Faccia a faccia di 2 ore tra l’ex capitano dell’Atalanta e il giudice di Cremona. La Procura: sì ai domiciliari

Cristiano Doni

«Ha ammesso quasi tutte le accuse contenute nel capo d’imputazione»: così dopo quasi due ore di interrogatorio, il gip Guido Salvini ha sintetizzato il faccia a faccia con Cristiano Doni, interrogato venerdì pomeriggio nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse.

Il capitano dell’Atalanta avrebbe confessato le sue responsabilità nella combine dell’incontro Atalanta-Piacenza, vinto per 3 a 0 dai bergamaschi, avrebbe fatto cenni generici sul pareggio concordato con l’Ascoli mentre ha riferito di essere del tutto all’oscuro di accordi per il pareggio con il Padova.

Si tratta comunque di un momento cruciale nell’inchiesta: Doni era il personaggio più in vista tra gli indagati anche se alla luce proprio dell’interrogatorio di oggi non avrebbe recitato un ruolo centrale nell’intera trama dell’inchiesta che riguarda incontro di calcio pilotati in mezza Europa. «Il quadro complessivo indiziario ne esce rafforzato» ha aggiunto il giudice.

Durante l’interrogatorio Doni è apparso rassegnato e abbattuto: «È dispiaciuto per la squadra, per i tifosi e per la famiglia» ha riferito il suo difensore avvocato Salvatore Pino. Particolare importante nel corso del faccia a faccia il giocatore avrebbe escluso qualsiasi responsabilità da parte dell’Atalanta: il club sarebbe insomma estraneo a qualunque tentativo di corruzione sportiva.

Gli avvocati hanno già presentato richiesta di arresti domiciliari. Il procuratore della Repubblica di Cremona Roberto Di Martino ha dato parere favorevole a tornare a casa già per Natale oltre che per il capitano dell’Atalanta, anche per l’ex preparatore atletico dei portieri del Ravenna, Nicola Santoni, per l’amico e socio in affari di Doni, Antonio Benfenati e per il calciatore Filippo Carobbio.

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