avrebbe grandi potenzialità, ma sulla quale – mai come stavolta – rischia di calare il sipario.

Il rilancio, alle attuali condizioni, è una chimera in un paese che si è cullato troppo a lungo sugli “amarcord” e che ancora oggi preferisce chiudersi “a riccio” su stesso.

Altre realtà anche siciliane la crisi la stanno affrontando in modo incisivo: da queste parti persino la presa di coscienza del momento buio sembra quasi un peccato mortale. C’è una comunità, economica e sociale, le cui ambizioni di crescita vengono frenate e frustrate sul nascere da una gestione inadeguata e inconsistente della cosa pubblica.

A Taormina la crisi la si combatte col telecomando e la poltrona: accendiamo la tv e speriamo che al telegiornale annuncino il ritorno del bel tempo…  

L’economia di Taormina, intanto, è appesa a un filo. E stavolta la crisi quel filo si appresta a tagliarlo.

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