Due ordigni contro l’intelligence prima del previsto arrivo in paese degli osservatori della Lega Araba

gli attentati in Siria

Damasco sconvolta da un bagno di sangue. La capitale siriana è stata il teatro del duplice attentato compiuto stamani contro le sedi di due servizi di sicurezza in una delle zone più controllate della città. Il bilancio ufficiale è di 44 morti e 166 feriti.

Il regime ha immediatamente puntato il dito contro Al Qaeda, mentre l’opposizione ha addossato direttamente ad Assad la responsabilità degli attacchi, nell’ambito di una sorta di strategia della tensione.

L’attacco, secondo i media governativi portato a termine da due kamikaze e da altri terroristi – uno dei quali arrestato -, è avvenuto poche ore dopo l’arrivo nella capitale siriana della prima squadra di osservatori arabi incaricati di preparare il terreno all’intera missione della Lega Araba.

A differenza dei vicini Libano e Iraq, la Siria è raramente teatro di attentati kamikaze, ma l’attacco odierno si inserisce in un contesto di forte tensione nel Paese scosso da dieci mesi di proteste anti-regime, soffocate da una sanguinosa repressione (oltre 5.000 uccisi secondo l’Onu) e sfociate da settimane in una rivolta armata attiva in alcune regioni, come quelle di Homs, Daraa e Idlib.

Anche oggi, come ormai ogni venerdì, giorno di preghiera comunitaria islamica, si sono svolte manifestazioni di protesta in varie località del Paese indette con lo slogan “Venerdì del protocollo della morte”, in riferimento al protocollo, firmato nei giorni scorsi tra Lega Araba e Siria, per la definizione della missione di osservatori arabi. Dall’arrivo, ieri, dell’avanguardia di osservatori, fino a stasera, si contano sul terreno, secondo il bilancio dettagliato dei Comitati di coordinamento locale degli attivisti, 56 civili uccisi dalle forze lealiste, per lo più nella regione centrale di Homs. Solo da stamani 13 civili sono morti nella repressione in corso negli epicentri della rivolta.

La tv di Stato ha riportato la ricostruzione ufficiale del duplice attentato odierno, avvenuto nei pressi della rotonda di Kafar Suse e poco lontano dalla sede delle Dogane, nel centro moderno di Damasco: un primo kamikaze a bordo di un’autobomba si Š lanciato contro la sede della Sezione locale (Faraa Mintaqa) dell’Intelligence militare, dove secondo attivisti sono rinchiusi centinaia di civili arrestati durante la repressione.

Sempre secondo la ricostruzione ufficiale, allertati dalla prima esplosione gli agenti di guardia al super fortificato quartier generale della Sicurezza di Stato (Amn ad Dawla) sono usciti dall’ingresso principale e sono stati allora investiti dalla deflagrazione della seconda autobomba. La tv governativa ha mostrato le immagini del luogo degli attacchi: macerie e numerosi brandelli umani sull’asfalto e sui sedili delle auto distrutte.

«È un giorno triste per la Siria», ha detto il portavoce del ministero degli esteri siriano Jihad Maqdisi. «Più la Siria coopera e si adopera per le riforme, più viene colpita dai terroristi che vogliono sabotare la volontà di cambiamento». Maqdisi ha ricordato che nei giorni scorsi le autorit… del vicino Libano avevano avvertito dell’infiltrazione di miliziani di al Qaida in Siria, tramite il corridoio sunnita dell’Aarsal, nella valle orientale della Bekaa. «Dalle caratteristiche dell’attacco, è ovvio che la matrice è Al Qaeda».

Il riferimento all’internazionale del terrore era stato fatto dalla tv di Stato, circa un minuto dopo aver riferito la prima notizia dell’attentato. Ma per i militari siriani che si sono uniti ai civili in rivolta, gli attentati di Kafar Susa «sono opera del regime per dimostrare alla Lega Araba che stanno combattendo contro i terroristi». Il Consiglio nazionale siriano, principale piattaforma di oppositori all’estero di cui fanno parte anche gli attivisti dei Comitati locali, afferma dal canto suo che «il regime ha voluto mandare un messaggio di avvertimento agli osservatori, affinch‚ non si avvicinino ai centri di sicurezza».

E se l’Italia si è detta «fortemente preoccupata», gli Stati Uniti hanno condannato «con la massima forza» gli attentati, ribadendo che «non esistono giustificazioni per il terrorismo di alcun tipo. Gli attacchi – ha detto un portavoce della Casa Bianca – non devono per• impedire il lavoro degli osservatori della Lega Araba». Gli stessi Usa sono stati poi accusati dal movimento sciita Hezbollah di essere dietro agli attentati di Damasco nell’ambito della loro «politica asservita agli interessi sionisti».

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