Migliaia di chiamate ai chirurghi italiani. Monito del Ministro della Salute: “medici notifichino impianti Pip”

protesi sotto accusa

Sono ”decine di migliaia” le telefonate giunte ai chirurghi in tutta Italia, negli ultimi due giorni, da parte di donne che hanno un impianto di protesi mammaria, dopo l’allarme per la pericolosita’ delle protesi francesi “Pip”.

Lo afferma Giulio Basoccu, primario di Chirurgia plastica all’Istituto neurotraumatologico italiano (Ini) e membro della Societa’ italiana di chirurgia plastica ed estetica (Aicpe).

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi ha emanato, al termine della riunione del gruppo di lavoro sulle protesi al seno, un’ordinanza che obbliga strutture e professionisti che abbiano impiantato protesi P.I.P. di notificare all’autorita’ sanitaria regionale i dati relativi agli interventi nei quali sono state impiantate . Lo riferisce il ministero della Salute precisando, però, che ”non ci sono le premesse per creare allarmismi sulle protesi mammarie”, ribadendo quanto gia’ affermato dal Consiglio Superiore di Sanita’, cioe’ che ”non esistono prove di un legame tra le protesi P.I.P. (Poly Implant Prothese) e l’insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilita’ di rottura delle protesi” e aggiungendo che ”la valutazione di ogni aspetto di natura tecnico-specialistica va fatta caso per caso, coinvolgendo i medici specialisti”.

In Italia dal 2001 al 2010 sono stati effettuati, come risulta dalla banca dati del Ministero, 121.699 interventi di mammoplastica di ingrandimento e di ricostruzione totale della mammella. Nell’ambito della discussione tecnico-scientifica del Consiglio superiore di sanita’ – riferisce ancora il ministero – e’ stata avanzata un’ipotesi di stima percentuale di impianti effettuati con protesi P.I.P rispetto al totale pari al 3-4%.

In queste ore i Comandi dei carabinieri dei Nas di tutta Italia stanno effettuando verifiche presso i distributori di dispositivi medici per rintracciare i centri e i professionisti che potrebbero aver acquistato e utilizzato le protesi P.I.P. I carabinieri dei Nas hanno gia’ effettuato tra il mese di aprile e di giugno 2010 il monitoraggio in seguito alle disposizioni di sospensione dell’utilizzo di tali protesi sul territorio nazionale, sequestrando 138 protesi P.I.P. Inoltre, il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni di identificare tutte le strutture che hanno acquistato e utilizzato protesi P.I.P.

Rinnovando l’invito, a tutte le donne che hanno subito un impianto di protesi mammaria P.I.P. ”ad approfondire la loro situazione con il proprio medico curante e il chirurgo che ha effettuato l’operazione”, il ministero sottolinea che ”naturalmente i medici del Servizio sanitario nazionale sono fin d’ora immediatamente disponibili ad esaminare ogni richiesta di persone portatrici di protesi P.I.P., anche sulla scorta di una ponderata valutazione del rischio-beneficio e tenuto comunque conto della volonta’ della persona”.

Il gruppo di lavoro gia’ operante nell’ambito del Consiglio superiore di sanita’ si riunira’ nuovamente nei prossimi giorni per esaminare ed elaborare protocolli per la gestione clinica dei casi.

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