Ma stavolta il professore Monti si ferma a 257 sì: 24 in meno rispetto al primo voto di fiducia per il governo

Mario Monti ride, gli italiani no

Il Senato approva, il Presidente Napolitano firma. La manovra è legge: inizia la “fase due”.

Per il decreto “Salva (anzi..Stanga…) Italia”, il premier Monti incassa l’ok scontato dei due rami del Parlamento e afferma che ora il Paese può affrontare a “testa alta” la crisi gravissima che attanaglia l’Europa. Ma, soprattutto, forte di questa “grande prova di disciplina”, può intraprendere, con fiducia, un cammino di riforme.

Lega Nord e Idv confermano il loro no deciso alla manovra del governo dei tecnici, che però, forte dei numeri di una maggioranza bipartisan pressoché “bulgara” e di un decreto “salva Italia” blindato, ottiene l’ok con 257 sì e 41 no al Senato.

Ora si passa dunque alla tanto attesa fase due, fatta di riforme e sviluppo, come dice il premier Monti, a partire da mercato del lavoro, liberalizzazioni, crescita. Monti difende le misure contenute nella manovra, ne rivendica l’importanza, soprattutto per quella credibilità che ora l’Italia ha riconquistato, e indica la rotta che ora il Governo intende seguire. Una rotta su cui, assicura, lo sviluppo sarà la stella polare e l’azione portante dell’esecutivo.

Il presidente del Consiglio ha sottolineato che “la gestione dell’emergenza si poteva fare anche in modo molto più semplice”. Ma “il governo ha deciso come proprio obiettivo strategico quello della crescita e, pur nell’emergenza, ha deciso di destinare risorse importanti alle imprese e al lavoro stabile” e “l’aumento delle imposte necessario è stato immaginato per gravare meno sulla produzione e più sul patrimonio e la ricchezza”.

Nella ‘fase due’, in cima alle priorità del Governo c’è sicuramente il “tema chiave” della riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. L’esecutivo, annuncia Monti, definirà “un’agenda strutturata con le parti sociali”. Su questo fronte, infatti, “sarà necessario e possibile – spiega – procedere con le forze politche e sociali in modo diverso da quello finora usato perché il mercato del lavoro richiede, per sua natura, un maggior dialogo con le parti sociali, cosa che era meno necessaria nella definizione della manovra”. E, in particolare, sui tempi del fisco e delle pensioni.

Avanti anche con le liberalizzazioni, assicura ancora il Premier. Il governo lavorerà “con grande attenzione” su questo terreno così come su quello delle “agevolazioni fiscali a favore delle famiglie e delle imprese”. “Ora – spiega – dobbiamo avviare una fase organica e ben meditata di riforme, delle quali abbiamo messo i semi all’interno di questo decreto ma che vanno sviluppate con coraggio e sistematicità”.

Ancora una volta, Monti non ha nascosto e non minimizza la portata dei sacrifici “significativi” richiesti dalla manovra. Ma, ancora una volta, ricorda che questi “sono molto molto inferiori rispetto a quelli che avremmo dovuto sopportare senza questa azione di risanamento”. Quella del rigore, ribadisce il Premier, è una strada obbligata: “Non c’è crescita senza disciplina finanziaria e non c’è stabilità se i bilanci non sono in ordine”. E “l’Italia vuole rimanere un grande Paese industriale, ma senza il piombo di una situazione finanziaria che avrebbe minato alla base il Paese”.

Infine un richiamo all’Europa. La quale “deve perseguire obbiettivi di crescita, occupazione, coesione. Deve essere un’Europa più comunitaria” dove il rispetto di “regole stringenti deve anche renderla più solidale, più vicina ai cittadini”. “Non può essere né apparire fredda nei confronti della società civile”.

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