L’ex governatore siciliano spiega un anno a Rebibbia: ha perso oltre 30 chili e adesso non bacia più nessuno

Totò Cuffaro prima del carcere

È passato un anno. Un anno in cui Totò Cuffaro ha imparato a fare il detenuto. L’ex governatore si racconta proprio nelle ore del Santo Natale.

Il ricordo parte dal giorno del suo arresto, dal dramma delle manette che gli hanno “avvolto come un filo spinato il cuore” alla presa di coscienza che il “carcere va vissuto, perché devi reagire con la forza della fede”.

Cuffaro sta scontando sette anni per aver favorito la mafia. È un uomo diverso dal potente politico che abbiamo conosciuto. E non solo per gli oltre trenta chili persi. Racconta la sua vita a Rebibbia, dalle prime ore del mattino trascorse a fare jogging fino alla sera, quando un rotolo consumato di carta igienica indirizza la piccola luce sui libri per non disturbare i compagni di cella. Provato dal carcere, ma non fiaccato nello spirito, Cuffaro non ha perso la passione per la politica.

La sua analisi – racconta Live Sicilia – non fa sconti. Parla di Raffaele Lombardo e della maggioranza che lo appoggia, diversa da quella uscita dalle urne (“Quando non si fa quello che i siciliani ti hanno chiamato a fare non c’è rispetto per le Istituzioni”). Parla pure dell’inchiesta che ha visto coinvolto il suo successore. Lombardo ha avuto un trattamento giudiziario diverso? “Lo hanno detto altri illustri parlamentari di sinistra, non li contraddico. Ma sono contento che i siciliani non debbano rivivere l’onta che hanno vissuto per le mie vicende”. Immagina un grande futuro per Angelino Alfano, “un ragazzo bravissimo che è cresciuto molto”, e critica chi prende le distanze dal cuffarismo dopo averne condiviso il percorso: “Uno deve avere il coraggio di difendere la proprio storia”.

Già, il Cuffarismo. L’ex governatore non rinnega il suo modo di fare politica, ma ammette di avere commesso degli errori. Sa che in carcere sarà dura, lo conforta il fatto che fuori ad attenderlo ci sono i parenti e tanti amici. Nel frattempo studia giurisprudenza e scrive. Presto pubblicherà un suo libro. Il candore delle cornacchie, si intitola. Parla dei detenuti “che la giustizia ha imbrattato, proprio come gli uccelli, ma che in fondo conservano questo candore”.

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