Manifestanti in Vaticano con la foto di Emanuela ma Ratzinger li ignora. Il fratello: “speravo in una parola”

Pietro Orlandi e i manifestanti in Vaticano

Un folto gruppo di persone si e’ radunato lo scorso 18 dicembre in Piazza San Pietro, sotto la finestra da cui il Papa ha recitato l’Angelus. Non erano i “soliti” fedeli. In mano la foto di una ragazza di nome Emanuela: quell’adolescente con la fascetta sulla fronte che tutta l’Italia conosce ormai dal lontano 1983.

L’ennesimo gesto simbolico per ricordare che la scomparsa di Emanuela Orlandi attende ancora una risposta: da tanto-troppo tempo. A guidare la piccola folla, c’era Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana svanita nel nulla il 22 giugno 1983.

Mentre il Papa parlava, Pietro ha tenuto lo sguardo fisso su Benedetto XVI, aspettando una parola che però non e’ arrivata. In piazza, col manifesto di Emanuela in mano, c’era anche la conduttrice di Chi l’ha visto, Federica Sciarelli.

Ratzinger tace, elude l’appello senza neppure degnarlo di attenzione e nega persino quel senso dovuto di umanità verso chi aspetta una risposta dal lontano 1983. E’ un argomento spinoso che simboleggia il più inquietante mistero e l’omertà più vile, che pesa come un macigno sull’immagine e la credibilità del Vaticano.

”Sono deluso: hanno perso una grande occasione per riscattare 28 anni di silenzi e omerta”, ha detto a caldo, quando la finestra dell’appartamento papale si e’ richiusa. Le persone che erano con lui avevano appena finito di scandire a gran voce e ripetutamente il nome di Emanuela. A meta’ ottobre Pietro ha rivolto al Papa un appello-petizione per chiedere ”verità e giustizia” sulla vicenda di sua sorella, invitando chi volesse aderirvi a scrivere a emanuela@libero.it.

A quell’indirizzo sono arrivate oltre 45 mila mail. Il 9 dicembre Pietro ha consegnato quell’appello nelle mani del segretario particolare di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, con il quale ha avuto un colloquio. E questa mattina chi insieme lui e’ andato in piazza S.Pietro, aveva con se’ oltre alla foto di Emanuela, anche il testo dell’appello e un foglio con 10 domande sui misteri del caso Orlandi.

Domande che chiamano in causa il Vaticano, lo Stato italiano, la banda della Magliana, la Procura di Roma, i Servizi, tutti i soggetti che le corso degli anni sono entrati in questa storia. Una storia rimasta bene impressa nella memoria degli italiani. L’incipit di molte delle mail arrivate a Pietro in questi mesi lo prova chiaramente: ”Avevo 13 anni quando sua sorella e’ scomparsa…”. ”Avevo 32 anni quando sentii la notizia…”.

Tra chi ha aderito ci sono anche personaggi noti, come Dario Fo e Franca Rame, e diversi sacerdoti. ”Sostengo con fermezza la richiesta di trasparenza all’interno della Chiesa per la Sua credibilita’ stessa”, scrive un missionario. Pietro spera che il Papa prossimamente possa dire qualcosa che aiuti a ”rompere il muro di omerta’ che c’e’ nello Stato italiano e in quello Vaticano. La verità evidentemente da’ ancora fastidio a qualcuno”. Tra Italia e Vaticano, aggiunge, ”ci vuole collaborazione. Invece la collaborazione c’e’ stata per insabbiare”.

In questa, ennesima, vigilia di Natale tristemente identica agli anni precedenti, pero’ un piccolo appello per Emanuela tra le mura vaticane c’e’ stato. Nella chiesa di S.Anna, che la ragazza frequentava, alla messa delle 10, durante la preghiera dei fedeli una donna, che era un’amica di Emanuela, ha espresso una sua personale intenzione.

”Ogni tanto – ha detto – mi sembra di vederti seduta qui in Chiesa al secondo banco con i lunghi capelli neri. Invece non ci sei. Ti hanno tolto la felicità e la possibilita’ di diventare una donna”.

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